DON VINCENZO

Consenso entusiasta e il suo contrario, ostilità, preconcetta o variamente motivata: suscitano questa funambolica antitesi la verve satirica, il giustizialismo tranchant di Vincenzo De Luca, sindaco super efficiente della ‘nuova Salerno’, presidente della Campania, di nuovo primo cittadino della sua città che “non lo ha mandò a dire” e ricorse all’insolente aggettivo “stronza” per la sorella d’Italia Meloni. Don Vincenzo è di nuovo il ‘picconatore’: “G7 e G8?” “Inutili e inconcludenti”. Stati Uniti, Nato, Rutte, Trump? “Colpevoli di fallimento della politica internazionale contemporanea. I paesi democratici sono diventati chiacchierifici, le riunioni internazionali sono patetiche, inconcludenti, tempo perso. Il più grande sfaccendato che abbiamo oggi nel mondo? Trump. Siamo arrivati a un livello di plebeismo, di cafoneria, di volgarità e quel che è peggio, di assoluta inutilità. Il mondo è nelle mani di questi cialtroni”. Quasi in contemporanea il tycoon si esibisce in un monologo tragicomico e dice i sé “Sarò onesto, penso che sarei il più grande comunista della storia.(!!!)

 

“COME VA?” “TUTTO BENE!”

Traffico ferroviario in tilt permanente (treni di pendolari e ad alta velocità a singhiozzo, ritardi sistematici di ore, Italia del trasporto pubblico spaccata a metà, sicurezza sui treni e nelle stazioni peggio del far west, guasti a ripetizione. È questa in sintesi la protesta dei viaggiatori italiani e turisti vittime dalle disfunzioni del sistema. Tornando sul ‘licenziamento’ di Donnarumma che ha guidato le FS, Salvini, ministro competente, ha millantato questo inverosimile proclama auto assolutorio: “Numeri alla mano, poi si può sempre far meglio, ma rispetto a giugno dell’anno scorso la puntualità è aumentata del 7%, nonostante il caldo e nonostante i cantieri in più. Le ferrovie italiane sono quelle che a livello europeo hanno il maggior tasso di efficienza”. Il sospetto? È  possibile che l’afa e il sorpasso subito dall’ex generale nazifascista possa avergli procurato distonie neurologiche.

 

CIN-CIN

Meloni e Giorgetti raccattano qua e là, ghigliottinano a destra (errore, a sinistra dove c’è già disagio, povertà, carovita, aumenti delle tasse per chi già le paga). Loro brindano a calici di Moet Chandon, esultano, festeggiano giulivi l’ingresso nelle casse dell’erario di una cinquantina di milioni di euro, frutto della tassazione a carico dello sceicco Al Thani, esponente della famiglia reale del Qatar, neo proprietaria della sontuosa villa Certosa venduta dagli eredi del megalomane, la stessa dove Berlusconi ‘bunga-bunga ospitò anche il seminudo Putin. L’auspicio è che Al Thani sia considerato gradito ospite dell’Italia e non ‘migrante da remigrazione’, che i 50 milioni incassati come inaspettata manna, di cui Meloni e Giorgetti non hanno alcun merito, non finiscano frammentati in investimenti improduttivi. Commenti? Mamma mia, che pena la salute della nostra economia se gongola per 50 milioni di euro passivamente intascati dallo Stato a fronte del crescente debito pubblico di 3.155 miliardi di euro, ovvero di 52mila euro per ogni italiano (neonati inclusi), per chi pensa che lo champagne Moet Chandon è una stazione sciistica da Vip.


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