GOLPE BIANCO a Napoli.
Forse profittando della calura che da un mese, con ogni probabilità, ottenebra le menti a Palazzo San Giacomo, storica sede del Comune partenopeo.
Pochi giorni fa, infatti, la Giunta ha approvato una ‘storica’ delibera sull’acqua pubblica, modificando in modo sostanziale la denominazione della società da ‘ABC – Acqua Bene Comune’, in ‘Acqua Bene Comune Napoli SPA società benefit’.
Un cambiamento epocale, passato però totalmente sottotraccia, oscurato dai media, negli ultimi anni sempre più genuflessi al potere a in perfetto grado di autocensurarsi.
Il sindaco di Napoli, il PD che più trasversale non si può, Gaetano Manfredi, magnifica “il grande percorso di valore civile per garantire la gestione in house e la tutela del bene comune”.
Parole che più false non si può, e che non hanno il minimo rispetto dei cittadini e dei loro sacrosanti diritti. Come – in via prioritaria – quello ad una risorsa fondamentale (lo vediamo in questi giorni di tremenda siccità) quale l’acqua, il bene pubblico più prezioso, come sancito dal referendum stravinto nel 2011 con ben 27 milioni dì SI all’ACQUA come BENE PUBBLICO.
Il blitz di fine luglio (il 26 luglio, per la precisione) ribalta totalmente tale logica: aprendo, di fatto, la strada alla privatizzazione dell’acqua pubblica, dando vita ad una SPA, che come tutti sanno va sul mercato e le cui azioni possono essere comprate da qualunque privato o soggetto giuridico, fino ad accaparrarsi la maggioranza delle azioni.
E’ entrato in pompa magna, a Palazzo San Giacomo, un perfetto Cavallo di Troia, per la regia del super sindaco Manfredi. Il quale ha avuto anche la fantasia di pensare – per addolcire la pillola – alla paroletta magica ‘benefit’, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi del popolo bue.
Ma la sostanza non cambia di un virgola. Manfredi e la sua band (o gang) in Giunta vogliono a tutti i costi la SPA, per far entrare a vele spiegate gli amati ‘privati’ che – come è tante, troppe volte successo a Napoli – hanno portato solo a profitti per pochi e al crac pubblico. La BagnoliFutura story docet, con un catastrofico fallimento costato circa 300 milioni alle casse pubbliche e senza che la situazione, nell’area ex Italsider, sia migliorata di un millesimo; anzi, nella zona il tasso d’inquinamento è addirittura poi cresciuto,
Torniamo all’Operazione Acqua studiata a Palazzo San Giacomo.
Il provvedimento, in sostanza, mira a modificare totalmente la natura giuridica dell’azienda idrica napoletana, mantenendo solo formalmente la sua natura pubblica, ma introducendo il modello di ‘SPA’ Benefit. La seconda parola, come detto, è sotto una spolverata di cipria per celare la vera realtà dei fatti: porte aperte ai privati. Lo stesso provvedimento dovrà aver valore ed efficacia – secondo i voleri dei Soloni di Palazzo San Giacomo – fino al 2080. Avete letto bene: più di mezzo secolo!
C’è però un ostacolo non da poco da superare. Ossia una recentissima sentenza del TAR, proprio in materia di acque pubbliche, e proprio in Campania, per la precisione a Caserta. Neanche un ventina di giorni prima del provvedimento di Palazzo San Giacomo, il TAR della Campania ha infatti annullato l’affidamento in house del servizio idrico del distretto di Caserta. Si tratta del medesimo progetto griffato Manfredi.
Tutto era partito da un ricorso all’Antitrust, secondo cui l’affidamento diretto del servizio pubblico, senza alcuna gara, è una palese violazione delle norme sulla concorrenza.
Ora il progetto Manfredi rischia di sbattere sugli stessi scogli. Comunque, è presto previsto il voto del Consiglio comunale che dovrà decidere se approvare o bocciare il piano di privatizzazione dell’acqua a Napoli.
I movimenti, le associazioni, i gruppi però non ci stanno. In prima fila lo storico padre Alex Zanotelli e lo storico padre della riforma del 2011 che – sulla scia referendaria – abolì il vecchio carrozzone dell’ARIN (Azienda Risorse Idriche Napoli) e diede vita ad ABC, Alberto Lucarelli, assessore alle risorse idriche e ai beni pubblici nella giunta guidata da Luigi de Magistris.
Ecco le sue infuocate parole. “Nel momento in cui si passa da un soggetto pubblico ad una SPA cambia totalmente lo scenario giuridico, si entra in una sfera regolamentata dal diritto privato, ma soprattutto si entra in una logica mercantile. Tutto diventa più flessibile, si gioca a fare i privati con strutture pubbliche. Si entra in un mondo oscuro: l’esatto contrario delle trasparenza, del confronto pubblico, proprio del regime pubblicista”.
Prosegue con vigore, Lucarelli: “Non si tratta di un bene pubblico qualsiasi, ma di una risorsa unica come l’acqua: significa gestirlo con una governance aperta ai comitati, ai movimenti, alle associazioni, ai cittadini, ai lavoratori”.
E conclude in modo netto: “Stanno privatizzando la città, gli spazi pubblici, l’edilizia pubblica. Il progetto su Bagnoli legato all’America’s Cup è un faraonico progetto di privatizzazione: questo è il modello. Il ‘Patto per Napoli’ è un patto diabolico…”.
E’ da anni che sulla Voce stiamo dettagliando e denunciando gli scempi perpetrati dal sindaco Manfredi e dalla sua giunta sulla pelle dei napoletani e sulle macerie cittadine. Per ritrovare inchieste a iosa basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare GAETANO MANFREDI per ritrovarle. Ecco, ad esempio l’ultima, messa in rete il 23 febbraio 2026
LUIGI DI MAIO & GAETANO MANFREDI / MOLTO ATTENTI A QUEI DUE
Ma a quanto pare ‘O Sindaco se ne frega e va avanti. Forte di un ferro consenso bipartisan, che va dalla Meloni (via Bagnoli) fino ai 5 Stelle, che uniti e compatti lo hanno votato un paio d’anni fa super sindaco d’Italia, proclamandolo al vertice dell’Associazione Nazionale Comuni d’Italia (ANCI).
E sullo sfondo campeggia la dirty story dei soldi pubblici scippati (750 mila euro, non una bazzecola) quando era Rettore Magnifico dell’Università Federico II di Napoli. Soldi derivanti da ricche consulenze prestate all’epoca: e ammesse, tanto che per evitare il processo ‘O Sindaco ha preferito patteggiare davanti alla Corte dei Conti e pagare un terzo della somma, quasi 250 mila euro.
Non dovrebbe neanche amministrare un condominio, Manfredi. E invece si trova tra le mani il timone della terza città d’Italia….
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.


























