Non ci sono più Gino Paoli, Ornella Vanoni, Peppino di Capri. L’Italia li ha persi con dolore e sentita partecipazione. Ora la morte di Guccini e la mobilitazione convinta, solidale di giornali e media radiotelevisivi nel raccontarlo. Ieri sera quasi l’intera la prima metà del Tg3 delle 19 lo ha con riflessioni, interviste, frammenti delle sue canzoni. Ma è solo un esempio dell’attenzione per l’evento a cui non si è sottratto neppure il Parlamento eccezionalmente bipartisan. Questa mattina, tra le decine di testate, l’omaggio di ‘La Repubblica: dieci pagine, a partire dalla prima, con il racconto commosso e il sentito rimpianto per il poeta scomparso. È purtroppo vero. Spesso si riconosce la grandezza di personaggi speciali (scrittori, artisti, politici) dopo la loro morte e lo ha confermato la scomparsa di Guccini. In vita alla sua alta qualità di autore, distante dal “mercato” della musica cosiddetta leggera, ha risposto la minoranza elitaria di “premio Tenco” e sporadicamente la stampa di sinistra. Le dieci pagine del quotidiano fondato da Scalfari, che oserei definire ‘eccessive’, lo straordinario spazio editoriale di radio e televisioni riservato alla morte di Guccini, somigliano molto a un risarcimento per pregressa sottovalutazione, imposta dal mercato discografico molto poco interessato alla musica che non coniughi ostinatamente cuore-amore con i ritmi ossessivi del rap. Prima di Guccini hanno subito il discrimine Pierangelo Bertoli e il suo poetare con coinvolgente maestria di cantautore politicamente esplicito. Sue, in egual misura, musicalità travolgente e geniali invenzioni di testi contemporaneamente di protesta, denuncia e struggente autobiografia. Bertoli se n’è andato con il sottofondo iconico di “Canterò le mie canzoni per la strada…ed affronterò la vita a muso duro… e non so se avrò gli amici a farmi il coro, o soltanto volti sconosciuti…Dalla sedia a rotelle dove l’ha inchiodato la poliomielite ha vissuto con determinazione ineguagliata la sua impegnata creatività, consapevole di subire la disattenzione di un mondo di balordi che credono nella perfezione di umani alti, biondi, con gli occhi azzurri e fisico atletico. Bertoli, come Guccini ha dialogato con un pubblico d’élite, con la minoranza culturale che ha contrapposto a “Mi scappa la pipì, papà” i racconti di Ivan Della Mea, “Contessa” di Pietrangeli, “Il disertore” (Mannoia, Paoli, Fossati) del francese Vian, “C’era una ragazzo che come me…”di Morandi , “Mettete dei fiori nei vostri cannoni…” dei Giganti, le proposte musicali di De André, Gaber, Piero Pilù. La riflessione giustifica, forse, la riserva sugli eccessi di ampiezza assegnati alla sua scomparsa anche da chi abitualmente gli ha preferito gran parte della scadente musica leggera contemporanea.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.























