Contro l’ineccepibile veto al progetto di un ponte universalmente contestato per mille una ragioni, Salvini le prova tutte e colleziona uno dopo l’altro comportamenti che un Paese normale, non inquinato dal melonismo avrebbe da tempo cancellato con le dimissioni del responsabile. No serve ravvivare la memoria, replicare i motivi che hanno bocciato la velleitaria, narcisista, auto promozionale intenzione, in tempi di magra, di sottrarre risorse essenziali per il welfare e destinarle a un’opera discutibile in termini di costi, utilità, di vulnus ambientale ed esposta al rischio intromissione di corruttori e corrotti. È storia nota: proclami sull’avvio dei lavori sistematicamente smentiti dai fatti, raccontati dall’informazione indipendente dal regime di Palazzo Chigi. L’idea di tornarci su si deve alla notizia di un’intercettazione, di un nuovo capitolo inquietante dell’inchiesta per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio aperta nell’ambito della progettazione del Ponte sullo Stretto, alla denuncia tentativi di influenzare e orientare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera Cipess che finora non ha approvato il progetto definitivo.
Telefonata tra l’amministratore delegato della Società Stretto di Messina Ciucci e Giacomo Francesco Saccomanno, ex componente del Cda della società Stretto di Messina Spa, ex consulente di Salvini al ministero dei trasporti, quando era ancora nel consiglio di amministrazione della società, ora indagato insieme all’ex presidente della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio Tommaso Miele e all’imprenditore Vincenzo Virgiglio, presidente dell’associazione Accademia Calabria. Saccomanno-Ciuci: “Abbiamo vinto al totocalcio? La risposta: “Ancora no, ma potremmo vincere”. l’avvocato Saccomanno sembra convinto che le cose si mettano per il meglio e chiede un incontro riservato per rivelare la notizia. C’è anche una frase attribuita a Salvini sul possibile coinvolgimento di altri giudici contabili: “Se i magistrati vogliono la guerra, guerra sia”, si riferiva evidentemente alla bocciatura del progetto da parte della sezione controllo della Corte dei Conti. La “buona notizia” riguarderebbe informazioni riservate sull’andamento della procedura alla Corte dei Conti, acquisite tramite l’ex magistrato Tommaso Miele (“Non sono assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi”), che si è dimesso dalla presidenza del Collegio dei revisori del Consiglio Superiore della Magistratura dopo le notizie sull’inchiesta). Incredibile, ma vero, resta in piedi l’obiettivo rinviato più volte di far partire i cantieri nell’ultimo trimestre dell’anno.
Bonelli, Europa Verde: “Da mesi denunciamo che il Ponte è un’ossessione ideologica che costerà 14,5 miliardi di euro di soldi pubblici. Oggi quell’ossessione è travolta da un’inchiesta per corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Salvini venga in Parlamento.” E i 5Stelle: “Sul progetto insensato del Ponte sullo Stretto emergono particolari inquietanti relativamente alla società ‘Stretto di Messina Spa’, accolita che ha fatto delle opacità e delle capacità manovriere dei suoi manager la sua cifra, mentre la premier Meloni fa la gnorri rispetto ai fallimenti collezionati in questi anni dal suo ministro delle Infrastrutture, che in qualsiasi altro Paese sarebbe già stato liquidato da un bel pezzo”.
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