Giorgia e Nicola, intervista capolavoro di par condicio. Porro ha superato sé stesso, ha fatto omaggio agli utenti di Telemeloni, nei dieci minuti del suo unidirezionale approfondimento serale tutto sorrisi di compiacimento per docile sudditanza, domande concordate e ammiccamenti, con lo ‘scoop’ di un’intervista da riproporre alle scuole dei Fratelli d’Italia che formano il giornalismo asservito alla destra. Perla di un dialogo-monologo esemplare per assenza di domande scomode e contestazioni verbali, ovvero uno strepitoso inedito di Giorgia, che si prenota per il Quirinale e tiene socchiusa la porta a ‘Futuro Nazionale. “Un presidente di destra non è un tabù, ma fa paura all’establishment”. Sull’amore-odio per il tycoon e l’indice puntato minacciosamente al suo petto: “Non sono antiamericana ma non mi inginocchio”, ovvero il suo abituale “Tutto e il contrario di tutto”. Quel che trapelava con cauta prudenza è venuto allo scoperto. Giorgia si candida a traslocare da Palazzo Chigi al Quirinale. Assurdo, follia di megalomane post Aperol Spritz reiterati, provocazione per “vedere l’effetto che fa…? Ma no, normale replay di auto esaltazione, alato pensiero di “Yo soy Giorgia”…: “Si tratta di una cosa banalissima, che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri. È valso per la presidenza del consiglio dei ministri e potrà valere per la presidenza della Repubblica”. Nicola Porro esulta e per chi sa interpretare le comunicazioni non verbali si capisce perché: non capita tutti i giorni di manifestare entusiasmo, di applaudire Giorgia che dalla fine della tv berlusconiana evoca i proclami di Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia per annunciare con formula ecclesiastica “Habemus President’.
ER MEJO CHE CE STÀ NGIRO
La signorina presidentessa del consiglio non ha bisogno di una versione di Nanni Moretti neofascista che la esorti a dire o a fare “qualcosa di destra”: lei lo dice e lo fa. Nobilitano il regime Meloni un Adolfo (Ursi) e un Benito Maria (La Russa), collezionista di cimeli del Ventennio, politici che non disdegnano di dirsi “orgogliosamente fascisti”, antiabortisti, conservatori e allergici ai diritti civili. Esponente di spicco del club amichettisti è Lollobrigida, cognato di Giorgia lo è più d’ogni altro la sorella Arianna, ‘capa del partito. Questo è certo, Giorgia Meloni non è Nilde Iotti e un saluto romano non è un pugno chiuso, sicché ci rappresentano in Parlamento il ministro della ‘Sovranità Alimentare (!!!), l’altro dell’Istruzione e del Merito, che discrimina tra studenti di serie A e serie B. Peccato, ci mancano il Ministero per la Patria, quello per la Gioventù Italiana del Littorio e il MinCulPop. Alla Farnesina abita Tajani (schiaffo al buosenso) e agli Interni opera Piantedosi, noto gaffeur, braccio destro di Salvini. All’Istruzione sovrintende Valditara che nei suoi libri spiega come l’Impero romano sia crollato a causa degli immigrati. Al Turismo provvede la Santanchè, proprietaria di uno stabilimento balneare, dichiaratamente destrofila, in conflitto di interessi. Stessa accusa per Crosetto ministro della difesa che ha rivestito ruoli di potere all’interno di aziende che si occupano di armi. Alla cultura è andato Sangiuliano, clamoroso eternatore di inciampi storico-geografici del tipo “Dante era di destra”. Incredibile ma vero, Anna Maria Bernini, è la ministra dell’Università e della Ricerca. Calderoli, (nel 2013 dette dell’“orango” all’allora ministra nera Cecile Kyenge) è ministro per la quarta volta. Musumeci, coinvolto nello scandalo dei dati falsi sulla pandemia da Covid è il ministro del Sud e del Mare. Ma peggio, la Roccella detiene il dicastero della Famiglia, di Natalità e pari opportunità e la pensa così: “L’aborto esula dal territorio del diritto, no alle unioni civili, all’eutanasia, alla pilla antiabortiva, alla comunità LGBTI”. Di che stupirsi se noi, tanti, definiamo l’esecutivo Meloni il “governo del nulla”?
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