VOCE / UN APPELLO PER RESISTERE E SOPRAVVIVERE

Come silenziare in modo definitivo la contro-informazione. Come azzerare in modo totale le poche voci autonome, indipendenti, autogestite che fra mille difficoltà cercano di sopravvivere e, soprattutto, di fare il loro mestiere: dare una informazione vera, non taroccata, non omologata, non cloroformizzata, sui maxi affari del potere, sulle connection, sul sempre malefico asse politica-mafie-affari. E certo non solo.

Questa è stata, fin dal primo giorno, fin dal primo numero mandato in edicola ad aprile 1984, la missione della Voce: contro-informare, alzare il sipario su tutto il marcio che c’è dietro le omissioni, le veline, le fake news e le bufale della stampa di regime, dei media asserviti vuoi a Big Pharma oppure a Big Tech. O agli altri Moloch.

E, soprattutto, sugli INSABBIAMENTI & DIPISTAGGI di STATO, come è successo in modo vergognoso, e fino ad oggi impunito, con le stragi di Capaci e di via D’Amelio, con l’assassinio di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, o con la strage di Ustica, appena ‘commemorata’ (sic) dal nostro Stato!

 

LE NOSTRE PRIME MAXI QUERELE

Torniamo all’incipit. Come ti soffoco una voce. Come ti silenzio quel po’ di contro-informazione.

C’erano una volta le querele temerarie, sparate a colpi di miliardi di lire tanto per intimidire meglio il giornalista, spesso il free lance, oppure la piccola testata.

La copertina di Sua Sanità. In alto, a destra l’incontro con Giampaolo Pansa nella redazione storica dell’Espresso in via Po, a Roma. Al centro il Premio Saint Vincent per il giornalismo che ci fu conferito al Quirinale nel 2007 dall’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano

La Voce ne ha conosciute non poche, soprattutto nei bollenti anni ’90. All’epoca, i nostri ‘querelanti’ eccellenti furono, per fare solo un paio di esempi, il ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino, che ci lanciò una bordata da 11 miliardi di vecchie lire per aver osato pubblicare “‘O MINISTRO – La Pomicino story, Bilancio all’italiana”; e poi altre palate di lire richieste per uno scoop con tanto di ‘musicassetta’ cellofanata al nostro mensile – titolata ‘O Capogruppo chi s’‘o piglia’ – contenente le voci di Pomicino e dell’allora portaborse scottiano e assessore ai lavori pubblici Aldo Boffa. Una conversazione gustosissima che rendeva in modo plastico il mondo di gestire il potere allora.

Altro querelante eccellente l’allora ministro della sanità Francesco De Lorenzo. Il quale chiese il sequestro del libro a lui dedicato “SUA SANITA’ – Un’azienda che scoppia di Salute” addirittura prima che fosse stato distribuito. Motivo per cui lo denunciammo per ricettazione, essendo di tutta evidenza entrato in possesso delle bozze in modo illegale.

Tanto per raccontare solo due storie, due querele ‘ministeriali’ che ci sono costate un occhio della testa per difenderci, ma che alla fine abbiamo vinto, dopo aver sudato le proverbiali sette camicie, visto come in Italia ha sempre (non) funzionato il Sistema Giustizia. Oggi molto peggio d’un tempo e ben peggio che andar di notte.

Per tutti gli anni ’90 e il primo quindicennio dei 2000, ossia fino a che la Voce è stata un mensile ‘cartaceo’, ne abbiamo beccate a raffica di querele e citazioni civili con annessa esorbitante richiesta di risarcimento danni. Veri revolver, questi ultimi, piazzati alla tempia di reporter e piccole testate, soprattutto: perché si tratta di duelli impari, Davide contro Golia, un carrarmato contro una bicicletta, come descrisse in modo mitico la situazione della Voce un nostro grande amico, Giampaolo Pansa.

E un altro grande amico, nel corso degli anni al nostro fianco, è stato Giorgio Bocca, che nel suo altrettanto mitico ‘Inferno’ del 2005 ci dedicò un intero paragrafo, titolato ‘Una Voce nel deserto’. Poi ci volle con sé quando venne in città per scrivere “Napoli siamo noi”.

Roberto Saviano

Negli stessi anni muoveva i primi passi alla Voce un giovane e talentuoso giornalista napoletano: un certo Roberto Saviano…

Cause e contenziosi legali, comunque, andavano avanti e, nel corso degli anni, ci hanno svenato. Perché è ben noto che alla fine, anche se sulla carta vinci in tribunale, ci rimetti sempre economicamente l’osso del collo. Oltre all’estenuante ‘lavoro’ che c’è dietro la preparazione di ogni causa, per raccogliere carte & documenti a iosa, e quindi sottraendo tempo al già complesso lavoro quotidiano per fare contro-inchieste, per dettagliare & denunciare quel che succede dietro le quinte, mai raccontato dai media sempre più omologati e genuflessi davanti al potere, ai poteri.

