Sono news vecchie di alcuni anni, ma di assoluta attualità se il mondo della produzione non fosse dominio egoistico del sistema economico globale. IN tarda età, un esperto meccanico d’auto inventò un dispositivo che installato sulla sua ‘600’ gli consentì di percorrere la Napoli-Milano con il consumo di appena nove litri di benzina. L’autore di questo prodigio bussò invano alla porta dei costruttori di auto per proporre l’adozione dello straordinario ‘marchingegno’. Un addetto ai lavori gli spiegò che le grandi compagnie di produzione avevano bocciato l’invenzione per non rinunciare a parte dei profitti da vendita della benzina. Un pensionato pugliese, ottimizzò il tempo libero per il bene comune, fece realizzare da bravi artigiani vetri speciali per finestre e vetrine trattate con un dispositivo di sua invenzione che li trasformava, a costi minimi, in pannelli solari. Un docente napoletano di fisica fu autore inascoltato di un esperimento che adottato avrebbe provocato la crisi dei produttori di condizionatori d’aria ma avrebbe determinato un considerevole risparmio energetico e addirittura il benessere di Paesi dove il clima è torrido per gran parte dell’anno. Il prof riempì d’acqua un contenitore di metallo, lo coprì con un foglio di una plastica particolare, lo orientò in direzione di un ‘buco nero’. Dopo circa un’ora la temperatura dell’acqua era diminuita di molti gradi. L’esperimento non suscitò l’interesse della scienza applicata. L’isola di Malta, di notevoli dimensioni, non è servita da un acquedotto, ma da un mega dissalatore che soddisfa la domanda dell’intera comunità’. L’Italia, penisola bagnata per tutto il suo perimetro dal mare, potrebbe ottenere dai dissalatori il fabbisogno per le attività agricole e industriali, ma non lo fa.
La lunga premessa introduce un inedito, interessante argomento. Quanta energia elettrica occorre per garantire il via-vai di 24 ore delle centinaia di treni? Quanta se ne potrebbe risparmiare? Risponde l’esito di un test proposto alla Svizzera che ha installato pannelli solari su un binario ‘attivo’. L’esito? L’impresa Sun-Ways è intenzionata a trasformare le ferrovie europee in impianti solari. Lo ha già sperimentato con 100 metri di pannelli fotovoltaici (potenza 18 kWp) inseriti tra i binari di un villaggio in Val-de-Travers, installati con un’inclinazione particolare per assorbire la massima quantità di luce solare. I pannelli, collocati su tutti i 5.317 chilometri della rete ferroviaria svizzera, produrrebbero un Terawattora (TWh) di elettricità all’anno, ovvero il due per cento del consumo energetico totale del Paese. Nel bel mezzo del disastro italiano di cancellazioni e ritardi dei treni, una notizia con il segno più: grazie al successo ottenuto in Svizzera, la Sun-Ways ha firmato un contratto di collaborazione con un partner commerciale italiano in contatto con il gestore nazionale della Rete Ferroviaria. Sun-Ways ha ottenuto l’approvazione per installare una ferrovia solare in Corea del Sud, e ha in corso colloqui con aziende olandesi, cinesi, indiane e di Singapore.
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