Trump ha partecipato alla consueta cena dei corrispondenti, tra battute e insulti, indossando il suo iconico cappellino rosso, che per lui è una specie di elmetto militare, annunciando la sua intenzione di candidarsi per un terzo mandato. Parlava sul serio? Difficile dirlo se si considera che è espressamente proibito dal 22° emendamento della Costituzione americana. Ma si sa che per Trump non esistono né leggi né tantomeno Costituzioni che non si possano cambiare a suo uso e consumo “con le buone o con le cattive”. Il discorso era stato annunciato promettendo clamorose rivelazioni. Ma non c’è voluto molto per capire che voleva parlare delle prossime elezioni. Ma attenzione, non quelle di midterm che si terranno a novembre, ma delle presidenziali del ‘28.
È un refrain senza fine, Trump comincia a mettere fin da ora le mani avanti e denuncia con largo anticipo brogli elettorali. Lo fa prima delle elezioni con l’evidente intenzione di scatenare in caso di sconfitta i suoi fanatici sostenitori più violenti. Gli stessi assatanati MAGA che già una volta hanno tentato il colpo di stato con l’assalto a Capitol Hill. Afferma infatti che il sistema elettorale americano è molto vulnerabile ai brogli con l’intento di minare la fiducia degli americani nelle regole di accesso al voto. Il sistema quindi potrebbe indebolirsi e diventare più vulnerabile a eventuali influenze dall’esterno. Non dice che era già accaduto qualcosa del genere, proprio in occasione della sua prima elezione presidenziale contro la candidata democratica Hillary Clinton, da lui sconfitta quando tutti i sondaggi di voto la davano vincente. Il discorso del presidente era stato annunciato via Truth con la promessa di rivelazioni clamorose e lo ha fatto riuscendo in uno dei suoi paradossi più incredibili, “denunciare brogli elettorali prima che avvengano”. Pensa probabilmente non alle elezioni di midterm, ma alle presidenziali che lo riguarderanno direttamente.
Da oltre sei anni il Presidente sostiene di aver vinto anche le elezioni contro Biden, ha intentato decine di cause ma è stato sempre smentito da altrettante sentenze che hanno respinto le risibili tesi MAGA. Ma ha comunque seminato dubbi e risentimenti popolari. Negli Stati Uniti non sono pochi coloro che credono ciecamente alla sua versione. È questa la forza su cui continua a fare leva Trump che in questo discorso, durato poco meno di trenta minuti, ha di fatto riproposto le sue solite verità.
“Stasera – ha detto – annuncio una vulnerabilità sconcertante della nostra infrastruttura elettorale. Il nostro sistema elettorale è pericolosamente esposto ad attacchi informatici e allo sfruttamento di nostre falle a interferenze straniere; altrettanto inquietante è il fatto che, per molti anni, queste informazioni vitali siano state insabbiate”. E lui questo lo sa molto bene. Sono infatti state provate le interferenze di hacker russi contro la Clinton nelle elezioni del 2020 vinte da Trump.
Il presidente ora denuncia che la Cina si sarebbe resa responsabile di una grossa frode per colpire il sistema elettorale americano. Ciò a suo dire, che era alla Casa Bianca quando nel 2020, furono insabbiate le indagini, nascondendone gli esiti persino ai vertici dell’amministrazione. Trump ha chiesto ora ai servizi americani, e alla FBI, di aprire una nuova indagine per punire i responsabili. La Cina, naturalmente, nega tutto anche perché mancano appena due mesi alla visita di Xi Jinping negli Stati Uniti.
I documenti su quelle elezioni presidenziali sono ora freneticamente consultati dai giornalisti americani, ma ad un primo sguardo sembrano contenere solo informazioni già ampiamente note alla stessa stampa. Ma Trump li ha presentati in maniera distorta dando per acclarate circostanze rispetto alle quali l’intelligence è stata molto più cauta, oppure sposando le tesi a lui più favorevoli nel dibattito ancora aperto nel mondo degli analisti.
Che attori esterni (Cina, Russia, Iran) cerchino di orientare le scelte degli americani si sapeva da tempo. La loro arma è la disinformazione via social. Non si tratterebbe quindi di agire cambiando il risultato del voto già espresso, quanto di manipolare l’opinione pubblica … prima ancora di andare alle urne.
La tesi di Trump è che la Cina avrebbe sottratto (leggi: rubato) i dati di 220 milioni di elettori, ma la verità è che si tratta di informazioni pubbliche e accessibili, di cui era già ampiamente noto l’interesse di Pechino.
A supporto delle sue tesi complottiste Trump cita una vecchia denuncia di brogli presentata in Michigan. L’episodio riguardava un funzionario che aveva segnalato irregolarità; le successive indagini avevano però escluso la possibilità che possano essere stati espressi voti fraudolenti. Il caso, in realtà, viene spesso presentato proprio come una prova del fatto che il sistema funziona.
Ma la cosa che più interessa Trump è la notizia che il Dipartimento della Homeland Security, avrebbe scoperto i nomi di 278.000 stranieri iscritti nelle liste elettorali pur non essendo cittadini regolari. Il Presidente ha sparato ad alzo zero contro tre dei suoi bersagli preferiti:
- le voting machine, anche se nessun accertamento ha mai dimostrato che queste siano effettivamente vulnerabili ai brogli;
- il voto per posta, anche se molti repubblicani dissentono e fanno notare che eliminarlo penalizzerebbe anche loro;
- le emittenti televisive, e in particolare quelle che hanno deciso di non trasmettere il discorso, nonostante il fatto che in passato avevano già esercitato il loro diritto di negare spazio al Presidente anche con Obama e Biden.
Trump se l’è presa, infine, anche con i parlamentari, e non solo con quelli democratici. Trump vorrebbe a tutti i costi che il Congresso voti il Save America Act, cioè il provvedimento – ancora fermo al Senato – che contiene le nuove regole di accesso al voto elaborate dal suo staff. “Se non volete votarlo è perché volete barare”, ha tagliato corto. Molte delle questioni affrontate, in realtà, non verrebbero risolte dalla legge a cui tiene tanto, anche se fosse approvata.
Secondo i democratici la Casa Bianca intende distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti (vi ricorda qualcosa questa manovra?), e cerca un pretesto per eventualmente intervenire sull’esito delle prossime elezioni. Molti repubblicani avrebbero preferito che il Presidente si concentrasse sull’economia per rivendicare quelli che considerano i successi di questa amministrazione di fronte a un pubblico angustiato da conti e spese. Trump ha concesso su questi temi giusto qualche minuto in apertura del suo intervento … poi è subito andato oltre.
Da qui al midterm e oltre chissà quante ne sentiremo ancora.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.