Più volte, nel corso degli anni, animati da coraggio e passione civile, abbiamo partecipato a dibattiti e riunioni per trovare vie d’uscita, proporre modifiche di legge, avanzare proposte concrete in grado di porre un freno al sempre più stringente bavaglio imposto all’informazione che non s’arrende. Ma niente: la montagna non ha mai partorito neanche il più minuscolo topolino. Né il sindacato, né l’Ordine dei giornalisti né tantomeno i partiti (sic) di sinistra hanno mai cavato un ragno dal buco. Una precisa non volontà politica di intervenire.

I pochi reporter indipendenti, quindi, lasciati soli a vedersela coi diavoli di turno. Chissenefrega. Ma soprattutto chissenefrega se quel poco di informazione senza bavagli né museruole muore, giorno dopo giorno. Un’agonia ‘scientifica’.

 

E ARRIVO’ DI PIETRO KILLER

La nostra story fa registrare uno spartiacque, un ‘salto di qualità’ poco più di 12 anni fa, per la precisione ad aprile 2014, a trent’anni appena suonati dal primo numero della nostra seconda edizione: quella 1974-1980 era griffata PCI e l’ultimo direttore fu Michele Santoro.

Annita Zinni e Antonio Di Pietro

Quel maledetto aprile 2014, infatti, segnò la ‘fine’ della storica Voce cartacea: mandante del killeraggio Antonio Di Pietro, che non ha neanche avuto il fegato di denunciarci per i tanti articoli pubblicati dalla Voce nel corso degli anni sui suoi mega affari sporchi (‘Italia dei Valori immobiliari’), gli ultimi firmati dal giornalista Rai Alberico Giostra (autore del pamphlet ‘Il Tribuno’). Ma per un ‘articolicchio’ firmato dallo stesso Giostra (mai sfiorato né querelato per tutta la story) sulla maturità del rampollo, Cristiano Di Pietro.

Un pezzo che conteneva solo un piccolo errore, sulla sede dell’istituto dove si svolse la sua maturità. Errore subito rettificato nel numero seguente. Quindi, nessun motivo per dolersi. Ebbene, la preside di Sulmona, e responsabile provinciale di Italia Viva, Annita Zinni, ci citò civilmente per i “gravissimi danni morali, esistenziali e anche fisici” patiti, sparando una richiesta risarcitoria da 69 mila euro, esibendo addirittura certificati di medici e psicologi del suo paese. Primo grado a Sulmona, appello all’Aquila: vittoria scontata per la preside che giocava in casa e anche con un Di Pietro nel motore. Alla fine la condanna sfiora (tra interessi e spese legali) i 100 mila euro.

Alberico Giostra

Da qui pignoramenti a raffica, ufficiali giudiziari in casa che per poco non ti portavano via anche il letto, la testata storica del giornale messa all’asta dall’avvocato di Zinni-Di Pietro. E lui, l’ex magistrato, che ha continuato in questi anni a fare il moralista, addirittura a schierarsi per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere…Lui, che aveva costretto la Voce, nel 2014, a ‘chiudere’ baracca dopo trent’anni di pubblicazioni in edicola. Mentre volava la carriera della preside, altro che “danni esistenziali”… Lo abbiamo documentato in tribunale. Ma non è servito a niente, solo altre palate di denaro spese tra Sulmona e la Corte d’Appello de L’Aquila, senza contare il tribunale di Napoli, competente per i pignoramenti.

Alla fine ci siamo rialzati e con le poche forze rimaste abbiamo deciso di migrare sul web. Scontati i giganteschi danni patiti in termini economici: a fronte di una visibilità forse anche maggiore (perché via internet puoi arrivare in tempo reale ovunque), abbiamo dovuto fronteggiare un crollo degli incassi. Ovviamente azzerati quelli delle copie cartacee, non indifferenti, perché dal 2007 distribuivano e vendevano in tutta Italia, raggranellando cifre che ci consentivano di sopravvivere; e buoni anche gli introiti dalla pubblicità, almeno fino al 2008, l’anno della crisi. Perso anche l’unico contributo pubblico di cui abbiamo mai usufruito, quello stanziato per le piccole cooperative dal Dipartimento dell’Editoria presso la presidenza del Consiglio. Piccole somme che abbiamo ricevuto per 3 anni, poi è calata la mannaia griffata Di Pietro, finito anche quell’ossigeno.

L’ultimo decennio, in pratica, è stato di pura resistenza. E, ora, di vera e propria sopravvivenza, che sta arrivando agli sgoccioli.

