La pattuglia dei direttori reazionari quotidianischierati a favore di Israele “senza se e senza ma”,capeggiati da Alessandro Sallusti e da Mario Sechi, si è recentemente arricchita del direttore de’“Il Riformista”, Claudio Velardi. Questi ha pubblicato una newsletter, che a noi sembra un vero capolavoro di giornalismo di parte.Così l’uomo che un tempo sussurrava all’orecchio di Massimo D’Alema da fidatissimo e, purtroppo, ascoltato consigliere politico. Ha scritto una newsletter, denominata Kippah, che ha. avviato alla grande e poi, con una sua nota, ha iniziato il suo percorso con le seguenti parole.“Buongiorno Kippah, questa doveva essere una newsletter settimanale ma il primo numero ha avuto un tale successo che abbiamo deciso di lanciare il cuore oltre l’ostacolo.La newsletter sarà quotidiana, con l’obiettivo di fare una costante, incessante contro-informazione su quanto accade in Israele e in Medio Oriente”. Tradotto.Quella striscia quotidiana sarà il megafono del direttore su Israele e sulle questioni di politica nazionale e internazionale. Il lupo, come vedete, perde il pelo, mai il vizio.
L’incipit di quella indimenticabile serie di newsletter dà la dimensione esatta dell’Epica Idea partorita dalle menti griffate del Riformista. “La giornata di oggi sui giornali italiani è dominata da una condanna quasi unanime delle operazioni israeliane su Gaza. Il linguaggio è ovunque carico di tensione e di accuse, si parla di ‘attacco al cuore’, di ‘stragi’, di ‘assedio’, di ‘guerra perpetua’, di ‘fame usata come arma’ e, naturalmente, di ‘genocidio’. Tuttavia, quasi nessun quotidiano dà voce al contesto militare, alle minacce di Hamas e ai dati forniti da Israele”.
Da quando il fu marxista Velardi si è seduto sulla poltrona di direttore, è cominciato un diluvio di informazioni e opinioni tutte pro Israele.Un vero e proprio bollettino che pare uscito dallo staff di Netanyahu o, meglio, dagli uffici del Mossad o. dell’addetto stampa dell’esercito israeliano (IDF). Insomma proprio da chi sta portando a termine questo genocidio.
Sorge spontanea una domanda, perché il direttore Velardi fa questo? È tutta una questione di stampo psichiatrico o cos’altro sottintende?
Perché le farneticazioni, le ‘pazzarie’ (per dirlo nel gergo caro al nostro Direttore) sgorgano a getto continuo, inarrestabili, proprio come un fiume in piena.
Ma come si fa in un momento storico come questo che viviamo oggi, con un genocidio che va impunemente avanti,a difendere questo governo guidato da quel Bibi Netanyahu che somiglia sempre meno a un leader democratico e sempre più a un boia nazista? Certo! una cosa è il popolo israeliano, altra cosa però sono i governi genocidi che si sono succeduti negli ultimi anni.Con quale coraggio si difendono acriticamente le ragioni di unoStato Killer che compie sui palestinesi lo stesso genocidio che fu perpetrato nei propri confronti?
Con quale coraggio il direttore Velardi osa parlare di contro-informazione? Cita giornali, singoli opinionisti e tivvù, ma dimentica che esistono ancora media, nella stessa America, che al contrario, cercano di fare una informazione minimamente oggettiva, che rigettano pressioni e minacce quotidiane per poter parlare liberamente di Palestina, di sterminio, di massacri di civili palestinesi soprattutto donne e bambini, regolarmente uccisi da bombe e fame.
Con quale coraggio, il direttore Velardi e i suoi giornalisti, possono ancora ironizzare sulle migliaia di morti palestinesi e sulla fame utilizzata come arma di guerra?
Con quale coraggio si può ancora parlare di Hamas, ignorando che è stata finanziata, fino a poco più di una decina di anni fa, dallo stesso Netanyahu in chiave anti Autorità Palestinese per impedire la nascita dei 2 Stati previsti dall’ONU e da tutti i trattati internazionali? Cose che sanno da tempo anche i bambini delle elementari. Ma Velardi No. Anzi al contrario, circa un mese fa il Riformista ha titolato “A favore di Israele”, un fondo che incitava Bibi a perseverare nella sua ‘giusta’ guerra di liberazione “… da quei porci e inutili palestinesi”, e invitava a raccogliere firme a sostegno di quell’operazione. Una decina di giorni dopo, un’altra prima paginata, riportava i nomi dei primi mille lettori, definendoli “gli eroi che avevanoavuto il coraggio di sottoscrivere la petizione”. E, a quanto pare, oggi quegli “eroi” sono arrivati. ad oltre 8.000, come ha trionfalmente annunciato Velardi in un’altra. newsletter.
Ma pensate che la tragica farsa sia finita qui, derubricata a follia di un Vate invasato, alla stregua di un Dottor Stranamore o del Barone di Munchausen?
No, mai. Perché la chicca è tutta ella coda. L’editore e proprietario de ‘Il Riformista’ è quell’Alfredo Romeo. che, dopo averea lungo fornito servizi ad alcuni. grandi comuni italiani, è finito nelle maglie della maxi inchiesta CONSIP e, dopo numerose traversie giudiziarie, si è opportunisticamente tuffato nell’editoria. Ha acquistato in sequenza prima ‘il Riformista’ e poi ‘l’Unità’, con lo straordinario risultato di risultare in bilico in posizione pro Israele via Riformista e pro palestinesi via Unità.
Un capolavoro. Come dire secondo l’uso in voga di questi tempi “non approvo e non condanno”.
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