La satira graffiante di Rino Schettini racconta (vignetta) uno step della megalomania di Giorgia, sorella d’Italia con un passato e un presente incompatibile con la Costituzione antifascista. Ella in cuor suo si allieta nell’osservare gli assembramenti proibiti di chi urla “Duce, Duce”, canta “Faccetta nera” e omaggia Mussolini con il saluto a braccio teso e il grido “Camerata…presente” delle camicie nere. “Yo soy Giorgia”, quanto a intelligenza pura, non è proprio discendente diretta di Einstein, ma è sicuramente dotata di furbizia e cambia pelle in piena campagna elettorale per le politiche che la fa litigare con gli alleati. Sottoscritto un patto segreto con l’amico Trump (“per un po’ fingiamo di litigare”) al fine di dissociarsi dall’inquilino della Casa Bianca malvisto da otto italiani su dieci, ha scelto non esserci alla festa dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Ma. per non seppellire smentire la sudditanza palese o mascherata dall’America, ha compensato il suo “assente” con la presenza della sorella Arianna e di La Russa, vice di Mattarella: ambiguità confermata. L’alibi di Giorgia: “Sono impegnata istituzionalmente”. Spioni sostengono che si trattasse di ben altro, di un appuntamento nell’atelier del suo capogruppo Bignami, per l’occasione sarto, autore della divisa che Giorgia ha orgogliosamente indossato in prova, sognando ad occhi aperti di indossarla per la cerimonia dell’investitura a ’capa’ dello Stato post Mattarella. Guardate come si sente a suo agio!
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