 

CENSURE & HACKERAGGI TANTO PER GRADIRE

Lo scorso anno sono arrivate a termine le ultime tre grandi cause che ci hanno visti sul fronte di battaglia: le abbiamo tutte vinte, sotto il profilo morale, deontologico e della legge, ossia della Giustizia, quella con la G maiuscola. Le abbiamo perse, of course, nella aule del Tribunale di Napoli. Con sentenze da brividi, da far accapponare la pelle: quando vedi il mondo totalmente ribaltato e la realtà dei fatti capovolta. Lo abbiamo dettagliato e denunciato nel pezzo uscito prima delle sentenze, messo in rete il 14 ottobre 2023,

AUTUNNO CALDO PER LA ‘VOCE’ / I PROSSIMI TRE APPUNTAMENTI GIUDIZIARI & UN APPELLO PER SOSTENERCI  

 Visto che in via giudiziaria non riescono a farci smettere e a tapparci la bocca, i potenti a cui spesso e volentieri continuiamo a dare fastidio e creare problemi, hanno pensato bene di non ricorrere più a carte giudiziarie, querele & tribunali. Tempo sprecato, hanno pensato lorsignori, visto che il nostro ‘nemico’ non ha soldi, non può pagare, quindi tempo perso.

Come poterlo zittire? In che modo riuscire a danneggiarlo?

Studia studia ecco che sono saltati fuori due metodi semplici semplici, non ci vuole certo un mago, una zingara  o uno scienziato per scovarli.

Censure & hackeraggi.

Ed è così che da un paio d’anni cominciano a piovere, come cavallette, censure via META. Ne abbiamo subite per inchieste sul fronte del genocidio portato a segno da Israele nella Striscia di Gaza; e per reportage sui vaccini Covid killer. Due temi forti della Voce da alcuni anni ad oggi. Ecco un paio di pezzi messi in rete sulle censure via Meta: è del 26 gennaio 2026

MARK ZUCKERBERG / LA SCURE CENSORIA DI META COLPISCE ANCORA

 

Ed è del 7 aprile 2025

BIG TECH / I COLOSSALI DANNI GRIFFATI META-FACEBOOK

 

Ma la creatura di Marc Zuckerberg non ci ha combinato solo questo: ha anche sconvolto il nostro archivio social di oltre 10 anni, causandoci grossi danni economici e costringendoci a pagare sudatissime cifre per cercare di riparare (ma alcuni danni sono irreparabili) e tirare avanti. 

Mark Zuckerberg

Altre catastrofi economiche provocate dagli hackeraggi: per porre riparo, of course, abbiamo dovuto spendere altri soldi che non abbiamo. Per questo siamo arrivati allo stremo e stiamo per alzare bandiera bianca.

Evidente la logica che muove i nostri ‘nemici’, ossia società & persone di cui documentiamo e denunciamo gli affari, le combine e le connection più losche. Perché spendere inutili soldi in querele & citazioni quando è così semplice, con un ottimo hacker, far esplodere il nostro sito?

Detto e fatto. Negli ultimi due anni non si contano gli hackeraggi subiti, denunciati regolarmente alla Polizia Postale: senza alcun risultato, ovviamente. Perché se l’hacker è in gamba, non si fa certo trovare, identificare. Come spararti alle gambe uscendo dal buio e fuggendo, senza alcun testimone.

Ci aspettiamo solo quel che potrà succedere nei prossimi giorni. Perché nonostante la stanchezza fisica e morale, ma soprattutto le insormontabili difficoltà economiche, cerchiamo ancora di mettere in rete inchieste in grado di alzare alcuni veli su santuari intoccabili.

Come abbiamo fatto in queste ultime settimane: con un reportage sui danni inferti dai vaccini killer, i depistaggi della stampa sfascista e soprattutto la colossale sceneggiata OMS sulla pelle dei cittadini di tutto il mondo terrorizzandoli con l’Hantavirus; oppure le possibile ‘manine’ Usa & CIA nel ‘favorire’ il devastante sisma in Venezuela; o ancora, tornando a bomba, proprio sul nostro killer, Di Pietro, lanciato in orbita come candidato sindaco per Milano dalla fascista e plurindagata Daniela Santanchè.

Per tutti questi motivi, per farci sopravvivere e permetterci – finché le forze ce lo consentiranno – di scrivere e pubblicare contro-inchieste su questo potere (o meglio questi poteri) che ci (ossia tutti i cittadini) massacrano ogni giorno, vi chiediamo di darci una mano, sotto il profilo economico. Ossia per alimentare un fondo per spese legali e assistenza tecnica (ossia contro gli hackeraggi), con un versamento sul contro corrente della nostra onlus, oppure

PayPal liberavoce.1@gmail.com

 Se potete, diffondete questo nostro pezzo e questo nostro messaggio. Un grazie di cuore.


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