Bertoli, mitico cantautore: “I poeti son poeti perché scrivono poesie…”e ne avesse avuto il tempo, avrebbe scritto “I fascisti sono fascisti perché nascono così e così restano per sempre”. L’assioma avvolge l’infelice sentenza innocentista di Giorgia, refrattaria ad ogni vulnus del suo s-governare l’Italia. Finge di ignorare la clamorosa sconfitta del referendum di Nordio, rimane tenacemente “avvinta come l’edera” alle mura di Palazzo Chigi e ricorre all’effetto della colla a forte presa per evitare lo sfratto. A caldo, prova a smaltire choc del ceffone del che le ha arrossato la guancia ricevuto dal Parlamento, largamente, teoricamente ‘amico’ con la bocciatura dell’emendamento pre elettorale sulle preferenze, progettato per alimentare l’illecita ambizione di succedere a Mattarella. Citato con coraggiosa perplessità il tripudio da stadio delle opposizioni per l’esito del voto, il bersaglio è l’irrispettoso pensiero della sorella d’Italia sul “no”: “Ha vinto la palude”. L’eleganza della rabbiosa reazione molto somiglia a uno “spritz” ad alta gradazione alcolica ingozzato in un sorso per scansare l’automatica conseguenzialità sconfitta-dimissioni. Come si sentiranno i ‘soci’ immersi nella palude? Giorgia “rifletterà”. Lo farà con l’aiutino di Tajani-Marina Berlusconi che non hanno le idee chiare su Vannacci “alleato o nemico” e prendono tempo: “Nessuna ricaduta del voto sul governo”. La Russa, in veste di consolator conta sul ribaltamento del voto in Senato, ma pervasi da isteria ‘nera’, Donzelli e Bignami, ‘cocchi di mamma’ Meloni sputano come sempre veleno da bravi camerati.
[L’emendamento sulle preferenze avrebbe favorito la Meloni perché aumentava il peso dei candidati “di territorio” e dei partiti più radicati, in particolare di Fratelli d’Italia e ridotto quello delle liste bloccate, le mediazioni interne alla coalizione. Cosa prevedeva: “Capolista bloccato, scelto dal partito (ovvio Meloni). FdI si vanta della struttura più capillare della coalizione e sarebbe aumentato il numero di eletti dei “melonianamente fedeli”. Giorgia aveva “messo la faccia” sull’emendamento, lo sosteneva apertamente, lo considerava un modo per consolidare la propria leadership nella coalizione. La competizione interna al centrodestra sarebbe diventata una gara di consenso personale. La bocciatura, è stato perciò un atto di ribellione degli alleati e una sconfitta politica, diretta, per l’ex borgatara.
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