No, non esiste ‘floppeur’, in nessuna lingua, ma per quanto segue è un aggettivo appropriato. Povero caro Donald: gli va tutto di traverso, cresce giorno dopo giorno il cumulo dei suoi flop. Tra non molto tempo metteranno l’like’ in calce ai suoi psicopatici post solo moglie e figli, grati per la sontuosa eredità di cui disporranno a fine vita del capofamiglia. Chissà in cuor loro come è accolto l’accorato pensiero di marito e papà che privo di uno straccio di alibi che giustifichi il suo totale fallimento tenta di trasformare in consenso la pietà per il tragico annuncio “Sono nella lista nera dell’Iran da molto tempo. Se mi uccideranno ho lasciato istruzioni di bombardare con intensità mai vista”. Il tycoon spera in un doppio, positivo esito della frase ad effetto: commozione di chi la ritiene attendibile e condivisione della follia che nega il rispetto del ‘cessate il fuoco’ di Teheran per continuare una guerra immotivata, così simile al ko del Vietnam. E sono un capolavoro di astuta ipocrisia le parole che concludono il ‘toccante’ pericolo di subire un attentato dei pasdaran: “Spero che vi mancherò”. Cosa induce a giudicare con scetticismo la ‘trovata’ dell’inquilino della Casa Bianca? La storia. Di attentati sono state vittime illustri presidenti che l’hanno preceduto. Nessun dispositivo di difesa ha potuto evitarli. Per carità, è solo un’ipotesi molto virtuale, questa: Trump viene giù dal ventre dell’aereo presidenziale e ad accoglierlo tra tanti Vip c’è anche un insospettato ‘kamikaze’ del Paese ospitante, disposto a morire per aver assassinato Trump e lo uccide: nessun dispositivo di difesa lo impedirebbe, come le barriere metalliche erette in Pennsylvania Avenue, il divieto di transito pedonale davanti alla Casa Bianca, la decisione del Secret Service che ha indotto Trump ai ripartire da Ankara, dopo il vertice Nato, sul vecchio Air Force One, e non sul nuovo donato dal Qatar, privo di dispositivi anti missile. È un malizioso sospetto immaginare che l’sos del tycoon sia conseguenza della sua disastrosa presidenza, dell’economia americana che rischia la depressione, della magistratura che continua a bocciare le sue scelleratezze (da ultimo quella dei dazi) come la propria statua ricoperta d’oro, l’arco di trionfo, i proclami di appropriazione piratesca di Groenlandia, Canada, Cuba, la criminale alleanza con il genocida Netanyahu, il fallimento totale come mediatore di pace? Povero (si fa per dire) Trump: l’America sembra aver capito finalmente che l’ora ics del suo the end politico è suonata, scandita dall’ininterrotta bocciatura di test elettorali e dell’opinione pubblica, malgrado il coro di voci contro di politici (anche repubblicani), di intellettuali, artisti, di ‘amici’ qual è stata Giorgia, sorella d’Italia. Peccato, non è previsto il Nobel per simili casi di default che si accaniscono contro soggetti spavaldi e contemporaneamente fragili. Trump ancora una volta non sarà Nobel.
(Caricatura di Schettini)
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