Patrimoniale sulle grandi ricchezze? Da noi è un tabù, un attacco mortale alla proprietà privata, come da sempre proclama la destra sfascista.
Non lo è e forse non lo sarà più per la California, che si sta preparando ad uno ‘storico’ voto referendario per il prossimo 3 novembre, in accoppiata con le elezioni di ‘Midterm’: i cittadini, infatti, saranno chiamati a pronunciarsi sulla proposta di stabilire una tassa del 5 per cento sui patrimoni dei Paperoni.
Mentre un parlamentare californiano, Ro Khanna, in collaborazione con lo storico dem di sinistra Bernie Sanders, ha appena proposto una patrimoniale a livello nazionale, sempre del 5 per cento, sui quasi 1000 (per la precisione 939) arcimilionari da cui dovrebbe alimentarsi un epocale gettito pro welfare.
Finalmente qualcosa di ‘sinistra’ comincia a muoversi nella palude a stelle e strisce (e certo non solo lì). Grazie all’azione di sindaci (come il nuovo primo cittadino di New York Zohran Mamdani che ha già promesso le manette a Bibi Netanyahu se mette piede nella sua città) e governatori, alcuni dei quali correranno per la candidatura alle presidenziali 2028, nuova linfa per un partito morto e sepolto da oltre un ventennio.
Partiamo dalle news sul prossimo referendum.
Che è stato promosso dal sindacato SEIU, acronimo di National Union of Healthcare Workers, attivo sul fronte del diritto alla salute per tutti i cittadini, un tempo vanto del welfare a stelle e strisce, e ormai dimenticato e travolto dai super-tagli federali. Ha raccolto, insieme ad altre associazioni, addirittura 1 milione 600 mila firme, praticamente il doppio di quelle richieste (875 mila).
Prevede un’imposta straordinaria del 5 per cento sui patrimoni superiori ad 1 miliardo di dollari dichiarati dai residenti californiani a tutto il 1 gennaio 2026. Secondo i calcoli sono circa 200, per cui il gettito prodotto viene calcolato in 100 miliardi di dollari. Tenuto conto che potranno essere pagati in 5 rate, è previsto un introito annuo di 20 miliardi dal 2027 al 2031. Non proprio bruscolini che – assicurano i promotori – verranno investiti al 90 per cento per migliorare il sistema sanitario, pesantemente colpito da quei drastici e folli tagli.
Lo schema tecnico della proposta è basato sulle ricerche dell’economista dell’Università di Berkeley Emmanuel Saez, studioso delle diseguaglianze, sostenitore della Wealth Tax e autore di diversi lavori in collaborazione con Gabriel Zucman, favorevole ad una tassazione minima sui grossi patrimoni a livello globale.
Ma da mesi si stanno mobilitando gli oppositori al referendum, un nutrito gruppo di Paperoni americani, la crema di Silicon Valley. Le donazioni più grosse, infatti, sono state versate dal cofondatore di Google, il russo americanizzato Sergey Brin, e dal suo ex amministratore delegato, Eric Schmidt. I quali temono che i grossi capitali fuggano dalla California per spostarsi in Stati con legislazioni più favorevoli, come Texas e Florida: su questo fronte, Elon Musk ha già delocalizzato molte sue aziende e la sua stessa residenza fiscale.
Lo ‘storico’ referendum californiano, promosso da sindacato e sinistra dem, è stato ‘digerito’ (dopo un primo tentativo di ammorbidirlo) dal governatore democratico Gavin Newsom, uno dei candidati ‘forti’ per la corsa dem alle prossime presidenziali. Tentennante all’inizio, Newsom si è poi buttato a capofitto nella tenzone referendaria, sostenendo la necessità di un vero e proprio “reset economico dell’economia Usa”, perché “la concentrazione della ricchezza sta mettendo a rischio le stesse basi della democrazia” a stelle e strisce.
E Newsom da deciso di allungare il passo, avanzando una riforma a livello nazionale che ha appena illustrato con un intervento pubblicato su ‘Substack’. Propone una tassa minima federale per chi possiede oltre 100 milioni di dollari come patrimonio; nuove regole per impedire ai Paperoni a stelle e strisce di cumulare altri soldi via prestiti garantiti da azioni senza pagare imposte; una stretta sulle successioni; infine la creazione di un fondo pubblico che detenga partecipazioni nelle aziende che lavorano nel settore dell’I.A, affinchè “ogni americano possieda una quota del futuro costruito dell’’I.A.”. Un bel mix, non c’è che dire!
Ben più rivoluzionaria la proposta firmata da Ro Khanna (anche lui in rampa di lancio per la candidatura dem alle presidenziali) con l’appoggio di Bernie Sanders. Si tratta del ‘Make Billionaires Pay Their Fair Share Act’, che prevede il pagamento di una tassa del 5 per cento sui 930 arcimiliardari americani. Secondo le stime, in questo modo si possono raccogliere 4.400 miliardi di dollari nell’arco di 10 anni. Una cifra che può certo contribuire a riossigenare quel Welfare scientificamente ammazzato e che la stragrande maggioranza degli americani rivuole a tutti i costi.
Inferocito, davanti a questi scenari, l’Imperatore del Mondo Donald Trump. Che da un paio di mesi ha cominciato a vedere ‘rossi’ dappertutto e ha più volte richiamato i suoi compatrioti a lottare contro il comunismo. “Basta vedere quel che sta succedendo a New York e in California”, il suo ultimo grido di battaglia.
E’ ormai alla frutta. Si è appena visto anche in occasione dei Mondiali di calcio.
Mentre noi siamo ai nostri ‘Meloni’. La parola ‘patrimoniale’ fa andare letteralmente in bestia lady Giorgia e tutti i suoi accoliti. Veri, autentici guardiani dei Paperoni di casa nostra, fottendosene altamente se muori sul lavoro oppure in una corsia d’ospedale, se devi fare una lista d’attesa di un anno e prima sei morto, se becchi una pensione minima neanche da fame, se sei sottopagato e muori nei campi sotto la canicola.
Da noi, l’importante, è dare la grazia a chi insegue i ladri, li ammazza e si fa giustizia da solo. Caso mai, in un prossimo futuro, vederli anche in Parlamento. L’importante è difendere comunque e ‘a prescindere’ le forze dell’ordine anche se ammazzano in stile ICE-Minnesota.
Uno stato di Polizia caso mai con un generale Vannacci che ci dà il Verbo dal balcone di piazza Venezia. E’ un horror movie distopico: non poi tanto lontano dalla realtà…
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