ANDREA PIRLO / L’UNICO CHE ‘NON C’AZZECCA’ NELLA SCENEGGIATA MUNDIAL

Ennesima figuraccia Mundial dell’Italia pallonara.

Tutto in 48 ore, come dentro un thriller de noantri. Scelto, candidato, praticamente nominato e immediatamente silurato: la più breve story mai vista al mondo di un allenatore su una panchina che più kafkiana (la story e la panchina) non si può.

Stiamo parlando della panchina più bollente d’Italia, quella di CT della nazionale; e di Andrea Pirlo, il più grande centrocampista degli anni 2000, oggi finito nello tsunami delle polemiche per una clamorosa, inspiegabile ‘svista’ una volta tanto non arbitrale, ma dei freschi vertici della Federcalcio.

Sarebbe infatti bastato sfogliare una semplice rassegna stampa per evitare l’autogol del secolo, protagonista del tutto involontario Pirlo, la vera vittima della penosa sceneggiata.

 

BASTAVA SFOGLIARE I GIORNALI…

Ci riferiamo ad un articolo pubblicato su ‘The Guardian’, non un foglietto di periferia ma il più autorevole quotidiano britannico. Ebbene, un articolo pubblicato appena un paio di mesi fa, lo scorso maggio, raccontava d’un viaggio a Mosca di due nostri campioni, vincitori del Mundial in Germania di 20 anni fa esatti, ossia Pirlo e Marco Materazzi. L’occasione era data da un festival dedicato alle imprese del calcio italiano, organizzato da FONBET, una importante società russa di scommesse.

Tra gli azionisti di Fonbet figura Sergey Lomakin, proprietario dello United FC di Dubai, la squadra che Pirlo allena da un anno esatto, prima della chiamata azzurra. La collaborazione tra Pirlo e Fonbet è stata siglata ufficialmente lo scorso ottobre, quando il grande ex centrocampista di Milan e Juve è stato scelto come ‘global ambassador’ del brand. Nessun sotterfugio, tutto alla luce del sole.

Un manifesto di Fonbet. Sopra, Andrea Pirlo

Ma ecco che si scatena lo tsunami. Perché vista l’aria che tira contro tutto ciò che è russo, ovviamente la circostanza salta fuori ed è il motivo ‘ottimo e abbondante’ – come avrebbe colorito ‘o Pm Tonino Di Pietro – per far marcia indietro, revocare la nomina praticamente fatta e tornare punto a capo.

Se motivo c’era, si trattava del conflitto d’interesse tra una società di scommesse e il ruolo di allenatore, di tutta evidenza incompatibili. Ma ovviamente il fatto che la società fosse russa ha gettato ettolitri di benzina sul fuoco delle polemiche.

Sorgono spontanee un paio di domande terra terra.

Ma cosa ci voleva a conoscere cosa ha fatto Pirlo nell’ultimo anno? Bastava leggere una minima rassegna stampa redatta dal faraonico staff griffato Federcalcio; e il Guardian non è l’ultimo dei quotidiani…

E allora? Il caso è stato fatto scoppiare ‘ad arte’, tanto per rinfocolare le polemiche contro il Cremlino e dare un segno di patriottismo, secondo il Verbo Meloniano? Boh…

Un segnale – se si fate caso – c’è. E basta – arieccoci – scorrere i giornali dei giorni precedenti al botto, quando si parlava con insistenza di Pirlo alla Nazionale. Guarda caso, infatti, praticamente tutti i giornali della destra sfascista (Il Tempo, il Giornale, Libero, la Verità) hanno dato addosso a Pirlo, non per la story russa (o rossa, se preferite) che non era ancora saltata fuori, ma per la sua inesperienza come allenatore a livello internazionale. E giù con titoli tipo ‘Un Pirla in Nazionale’, o ‘Ci mancava solo un Pirla in panchina’ oppure ‘Ricominciamo da un Pirla’.

 

ALTRE STORIE CHE NON HANNO FATTO RUMORE

Ma vediamo, in rapida carrellata, altre storie non dissimili che, però, non hanno sollevato neanche un briciolo di polemica.

Nell’aprile 2025 la storica bandiera della Roma e della Nazionale, Francesco Totti, ha preso parte ad un evento organizzato, sempre a Mosca, da un’altra grossa società di scommesse, ‘Bookmaker Ratings’. Tutti zitti.

Antonio Conte

Antonio Conte – che ora rientra clamorosamente nella rosa dei papabili per la panchina azzurra – ha allenato il Chelsea di Londra per il biennio 2016-2018,  quando ne era proprietario l’oligarca russo Roman Abramovich, grande amico di Vladimir Putin. Al punto che, all’inizio del conflitto tra Mosca e Kiev, il patròn russo si è visto costretto a vendere la squadra.

Anche Roberto Mancini – l’altro candidato alla panchina azzurra e il ‘prediletto’ del numero uno della Federcalcio Giovanni Malagò – è stato per due anni (2018 e 2019) su una panchina russa: quella dello Zenit di San Pietroburgo, squadra di proprietà Gazprom, il colosso di Stato dell’energia.

E un altro ex CT della Nazionale, Luciano Spalletti, oggi trainer della Juve, ha allenato lo Zenit per ben 5 anni, dal 2009 al 2014.

Va precisato che i primi due (Conte e Mancini) hanno allenato ‘dopo’ il 2014, quando è realmente iniziato il conflitto tra Mosca e Kiev, con la conquista russa della Crimea e l’occupazione ucraina del Donbass: i veri motivi della guerra poi scoppiata nel 2022.

Terminiamo il nostro itinerario pallonaro.

Roberto Mancini

Lo stesso Mancini per altri due anni, 2023 e 2024, ha allenato l’Arabia Saudita. Eppure in quegli anni (come nei precedenti e successivi) l’esercito di Riad ha proseguito nella guerra ultradecennale contro lo Yemen che ha causato quasi 400 mila morti civili tra la popolazione yemenita: una tra le tante guerre ‘dimenticate’ dal tanto democratico Occidente.

Del resto Pep Guardiola, l’allenatore più celebrato al mondo e all’inizio corteggiato dalla nostra Federazione, ha guidato per 10 anni esatti il Manchester City, il più titolato club inglese di proprietà degli Emirati Arabi Uniti: non proprio un esempio di ‘democrazia’ e svariati fronti di guerra all’attivo, tra cui quello, non poco bollente, in Sudan. Al solito ‘dimenticato’ dal solito Occidente…

 

P.S. Ora il caos più totale. Con ogni probabilità si dimette il tandem Maldini-Leonardo che ha affiancato per alcune settimane pre-agostane il capo Malagò. Che con ogni probabilità affiderà il timone del Titanic-Federcalcio all’ex Nazionale e oggi dirigente Juve Chiellini. O quale altre apocalittico scenario? E subito valanghe di polemiche roventi sotto l’ombrellone…


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