SONORO SOTTOSILENZIO

Solo perché lo impone la serietà professionale non contestiamo (pur considerandola una ‘furbata’ da legulei priva di fondamento) la motivazione del Parlamento che impedisce di conoscere le chiacchierate telefoniche a conferma dell’intreccio di interessi di Delmastro, vice ministro “amicissimo” della Meloni, con il socio in affari Caroccia, accusato di essere portavoce del clan mafioso Senese. Il pass del Parlamento alla divulgazione è stato negato conferma la pericolosità di quelle chat per la destra meloniana. Non fosse così, perché ‘segretarle’ se utili alle indagini su Caroccia e sulla società di Delmastro stipulata con la figlia diciottenne del ristoratore romano? Per legittimare lo scandaloso voto, che impedisce di rendere noto il contenuto dei dialoghi tra i due soggetti, la destra è ricorsa al cavillo giudiziario dell’omissione commessa dai magistrati per non aver ristretto i confini temporali delle chat da utilizzare al caso Caroccia non aver escluso contenuti precedenti estranei alla vicenda del sodalizio del sottosegretario ed esponenti piemontesi di Fratelli d’Italia con la “bisteccheria”. Nulla avrebbe impedito alla commissione parlamentare di limitare la visibilità al periodo oggetto dell’inchiesta. E invece chat blindate, stop alla magistratura, con la fuga dalla responsabilità di un rapporto ‘tossico’ dell’ex alter ego di Nordio già condannato per rivelazione di segreto d’ufficio al capogruppo Donzelli di Fratelli d’Italia di conversazioni non rivelabili avvenute durante l’ora d’aria nel carcere di Sassari tra l’anarchico Alfredo Cospito e detenuti affiliati alle mafie camorra e alla ‘ndrangheta. L’importanza delle conversazioni telefoniche non è in discussione: Mauro Caroccia e la figlia Miriam hanno dichiarato che i rapporti con “i soci piemontesi” (Fratelli d’Italia) del ristorante erano sono stati confermati con una telefonata sulla gestione del ristorante, al cui partecipava Delmastro. Il ristoratore per la sua difesa ha chiesto, inascoltato, di rendere note le chat per ricostruire le modalità di costituzione, finanziamento e gestione della società, per accertare la provenienza delle somme investite, la destinazione dei profitti, per chiarire le ipotesi di reato. Negando la divulgazione Fratelli d’Italia e la Meloni ostacolano il lavoro della Procura di Roma, l’indagine contro la criminalità organizzata. Perché proteggere la corrispondenza di un parlamentare con un prestanome della camorra e sua figlia e macchiare l’immagine di un governo che si spaccia come pronto “a qualunque cosa” pur di aiutare i magistrati a combattere la criminalità organizzata? Paura! Paura di quello che rivelerebbe.


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