GIALLO MORO / ALTRE DUE INCHIESTE GIUDIZIARIE. DOPO QUASI 50 ANNI…

A quasi mezzo secolo dal rapimento e poi dall’uccisione di Aldo Moro, c’è ancora si aprono indagini per scoprire misteriose, ulteriori figure tra le fila dei brigatisti.

Quando ormai da quasi 20 anni la verità ‘storica’ è sotto la luce del sole: almeno per chi ‘vuole’ vederla.

Ad eseguire il rapimento fu un commando BR, eterodiretto dalla CIA; che poi ha fatto addirittura inserire un suo agente, Steve Pieczenick, nel Comitato di crisi istituito dall’allora ministro degli Interni Francesco Cossiga.

Prospero. Gallinari. Sopra, Aldo Moro prigioniero delle Brigate Rosse

Non basta. Perché nelle Bierre c’erano due infiltrati speciali: il ‘telefonista’ Valerio Morucci – come la Voce ha più volte documentato e denunciato – e Prospero Gallinari, che nella sua latitanza venne ospitato da un alto ufficiale dell’aeronautica griffato NATO.

Più di così…

Eppure, ora si aprono due filoni d’inchiesta, affidati al gip capitolino Giuseppe Patrono. Melius abundare

Vediamo qualche dettaglio in più sull’eterna story giudiziaria del giallo Moro.

Un filone è stato riaperto dopo un esposto presentato dai legali dell’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, uno dei componenti della scorta ucciso nell’agguato di via Fani il 16 marzo 1978: i quali chiedono di verificare la presenza di un uomo non ancora identificato sulla scena del crimine; di eseguire nuove perizie balistiche; di accertare infine se ci fossero altre presenze su quella stessa scena.

Gli avvocati del maresciallo Ricci, in particolare, fanno riferimento a quanto acquisito dalla Commissione Antimafia nel 2018, ma a loro parere poi non approfondito in via giudiziaria. Negli atti della Commissione, infatti, si parlava di “evenienza di ‘terze presenze’ sia sul luogo dell’agguato che nelle successive fasi di gestione e conclusione del sequestro”.

In particolare – veniva accennato in quei documenti – in via Fani potrebbe esserci stato un uomo finora non identificato, armato di mitra modello ‘zerbino’, con un passamontagna, forse a bordo di un’Honda di grossa cilindrata. Per la precisione, un soggetto “alto, atletico, armato di mitra e con un passamontagna nero attraversato da una striscia rossa”. 

La strage di Via Fani

Tale soggetto, secondo la ricostruzione dei legali del maresciallo, “avrebbe dapprima sparato alcuni colpi contro la Fiat 130 e l’Alfetta nascosto dietro la 127 rossa e la Mini Cooper verde posta sul lato sinistro di via Fani, per poi spostarsi verso la 128 bianca posta dietro l’Alfetta e da quella postazione retrostante avrebbe fatto fuoco, probabilmente abbassandosi, contro gli agenti Zizzi e Iozzino”.

Patrone ha chiesto 6 mesi per portare avanti le indagini.

Passiamo all’altro filone che vede di nuova in pista il bierre Prospero Gallinari. Sul cui ruolo e sui cui legami lo stesso Patrone ha deciso di svolgere “ulteriori accertamenti”. In particolare vuole concentrare le indagini su due elementi: la fuga dal carcere, avvenuta con il probabile coinvolgimento dei Servizi Segreti; e il periodo della latitanza.

Secondo quanto accertato dalla Commissione d’inchiesta sul caso Moro presieduta nel 2018 dall’ex Dc e poi Pd Giuseppe Fioroni, nel 1978 Gallinari trovò ospitalità clandestina presso l’abitazione di un alto ufficiale dell’Aeronautica, Fabio Milioni, il quale aveva ‘qualifiche di segretezza Nato’. In seguito, lo stesso Gallinari fu ospitato da una singolare coppia: lei una femminista accesa, lui un ufficiale delle forze armate dalle ‘ampie vedute’, il tutto grazie alla fattiva intermediazione di Valerio Morucci e Adriana Faranda, due pezzi grossi delle BR.

Servizi italiani & statunitensi, quindi, a tutto campo nel giallo Moro.

Abbiamo detto all’inizio di Morucci, il ‘telefonista’. Il quale, dopo il breve periodo di detenzione, una volta libero si diede alla carriera di ‘opinionista’, collaborando ad una rivista, ‘Theorema’, promossa proprio dai Servizi e su cui scriveva – per par condicio – un ex esponente di Ordine Nuovo, Loris Facchinetti.

Ma il protagonista numero uno per ‘risolvere’ il caso, proprio con la morte dello statista Dc tanto indigesto agli Usa (per via del compromesso storico con il Pci di Enrico Berlinguer), fu Steve Pieczenick. Il quale vuotò il sacco e raccontò tutta la connection, per filo e per segno, a Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato, autori nel 2008 di ‘Doveva Morire’. Ed anche al giornalista francese Emmanuel Amara, che firmò “Abbiamo ucciso Aldo Moro – Dopo 30 anni un protagonista esce dall’ombra”.

La Voce ha scritto e pubblicato un mare di pezzi sul caso Moro, basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare ALDO MORO per ritrovarli.

Ecco comunque gli ultimi tre.

E’ del 16 marzo 2026

ALDO MORO / NESSUNA VERITA’, A QUASI MEZZO SECOLO

 

Del 6 ottobre 2025

ALDO MORO / PER LA CIA “DOVEVA MORIRE”. E ANCHE PER IL MOSSAD

 

Dell’8 gennaio 2024

ALDO MORO / “DOVEVA MORIRE”, OGGI REPORT SCOPRE (E MALE) L’ACQUA CALDA


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