Super missione israeliana nelle zone terremotate del Venezuela, su espresso invito della presidente ad interim Delcy Rodriguez.
Un evento totalmente inatteso e inaspettato, visto che i rapporti diplomatici tra i due paesi erano interrotti dal 2008, quando il presidenze Ugo Chavez li chiuse bruscamente dopo l’Operazione Piombo Fuso contro i palestinesi decisa dal solito governo nazista di Tel Aviv.
Come mai, adesso, questa ripresa in grande stile delle relazioni?
Partiamo dalle news per poi arrivare al retroscena.
La task force è composta da 28 membri, capeggiata dal generale di brigata Edal Edri, capo del Comando Fronte Interno israeliano. Prima anomalia: come mai scomodare un pezzo da novanta dell’apparato militare di Tel Aviv, soprattutto in un momento di conflitti aperti su tanti fronti, dal Libano all’Iran, passando per la sempre tormentata Gaza? Boh.
Ne fanno parte soprattutto esperti militari, ma vi partecipano anche numerosi funzionari del ministero degli Esteri nonché 8 ingegneri.
Il team si è subito recato nell’area epicentrale del devastante sisma, che va da Caracas allo Stato costiero di La Guaira. Obiettivo: visionare e verificare lo stato di oltre 1.300 abitazioni per stabilire se sono da abbattere o possono essere recuperate.
Secondo le ultimissime, la missione verrà prolungata di almeno altre 2-3 settimane, sempre su richiesta della presidente Rodriguez: a questo punto per avere tutti gli elementi utili ad elaborare un Piano organico per la ricostruzione di tutta l’area distrutta. Un’operazione da novanta.
Mentre, nel frattempo, gli Stati Uniti hanno il pieno controllo di tutte le risorse petrolifere e di quelle naturali, come il gas e le terre rare: un patrimonio fino a ieri di proprietà dello Stato venezuelano e letteralmente ‘scippato’ dopo il golpe culminato con la cattura, ai primi del 2026, del presidente legittimo Nicolas Maduro e della moglie, ora rinchiusi in un carcere Usa e in attesa di processo.
La presidente ad interim Rodriguez è ora un burattino nella mani della Casa Bianca: sotto ricatto e sotto minaccia della vita. “Fino a che si comporta come diciamo noi, tutto ok. Nel momento in cui vuol fare qualcosa che non ci sta bene, il suo incarico finisce”, osservano al Dipartimento di Stato. Almeno, non mancano di chiarezza!
Ora il ‘tesoro’ della ricca ricostruzione affidata ad Israele. In una perfetta applicazione della ‘Dottrina Donroe’ inaugurata dal nuovo Imperatore del Mondo, Donald Trump, in combutta con il premier boia del governo di Tel Aviv, Bibi Netanyahu.
Si tratta, in soldoni, di una versione riveduta e corretta della ‘Dottrina Monroe’ del 1823 per stabilire un controllo sempre più invasivo e tentacolare nel centro e sud-America.
Ecco alcune fra le tappe principali.
Si comincia con gli ‘Accordi di Isacco’ firmati dal presidente argentino, il motosega (per i drastici tagli al Welfare) Javier Milei: i quali scimmiottano gli ‘Accordi di Abramo’ fortemente caldeggiati per il Medio Oriente dal Tycoon.
Eccoci poi all’Honduras Gate: un passaggio fondamentale orchestrato sempre dal tandem d’assalto Usa-Israele. Se ne ha la conferma e applicazione concreta con la destabilizzazione del governo messicano guidato da Claudia Scheinbaum e di quello colombiano affidato a Gustavo Petro.
Ciliegina sulla torta, sempre in Colombia, il ‘Project Jupiter’ per condizionare pesantemente le recenti elezioni presidenziali, che hanno visto il successo (taroccato) del candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella, il quale vuole a tutti i costi portare il suo Paese nell’orbita Usa. Non basta: perché appena insediato ha espresso tutta la sua ammirazione per il governo di Tel Aviv, autore del GENOCIDIO del popolo palestinese. Il massimo!
Come grande cornice per questo bel quadro a fortissime tinte neocolonial-imperialiste (e belliciste), c’è da tener ben presente un provvedimento basilare approvato solo qualche settimana fa a larga maggioranza dalla Camera a stelle e strisce: si tratta della ‘United States-Israel Defence Technology Cooperation Initiative’. Una sfilza di parole per significare, in concreto, una progressiva ma totale integrazione militare tra le forze armate Usa e quelle israeliane, gemellate in modo che più stretto non si può sotto il profilo tecnologico, anche in vista delle future ‘cyberwars’.
Capito l’aria che tira, a botte di missili e Intelligenza Artificiale? Cui provvede (sul fronte IA) – come abbiamo ampiamente documentato nei giorni scorsi – il colosso a stelle e strisce PALANTIR (il principale fornitore del Dipartimento della Guerra Usa e del suo omologo di Tel Aviv) e la prima star nel firmamento militare israeliano, ‘ELBIT SYSTEMS’.
Chiudiamo il cerchio tornando al post terremoto ormai nelle mani dei ‘ricostruttori’ israeliani. I quali – fanno notare non pochi ingegneri del ramo – non hanno una particolare esperienza nel settore, non essendo stato mai funestato il loro paese da sismi catastrofici. Esperienza di gran lunga maggiore, ad esempio, per quelli cileni o peruviani, i cui paesi, nel secolo scorso, hanno subito oltre 200 terremoti devastanti.
E allora, arieccoci con la ‘dottrina Donroe’ e la presidente venezuelana ostaggio degli Usa. Figuratevi cosa sarebbe mai successo se avesse osato interpellare un team cileno! Subito cacciata a pedate, nella migliore delle ipotesi…
Per questo, trova sempre più una ragion d’essere lo scenario che abbiamo prospettato nella contro-inchiesta pubblicata il 28 giugno scorso,
VENEZUELA / ANOMALIE & COINCIDENZE. C’E’ LA ‘MANINA’ USA?
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