La grande truffa dei fondi pensione organizzata da questo sgoverno sfascista. Mentre sindacati e partiti di opposizione dormono.
E’ passata totalmente sottotraccia, nella canicola di luglio, la nuova normativa varata dall’esecutivo griffato Meloni proprio sul delicatissimo tema dei fondi pensione. Una questione, oltre che molto sensibile per tutti i lavoratori e le lavoratrici, anche strategica per la nostra economia, e non poco complessa sotto il profilo ‘tecnico’.
Ma in soldoni il risultato è uno solo: il nostro esecutivo ha aperto, anzi spalancato le porte, ai big dei fondi d’investimento internazionali, in pole position il primo fondo speculativo al mondo, ossia lo statunitense BLACKROCK. I risultati si vedranno tra non molto (e dovrà provvedere a tamponare le falle il prossimo governo): con un collasso delle casse INPS, gravi danni per il nostro erario e soprattutto per i lavoratori. Intanto i sindacati dormono: hanno solo lanciato al vento un ridicolo ‘avviso’ passato sotto il più totale silenzio.
Ai confini della realtà.
TUTTI A FONDO CON BLACKROCK
Il ‘progetto’ cullato dai fondi speculativi, BlackRock capofila, non si ferma certo all’Italia ma riguarda tutta l’Europa: dove è già in atto da tempo una letterale privatizzazione del sistema pensionistico, mediante il cavallo di Troia chiamato PEPP, acronimo di ‘Prodotto Pensionistico Individuale Europeo’.
Sulle acrobatiche performance griffate BlackRock la Voce negli ultimi anni ha scritto e pubblicato decine di articoli e inchieste. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare BLACKROCK per ritrovarne a bizzeffe. Ne vogliamo riproporre uno fra tutti, di circa 5 anni fa, quando facevano il botto con il loro vaccino anti covid le star di Big Pharma, Pfizer e Moderna. Ecco il pezzo del 27 novembre 2021,
BLACKROCK & VANGUARD / ECCO I PADRONI DELLE STAR DI BIG PHARMA
Ed anche nell’articolo di ieri, dedicato al sempre più guerrafondaio Cancelliere tedesco Friederich Merz, abbiamo fatto cenno al numero uno dei fondi speculativi a livello mondiale, BlackRock: perché herr Merz è stato per alcuni anni il suo riferimento in Germania, quando faceva l’avvocato d’affari.
I Fondi speculativi d’investimento – tanto per rammentarlo – sono ormai lo strumento finanziario più invasivo a livello mondiale: rastrellano montagne di azioni in tutti i settori, soprattutto in Europa, con un occhio particolare dedicato all’Italia, dove sono presenti, con quote piccole ma significative, un po’ fra tutti i big aziendali nei più svariati settori. Comprano e vendono azioni in un continuo tourbillon: per questo – abbiamo più volte sottolineato – sono di fatto diventati lo strumento più efficace per ‘lavare’ ogni tipo di denaro. Cosa non da poco, ma scarsamente messa sotto i riflettori dagli inquirenti. Meglio non disturbare i nuovi Padroni della finanza e quindi anche dell’economia di mezzo mondo.
Dato che, come detto, l’argomento è non poco tecnico, preferiamo dare la parola ad un esperto del calibro di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e autore, nel 2024, del più che istruttivo “Nelle mani dei fondi”, pubblicato da l’Altraeconomia.
IL J’ACCUSE DI ALESSANDRO VOLPI
“Dal 1 luglio entra in vigore la nuova normativa sui fondi pensione. Per gli assunti, nel settore privato, da quella data scatta il silenzio-assenso per cui se entro 60 giorni non viene manifestata una diversa volontà in senso contrario, i contributi finiscono nel fondo pensione della categoria. Se ci sono più fondi, andranno a quella che ha maggiori iscritti e se non ci sono fondi andranno al Fondo Cometa che riguarda i lavoratori metalmeccanici”.
“A rendere l’adesione ai fondi privati ancor più incentivata concorre anche una riduzione del carico fiscale, che si manifesta in termini di deducibilità fino a 5.300 euro e in termini di aliquote più basse sulle plusvalenze, fissata al 20 per cento invece che al 26 per cento. Val la penna di ricordare che questo beneficio significa per lo Stato una minore entrata di circa 6 miliardi di euro l’anno, che vanno a beneficio di meno del 40 per cento dei lavoratori del settore privato. Naturalmente il minor gettito lo pagano tutti gli altri”.
