Calpestata per l’ennesima volta la memoria di Paolo Borsellino, così come quella di Giovanni Falcone.
Lo Stato, le istituzioni commemorano i due eroi e parlano di una vittoria contro la mafia. Quando la verità sulle due stragi – soprattutto quella di via D’Amelio – sono ancora oggi totalmente negate e la giustizia resta una chimera.
Leggiamo le parole pronunciate dal Capo dello Stato Sergio Mattarella: “La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani”.
Tutto ok. E aggiunge: “Con il contributo di uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni, quel disegno eversivo è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte, catturando e condannando carnefici e mandanti”.
Purtroppo le cose stanno solo ‘formalmente’ così. Ma la verità e tutt’altra.
La Cassazione, infatti, ha condannato esecutori e due ‘mandanti’: si tratta di Salvo Madonia e Vittorio Tutino. I quali erano, all’epoca, capi clan mafiosi. Ma i mandanti veri – a livello politico, istituzionale e imprenditoriale – sono e restano a volto coperto, totalmente impuniti. Altro che vittoria della Repubblica!
Per non parlare dei processi per il Depistaggio di Stato, i quali, fino ad oggi, hanno partorito meno di un topolino: la Corte d’Appello di Caltanissetta ha infatti prescritto la posizione di alcuni poliziotti (facevano parte del team guidato dall’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera). Le indagini sono ancora aperte per altri 4 poliziotti.
Ma vi rendete conto? Vi pare mai credibile che “il più grande depistaggio della nostra storia giudiziaria” (come è stato definito dalle stesse toghe nissene) sia stato voluto & orchestrato da un gruppetto di poliziotti, che di tutta evidenza eseguivano ordini venuti dall’alto, ossia dai superiori, e dai superiori dei superiori? Lo capirebbe anche un bambino…
Per farvi percepire lo stato totalmente confusionale che regna nelle alte sfere (anche e soprattutto della magistratura) basti pensare alla pista MAFIA-APPALTI, da sempre sottovalutata, minimizzata e addirittura negate da tanti: un esempio eccellente fra le toghe, l’ex procuratore capo di Palermo Giancarlo Caselli.
La Voce lo ha documentato e denunciato tante volte, puntando da sempre i riflettori sull’unica pista concreta, come hanno fatto con grande efficacia e lucidità, nel loro imperdibile ‘Corruzione ad Alta Velocità’, Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.
Sì, perché il cuore della maxi inchiesta MAFIA-APPALTI sulla quale stavano lavorando da circa un anno con grande passione civile e impegno professionale Falcone e Borsellino, era proprio il filone dell’Alta Velocità, il famigerato TAV. Inchiesta alla fine avocata a sé (ossia anche il filone romano), dal pm milanese Antonio Di Pietro, che aveva un asso nella manica: l’Uomo a un passo da Dio, e che sapeva tutto delle tangenti made in Italy (a partire dalla ‘madre’, ENIMONT), ossia Francesco Pacini Battaglia. Fonte che, però, rimase muta e il pm di Mani pulite colse la palla al balzo per archiviare (leggi INSABBIARE) tutto. Capito come sono andate le cose?
Ecco un paio di pezzi pubblicati dalla Voce sul tema.
E’ del 10 dicembre 2025
PAOLO BORSELLINO / ORA SPUNTA LA PISTA MAFIA-APPALTI!
E del 1 gennaio 2025
PAOLO BORSELLINO / A 33 ANNI DALLA STRAGE, RIECCO LA PISTA “MAFIA-APPALTI”
Altri interrogativi rimasti senza risposta. Chi paga il conto per il più grande Depistaggio della nostra storia giudiziaria? Vogliamo fare sul serio o andare avanti con la sceneggiata dei 4 poliziotti al bar?
La Voce ha più volte puntato i riflettori, moti anni fa, sull’incipit di tutta la story. Quando venne trovato e ‘fabbricato’ in modo scientifico un pentito ottimo per ‘vuotare il sacco’, Vincenzo Scarantino. Il quale raccontò al team La Barbera e ai primi magistrati inquirenti (Anna Maria Palma cui si aggiunge presto Carmelo Petralia e infine diede una mano anche Nino De Matteo) una storia inventata di sana pianta, totalmente taroccata. E su quella base fioccarono una dozzina di condanne a carico di perfetti innocenti. E pensare che il pm Ilda Boccassini aveva messo in guardia i suoi colleghi siciliani sull’attendibilità (zero) di Scarantino.
Ci volle solo, dopo parecchi anni, la ricostruzione fornita da Gaspare Spatuzza che rase al suolo la ‘versione’ Scarantino e permise alla fine di far uscire di galera quegli innocenti. Chi paga per un depistaggio così lungo nel tempo? Sono degli intoccabili quei magistrati che hanno ‘creduto’ come ad un oracolo a Scarantino?
Ce ne sarebbero tante altre da raccontare e riportare alla memoria.
Quella memoria che la premier Giorgia Meloni cerca sempre di accaparrarsi (e per questo rimproverata da Salvatore Borsellino): “Il 19 luglio è una data che ha segnato la storia d’Italia. E certo anche la mia vita. Paolo Borsellino ci ha lasciato un’eredità fatta di coraggio e amore per la Patria”.
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