Pino Insegno (“Reazione a catena”, Rai 1) e solo per fare qualche nome dei soliti noti Bocelli, la Zanicchi e Al Bano, Rita Pavone, Morgan, Pupo, Ruggeri, Max Spezzali, Masini, D’Alessio…eccetera. In altro ambito gli amici della Meloni Venezi (direttrice d’orchestra), Luca Barbareschi, (regista), la De Cristofaro (Rai), direttori e giornalisti di telegiornali del Servizio pubblico e in blocco i conduttori di programmi d’intrattenimento Mediaset, l’immarcescibile Vespa, tanti altri che si dichiarano orgogliosamente follower del melonismo. Il sorprendente De Gregori e in prima battuta Vasco Rossi, nel timore di perdere parte del consenso di loro fan si sono neganti alla richiesta di schierarsi politicamente e hanno svestito i panni di persone pensanti che per la visibilità artistica di cui godono avrebbero più di altri il compito extra di manifestare il loro orientamento nei confronti di temi fondamentali del nostro tempo.
La loro ritrosia è pari alla responsabilità degli elettori astensionisti che non votano, motivati dall’idea qualunquista del “tanto sono tutti uguali”. Oltre i limiti della scomunica c’è il ‘nein’ di Laura Pausini. Ha rifiutato di cantare “Bella Ciao”, canzone inno dell’Italia antifascista che ha liberato il Paese dai nazisti. E allora diventa un caso la coraggiosa scelta di Piero Pelù. Durante il suo concerto a Pescara, tra un’esecuzione e l’altra ha inserito brevi interventi politici, auspicando la ricaduta positiva sulla coscienza politica soprattutto dei giovani spettatori (“Viva l’Italia libera e antifascista”). Non ha gradito il deputato meloniano Testa, uno che non ha mai speso una parola per la sfacciata, dichiarata soggezione alla destra di personaggi in vista.
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