Tante chiacchiere, media sfacciatamente di parte fanatici come ultra del calcio o peggio, menzogne, interpretazioni fasulle di fatti e misfatti: tutto contribuisce a consolidare quell’indecente “uno su due” di elettori che evadono dal diritto-dovere di votare. Chissà che non abbia ha ragione chi rimpiange il tempo di quando disertare le urne era così sanzionato: “L’esercizio del voto è un obbligo al quale nessun cittadino può sottrarsi senza venir meno ad un suo preciso dovere verso il Paese. L’elettore che non abbia esercitato il diritto di voto, deve darne giustificazione al sindaco (…) L’elenco di coloro che si astengono dal voto (…) senza giustificato motivo è esposto per la durata di un mese nell’albo comunale (…) Per il periodo di cinque anni la menzione ‘non ha votato’ è iscritta nei certificati di buona condotta (…)”. Siamo sull’orlo del precipizio, sembra quasi un dovere non andare a votare. Molti, che si astengono, rivendicano con orgoglio il diritto a non presentarsi al seggio. Il perché, purtroppo generalizzato, dell’astensione di massa: “Sono tutti uguali, destra e sinistra” e l’atteggiamento qualunquista, ormai radicato è in buona parte motivato dalla difficoltà della sinistra di proporre un progetto spendibile, costruito sulla chiara visibilità di strumenti e tempi di soluzione delle urgenze, delle emergenze che rendono faticoso vivere. Obiettivo? Un cambiamento radicale. A proporre questa “utopia concreta”, sfida temeraria per l’aprile del 2027, per ristabilire un clima sociale positivo, è Franco Berardi (Bifo, voce eretica, attivista e saggista italiano, esponente di punta del movimento del Settantasette: “Tra non molto si voterà in Francia, Spagna, Grecia, Italia, ed è forte il rischio di successi della destra estrema. Il nazionalismo russo e quello ucraino, il nazismo sionista, la mafia guerrafondaia trumpista, stringono in una morsa i destini del continente, mentre dall’interno monta un’onda nera e i razzisti si preparano a dare il colpo di grazia in Germania e nel Regno Unito”. I rischi: riarmo accelerato, guerra, recessione, dilagare delle aggressioni razziste, deportazioni, sprofondamento delle condizioni sociali. “Alle cupe narrazioni nordiche che hanno ispirato e ancora ispirano il nazismo, alle mitologie della destra fondate sull’identità, la proprietà, la competizione, bisogna opporre le solari mitologie mediterranee: conviviali, rilassanti, sensuali. Fin qui la sinistra ha sbagliato tutto, quel che occorre, è un limite all’orario di lavoro settimanale di 36 ore con penalità per le aziende che non lo rispettano, aumenti salariali uguali per tutti, azzeramento della spesa militare, penalizzazione economica per chi produce e diffonde plastica, regolarizzazione di cinquecentomila migranti”. Ecco, quasi riproporre slogan del ’68 (‘Vogliamo tutto e subito’). “Più che un programma da campo largo ne occorre uno da altro campo Schlein, Conte e soci abbandonino la propensione a inseguire la destra sul suo terreno, varino un programma con progetti ambiziosi ne parlino e presto a quel 50 per cento di italiani che non va più a votare. Appunto, un programma e subito!
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