Il sistema dell’economia mondiale, dominato dai potenti della Terra, come risponderà ai licenziamenti in massa conseguenza dell’Intelligenza Artificiale’? Domanda girata a ‘Copilot. La risposta ‘onesta’: “Ci saranno più risposte contemporanee, alcune intelligenti, altre tardive, altre ancora conflittuali. Certo, le economie avanzate cercheranno di “assorbire il colpo”. I Paesi con welfare forte (Europa, Canada, Giappone) tenderanno a distribuire l’occupazione residua (utopia la settimana di 32 ore, 4 giorni lavorativi?), ad aumentare i sussidi e i redditi minimi, a investire in formazione continua per spingere le persone verso lavori complementari all’IA, a tassare i profitti dell’automazione e finanziare il welfare. Questi Paesi non possono permettersi milioni di persone senza reddito, sarebbe e forse sarà, una bomba sociale. Negli Stati Uniti: licenziamenti rapidi (???, ndr), creazione di nuovi settori (IA, biotech, robotica, difesa), alta mobilità del lavoro, welfare più debole (!), tensioni sociali. I Paesi emergenti rischiano di più (India, Brasile, Sudafrica, Sud-est asiatico). Molti lavori sono facilmente automatizzabili, il welfare è debole, la popolazione giovane e numerosa. Nessun dubbio, le imprese globali faranno ciò che conviene al capitale (!!!), licenzieranno. Le misure ipotetiche: Robot tax / AI tax, sostituzione del lavoro umano con IA, reddito di base o reddito minimo universale, per evitare il collasso dei consumi, proprietà pubblica o collettiva dell’IA, fondi sovrani che investono in IA e redistribuiscono i profitti ai cittadini a favor di educazione, cultura, ambiente, artigianato, turismo. Di fatto: senza politiche adeguate licenziamenti massicci, crollo dei consumi, aumento della povertà, instabilità politica, concentrazione del potere economico in poche aziende tecnologiche. E non è fantascienza. È possibile uno scenario positivo? C’è chi sostiene che se gestita bene, l’IA può ridurre i lavori alienanti, aumentare la produttività globale, permettere più cultura, cura, creatività, rendere il lavoro una scelta, non una condanna. Ma il sistema globale dovrebbe rispondere con più welfare nei Paesi ricchi, minore instabilità nei Paesi poveri, meno profitti per le grandi aziende, per redistribuire nuove forme di lavoro, di reddito. La domanda politica del XXI secolo diventa: chi possiede l’IA? Chi beneficia della sua produttività? Ovvio, purtroppo i big mondiali come Musk, Bezos. E intanto, solo per fare uno di molti ‘casi’, i maxi licenziamenti all’ufficio per l’intelligence nazionale Usa’ (fonte Cnn): tagli massicci del personale.
L’Intelligenza Artificiale ha già causato la perdita di oltre 425.000 posti di lavoro a livello globale. In Italia, casi recenti come quello della multinazionale Invest Cloud a Marghera hanno coinvolto decine di dipendenti licenziati per riorganizzazione aziendale con IA. Grandi aziende tecnologiche come Meta e Amazon hanno ridotto la propria forza lavoro. In Italia le professioni più a rischio includono operatori di customer care, addetti al data entry e impiegati amministrativi. Negli Stati Uniti, la le conseguenze dell’IA sono considerate lecite ed è la principale causa di licenziamenti. Le lauree in informatica, statistica e business risultano tra le più rischiose. Farmacia, infermieristica e scienze dell’educazione sono tra le più sicure. I lavoratori licenziati? Sono i meno propensi a usare la IA. E allora? Nuvole minacciose sul futuro dell’unanimità.
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NEMICI PER LA PELLE
D’accordo, non è un bel momento per l’umanità: cinquanta guerre in corso, milioni di vittime civili, strage di bambini, genocidi, l’intelligenza artificiale preda di tycoon privi di scrupoli, la Terra che brucia, l’onda lunga che alluviona il mondo di regimi anti democratici. Sono corollari di questo orrendo baratro le malversazioni di uno psicopatico rapinatore del bene comune di nome Trump e la drammatica farsa all’italiana del governo del nulla che recita a soggetto la fiction ‘amore e odio’, interprete la Giorgia di Palazzo Chigi, la signorina presidentessa del consiglio. L’idillio all’insegna dell’amichettismo cointeressato dei due soggetti vive attimi di intensa carineria, la ‘sorella d’Italia’ si appropria in autarchia del ruolo di anello di congiunzione Usa-Europa, poi tenta di rinnegarlo quando Trump, secondo solo a Netanyahu, figura come persona e politic-man più sgradito al mondo intero. L’ex borgatara della Garbatella deve guardarsi dalla caduta libera dell’empatia degli italiani, inclusi i nostalgici del Ventennio, attratti dal dichiarato nazifascismo dell’ex generale creator di ‘Futuro Nazionale’. Dichiara la nipote psicologa del tycoon: “Mio zio soffre di declino cognitivo ed è anche un misogeno” Lui cede alla richiesta di Giorgia (che deve dimostrare agli italiani l’avvenuta separazione ‘non consensuale’ con Trump e l’offende: “Mi ha implorato di fare una fotografia, mi fa pena.” Accusa Palazzo Chigi di non aver dato supporto agli States nel conflitto con l’Iran, di aver negato il decollo di un aereo dalla base di Sigonella. Giorgia giura sulla totale estraneità del Paese alla guerra in Iran e lo fa confermare da Crosetto, ministro della Difesa.
OGGI, DI BUON MATTINO parte la gara del sistema informatico nel pubblicare la notizia ‘bomba’ resa pubblica dal segretario generale della Nato Mark Rutte in risposta al presidente Usa, che si è detto più volte deluso e irritato con i Paesi della Nato per non aver prestato assistenza agli Stati Uniti quando ha dato il via all’operazione Epic Fury contro l’Iran. Rutte: “Migliaia di voli sono partiti da basi europee per supportare la missione. 500 dall’Italia”. C’è grande e combattiva curiosità per conoscere la difesa d’ufficio del governo. Se Rutte ha detto il vero e non c’è motivo di dubitarne, Meloni e il suo club di ministri, consapevoli di aver violato il divieto della Costituzione sull’impiego di armi (e ovvio degli aerei) in guerra, dovrebbero rassegnare in blocco le dimissioni. La Giorgia estemporanea anti Trump aveva detto: “L’utilizzo delle basi militari americane in Italia è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non potranno essere violati finché sarò premier. L’Italia rimane una nazione sovrana”
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