La perfetta analisi del professor Volpi entra nel vivo. “Ma a colpire è un altro dato. Chi gestisce il fondo Cometa dei lavoratori metalmeccanici? Il fondo ha un suo Coniglio d’Amministrazione e un collegio sindacale che sono composti per il 50 per cento da rappresentanti sindacali e per il 50 per cento da rappresentanti dei datori di lavoro. Il CdA, ovviamente, non gestisce l’enorme disponibilità finanziaria – stiamo parlando di 13-14 miliardi di euro circa – che proviene dai contributi, ma lo affida ai grandi gestori internazionali che decidono dove impiegare questi stessi contributi”.
“Il principale è BlackRock, che usa come ‘depositario’ e garante State Street Bank, in una filiera dove gran parte di quel risparmio finisce nelle società di cui BlackRock è azionista: naturalmente domiciliate in terra americana e spesso con sede in Delaware (con fiscalità agevolata). In questo senso l’automatismo dell’adesione ai fondi privati di categoria determinerà il trasferimento di una fetta rilevante del risparmio italiano – circa 74 miliardi di euro l’anno – verso le Borse statunitensi, ridurrà le disponibilità dell’INPS e sottrarrà risorse al sistema produttivo del nostro Paese”.
Capito come funzionerà ‘O Sistema?
A TUTTA FINANZIARIZZAZIONE
Prosegue la rigorosa radiografia griffata Volpi: “La finanziarizzazione, tuttavia, non finisce qui. Perché dal 31 ottobre entrerà in vigore la piena ‘portabilità’ dei fondi negoziali di categoria che potranno essere affidati dal singolo lavoratore a una banca o ad una assicurazione, mutandone la natura da fondi chiusi in vari fondi aperti dove il peso dei grandi gestori, come BlackRock, sarà ancora maggiore”.
“La recente riforma introdotta con la legge di Bilancio 2026 (la 199/2025) ha effettivamente segnato un punto di svolta nel sistema della previdenza complementare italiana”.
“Il fulcro della questione è la piena portabilità, fino ad ora non consentita, del contributo datoriale, una misura che permette al lavoratore di trasferire non solo il proprio capitale e il TFR, ma anche la quota a carico dell’azienda, da un fondo negoziale (chiuso) ad un fondo aperto o ad un Piano Individuale Pensionistico (Pip) gestiti da banche e assicurazioni”.
Prosegue la disamina della fresca normativa. “Il governo ha giustificato questa misura con un argomento principale. Prima della riforma, se un lavoratore decideva di passare ad un fondo privato, perdeva il diritto al contributo che il datore di lavoro è obbligato a versare solo nel fondo di categoria (negoziale). Il governo sostiene che ‘liberare’ questo contributo stimoli la concorrenza tra i gestori, spingendoli ad offrire rendimenti migliori per non perdere iscritti; un’affermazione davvero incredibile data la pressoché totale situazione di monopolio esistente tra i grandi gestori, a partire da BlackRock che, con questa misura, arriveranno molto più facilmente ai risparmi italiani”.
Non è certo finita qui. “Ma i contorni della trasformazione sono ancora più profondi. I fondi negoziali hanno costi di gestione bassissimi (spesso sotto lo 0,5 per cento); i fondi aperti e i Pip, venduti da banche e grandi gestori internazionali (come BlackRock, che attraverso i suoi prodotti di investimento è il principale partner di molte banche), hanno costi decisamente superiori (anche oltre l’1,5-2 per cento). Nel lungo periodo, commissioni più alte possono ‘mangiare’ una fetta enorme della pensione finale”.
“In questo senso, i grandi gestori globali, BlackRock in primis, spingono da anni per una privatizzazione del sistema pensionistico europeo (si veda il Prodotto pensionistico individuale europeo, Pipp). Rendere il contributo datoriale ‘portabile’ significa aprire un mercato da miliardi di euro alle gestioni private, a discapito dei fondi collettivi gestiti pariteticamente da sindacati e imprese”.
“Naturalmente in tale ambito diventa fondamentale l’azione del ‘marketing’. Le banche hanno una rete di vendita capillare che i fondi negoziali non hanno. Il rischio concreto è che i lavoratori vengano convinti a trasferire i propri fondi verso strumenti privati più costosi e non necessariamente più performanti”.
E infine: “L’impatto finanziario di tale modifica sarà così forte che il 29 maggio scorso i sindacati e le associazioni datoriali hanno firmato un ‘avviso comune’ per limitare gli effetti di una simile accelerazione. Ma si tratta di un avviso, appunto, che certo poco potrà contro le norme di legge dove è prevista la portabilità piena”.
L’amara conclusione: “I sindacati, nella loro trasformazione in produttori di servizi, stanno diventando sempre più uno strumento di finanziarizzazione del risparmio dei lavoratori e delle lavoratrici”.
Stiamo sprofondando in un abisso che più NERO non si può: come nel celebre dipinto di Bruegel ‘I ciechi’…
Nel più totale silenzio dei partiti di opposizione (ormai evaporati) e dei media.
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