ARGENTINA / JAVIER MILEI  VENDE TERRE & MASSACRA L’AMBIENTE 

Mentre Lionel Messi con suo piede magico cerca di portare l’Argentina sulla cima del Mondo e farla sempre più grande, il presidente motosega del suo Paese, Javier Milei, fa esattamente il contrario: mandando al voto, in questi giorni, una legge che può portare alla (s)vendita di una enorme quantità di terre argentine a società straniere. E non solo…

Gol e assist di Messi, quindi, contro autogol e colpi presidenziali a discapito delle risorse naturali argentine. Uno crea e costruisce, l’altro massacra e distrugge.

Vediamo, più in dettaglio, il piatto forte politico ‘cucinato’ a Buenos Aires.

La coalizione di destra creata da Milei, ‘Libertà avanza’, infatti, sta per portare al voto del Senato la ‘Legge sull’inviolabilità della proprietà privata’. Si tratta, in sostanza, di un pacchetto di norme che, soprattutto, prevedono la totale apertura e la libertà crescente per i cittadini e i ‘soggetti stranieri’ di acquistare terre nel suolo argentino.

Fino ad oggi era (ed è) in vigore una legge introdotta nel 2011 dal governo progressista guidato da Christina Kirchner: legge che fissava nel 15 per cento la percentuale massima di terre possedibili da parte di operatori stranieri.

Il Senato di Buenos Aires

Ricostruisce il più noto quotidiano argentino ‘Clarin’: “L’Argentina ha una superficie continentale di 279 milioni di ettari, di cui 266 sono terreni agricoli. Di questo totale, 16,2 milioni di ettari sono in mani straniere, pari al 5 per cento del totale”. Quel 15 per cento, quindi, pare una soglia di estrema sicurezza. Ma se passa la nuova legge – commentano non pochi analisti – può succedere di tutto.

Perché si tratta del primo, fondamentale tassello di un piano di svendite e privatizzazioni a tutto danno del patrimonio pubblico, delle risorse naturali del Paese e dei controlli ambientali minimi.

Viene ancora sottolineato: “Per rendere l’Argentina più appetibile per gli stranieri, Milei intende rompere una serie di vincoli che ritiene troppo onerosi e autoimposti. E vuol far capire che il sistema di protezioni e norme è finito per sempre”.

Un antipasto al quale dovranno poi seguire, tra le altre iniziative, un radicale cambiamento (certo in peggio) delle normative sul lavoro; la riforma della Banca Centrale; la privatizzazione di molte risorse naturali; la revoca di alcune concessioni strategiche, come quella sul fiume Paranà; e poi su tutto il fronte della compagnie pubbliche. Ed anche sul fronte ecologico: dove è sua intenzione di arrivare a un totale deregulation, eliminando una serie di normative a tutela dell’ambiente, del paesaggio e soprattutto della salute pubblica.

Commenta il ‘Buenos Aires Times’ sulla legge che sta per andare in Senato: “La riforma elimina in un colpo solo le tutele ambientali esistenti, stabilite dalla legislazione argentina, in materia di lotta antincendio. Le restrizioni attuali – tra cui il divieto di vendita di zone umide, aree protette e foreste autoctone colpite dagli incendi per 60 anni, nonché il divieto il modificare la destinazione d’uso dei terreni agricoli bruciati per 30 anni – verrebbero completamente abolite”.

Ai confini della realtà.

La Banca Centrale Argentina

Aggiunge il quotidiano: “L’indebolimento delle restrizioni sulle proprietà terriere potrebbe contribuire ad una maggiore dipendenza dai capitali stranieri, riducendo al contempo il controllo nazionale sulle risorse fondamentali per lo sviluppo a lungo termine dell’Argentina”.

Il prossimo voto al Senato e l’iter della contro-riforma sarà un fondamentale banco di prova per il ‘liberal’ Milei, soprattutto in visto del voto presidenziale previsto per l’anno prossimo. Sarà un Motosega bis o si potrà vedere un po’ di luce nel futuro argentino? Intanto osserviamo cosa succede con questa legge truffa…


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