Sono mesi che la stampa e i mass media definiscono folli autori di reato senza addurre motivazioni valide. Assistiamo al moltiplicarsi di cronache e di indagini della magistratura su casi che, senza motivazioni apparenti, individuano una malattia mentale come causa di comportamenti violenti. Basta essere stati in cura presso un centro di igiene mentale o oppure essere stato visitato una volta da un terapeuta, magari mesi prima affinché ciò autorizzi, chi commenta i fatti – magari da un salotto televisivo – ad individuare in questo la causa di quei comportamenti violenti. Assurdo! È come dire che se sei stato ricoverato una volta in un reparto di malattie infettive sei la causa di una epidemia. Si tratta di valutazioni infondate o frutto di più che radicati pregiudizi. I malati mentali non sono per loro natura violenti … o almeno non lo sono più degli altri.
Proviamo a capire se e come si può riconoscere un folle quanto questo può condizionare la capacità “di intendere e di volere”.
Nelle prime fasi della malattia i sintomi che si vedono sono quelli relativi a un disturbo del flusso della coscienza, a cui si associa spesso una ridotta tolleranza al lavoro e allo stress, in sostanza si registra una sintomatologia che si manifesta in difficoltà ad organizzare il pensiero. Difficoltà che, spesso, si traduce in un deficit dell’interazione sociale, una sorta di ritiro sociale che comporta anche una riduzione della espressività emotiva.
Ma, in sostanza, come possiamo riconosce l’esordio di un episodio psicotico? Basta sapere che è una patologia che compare in un’età compresa tra i 14 e i 35 anni. Si manifesta con sintomi detti “positivi” e “negativi”.
I primi si riconoscono per una alterata interpretazioni della realtà che va da semplici dispercezioni fino a franchi deliri e allucinazioni con produzione di false realtà.
I secondi si manifestano frequentemente con una forma di ritiro sociale, di apatia, di rallentamento sia fisico che emotivo.
Spesso sentiamo la definizione di “stato mentale a rischio”, ciò avviene quando ci troviamo di fronte un caso di psicosi. Cosa si intende con questo termine? Si tratta di una definizione aspecifica e molto generica che utilizziamo anche per quei giovani che manifestano alterazioni percettive. In qualche caso, queste alterazioni, possono essere il segno di un esordio psicotico. Ma può trattarsi anche di un raro caso in cui gli adolescenti fanno uso di sostanze stupefacenti, quelle in grado di alterare le normali attività cerebrali. Forse c’è una relazione tra questi episodi e alcuni casi di cronaca che hanno avuto come protagonisti giovani violenti, che aggrediscono, delinquono e manifestano comportamenti particolarmente aggressivi, spesso senza un apparente motivo. Chiaramente non è possibile generalizzare né dare interpretazioni superficiali a comportamenti che possono avere le più svariate cause … e tra queste anche quella di svelare una malattia mentale latente.
Per comprendere come si può manifestare una psicosi, bisogna sapere quali sono le sue tipiche manifestazioni cliniche. Sono allucinazioni, illusioni, pensieri confusi e disturbati, mancanza di consapevolezza di sé e di essere malati (mancanza di insight), raramente induce comportamenti immotivatamente violenti, piuttosto reazioni a comportamenti percepiti come aggressivi nei loro confronti. Ci troviamo, insomma, di fronte a una perdita evidente di contatto con la realtà, ma spesso senza perdita del proprio senso morale. I comportamenti insomma continuano ad essere la risultante di un insieme di fattori oggettivi, dalla educazione familiare ai propri valori etici acquisiti nel tempo.
La durata di una crisi di questo tipo è generalmente di poche ore, al massimo di qualche giorno, ci troviamo in questi casi di fronte a un “disturbo psicotico breve” i cui sintomi possono essere la manifestazione occasionale di un disturbo post traumatico o anche gli esiti di una depressione sottosoglia o, infine, una semplice manifestazione ansiosa.
Ma quali sono i primi veri segni di follia? Quelli più frequenti sono un sentimento di sconforto, svogliatezza, la produzione di pensieri ossessivi ma anche, più banalmente, disturbi del sonno, ansia e panico. Oppure ancora sintomi produttivi come sentire voci, allucinazioni acustiche, uditive e visive, pensieri confusi o ricorrenti. Tipiche le persone che riferiscono di parlare con i santi, con persone morte o di fantasia
La prima azione da fare è quella di distinguere tra psicosi e nevrosi. Nella distinzione freudiana le nevrosi, sono un tipo di sofferenza che non compromette il contatto con la realtà, quindi curabile anche con un trattamento psicoterapico. Una psicosi, invece, comporta la perdita di contatto con la realtà a causa di una serie di fattori che contribuiscono al suo sviluppo. Gli adolescenti ed i giovani adulti sono considerati più a rischio di sviluppare un episodio psicotico anche a causa dei loro cambiamenti ormonali connessi alla pubertà.
La manifestazione più preoccupante è la depressione psicotica, definizione con la quale si intende la presenza di sintomi del disturbo depressivo maggiore e la contemporanea presenza di allucinazioni e/o deliri. La depressione è considerata in questi casi un sintomo di altre malattie, come la schizofrenia, e in rare occasioni può costituire un serio rischio suicidario se non riconosciuta – e curata – tempestivamente.
Altro disturbo da riconoscere precocemente è la paranoia. I cui sintomi possono riassumersi in sospettosità, timore e sfiducia negli altri che vengono percepiti e considerati come malintenzionati. Le persone sono in questi casi iperattive ed estremamente vigili, vivono in un costante stato di allarme fisico e mentale, hanno una scarsa empatia e sono incapaci di mettersi nei panni dell’altro.
Basta applicare queste semplici conoscenze ai più recenti casi di cronaca nei quali si è richiamata la malattia mentale quale causa scatenante, per capire che nulla c’entra. La malattia mentale è una cosa seria. È densa di sofferenza e non dovrebbe essere chiamata in causa a sproposito solo per acquisire i benefici previsti dalla legge e invocare una sorta di impunibilità.
Ne va della correttezza delle diagnosi … e della credibilità delle sentenze.
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