Prima o poi sarebbe accaduto e si avverano le previsioni dei Nostradamus che in linea con la sinistra ha gufato per lo sfascio del fascio- centro-destra, mix di anime prive di affinità ideologica venuta allo scoperto: il castello di carta di “siamo compatti, coesi, uniti, connessi” propagandato da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, moderati assortiti, per i politologi e gli osservatori smagati d’ogni tendenza opposta è collassato, come previsto, al primo alito di vento demolitore. Al devastante flop mancava un tassello e l’ha piazzato in tutta fretta ‘Futuro Nazionale’ raccattando i cocci del razzismo leghista di cui è responsabile il ‘pontiere’ Salvini, auto sabotatore. L’indulgenza di “Yo soy Giorgia”, eccetera: fa e disfa la dipendenza rivelatasi impopolare dal Tycoon, divenuta impopolare in mezzo mondo (ancor più in Italia) e a sua volta fallisce come pontiera Usa-Europa. E esce dal pool di leader che contano e deve vedersela con le tensioni interne alla sua traballante coalizione, che in carniere concretezza e la Caporetto del no referendario della riforma Nordio, il flop clamoroso dei centri di detenzione in Albania, il fallimento del capitolo sicurezza. Giorgia boccheggia, ma non molla Palazzo Chigi neppure come conseguenza della bocciatura parlamentare sulle preferenze elettorali e il no del giorno dopo, quando non si è ancora riavuta dal trauma e riceve dalla Camera un altro “NO” all’emendamento condiviso con Futuro Nazionale. L’estemporaneo sodalizio fa trasparire la sua disperazione del momento, la iattura per la democrazia di superarla mescolandosi ai nazi-fascio-razzisti dell’ex generale.
L’incubo del voto segreto e le ferite alla Costituzione non sembrano angosciare la sorella d’Italia. Giorgia continua a negare il dovere di rassegnare le dimissioni e dichiarare fallito il suo governo del nulla? Così sembra ma anche di più per il pronostico di uno se ne intende di dimissioni ‘eccellenti”, il figliol prodigo Matteo Renzi, fertile picconatore della Meloni. La sorella d’Italia risponde tirando via dal repertorio ideologico della sua “giovinezza, giovinezza” lo strafottente “me ne frego” di antenati politici mai ripudiati e reagisce alla ‘mazzata’ del no all’emendamento sulle ‘preferenza’ con un irriverente “tiriamo dritto”. Elly Schlein gongola e all’indiscrezione sul probabile boicottaggio femminile dell’emendamento (quote rosa sacrificate) contrappone un evanescente, demagogico slogan “ora tocca a noi”, in attesa di settembre quando, forse, il centrosinistra avrà digerito il boccone amaro della tenace rivalità Schlein-Conte e l’Italia, forse, conoscerà il progetto per il governo alternativo del Paese.
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