Che piaccia o no agli xenofobi, ai remigratori, è inconfutabile: le attività agricole, industriali, edilizie, non espongono il cartello del loro ‘fine vita’ solo perché parzialmente soccorse dal lavoro emerso e sommerso dei migranti. È drammatico l’sos degli imprenditori che denunciano la crisi certificata in un milione di dipendenti mancanti alle attività produttive e il default si aggrava con l’allarme per la denatalità, la patologia incalzante di ‘Paese dei vecchi’. L’inarrestabile migrazione dei giovani si coniuga con la conseguente denuncia del sistema INPS di ritrovarsi tra non molto nell’impossibilità di pagare le pensioni. Possibile soluzione: trattenere i giovani con l’offerta di lavoro appagante, retribuita quanto avviene all’estero, realizzare un impianto diffuso in tutto il territorio di formazione al lavoro per i migranti, potenziali contribuenti fiscali. Purtroppo l’orgoglio italiano è quasi tutto nella furbata della Meloni che per risalire nei tabulati dei like si è intrufolata tra gli alpini in corteo, che di recente hanno messo faticosamente a tacere le denunce (smentite, ovvio) di molestie sessuali nel corso di un loro pittoresco raduno.
CIFRA IMPRESSIONANTE: dal 2011 al 2024 hanno lasciato l’Italia 630mila giovani (55mila ogni anno tra i 18 e i 34 anni, soprattutto del Nord e del Mezzogiorno (40% i laureati). Le cause: salari bassi, precariato, zero meritocrazia. Ammonta a circa 160 miliardi di euro il valore del capitale umano costato al nostro Paese nel 2011-24 (costi sostenuti dalle famiglie per crescere ed educare i giovani italiani emigrati). E dove vanno i nostri ‘ragazzi? Preoccupante il bilancio ingressi-uscite: nove italiani espatriano, i uno straniero viene in Italia. Perché si va via: migliori opportunità lavorative, maggiore efficienza dei sistemi pubblici, riconoscimento dei diritti civili, superiore qualità della vita. Le mete degli espatriati: Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito, Spagna, Svizzera, USA e preferiti di recente Singapore, Paesi Arabi. Prima destinazione dei giovani italiani emigrati è il Regno Unito (26,5%) poi la Germania e a seguire Svizzera, Francia e Spagna. Dal Sud si parte soprattutto per la Germania, il Regno Unito, la Svizzera. E c’è la migrazione interna. Nel periodo 2011-24 si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro-Nord, 484mila giovani in cerca di opportunità e migliori condizioni di lavoro. Cos’altro migliorare per trattenere i giovani in Italia: i criteri per l’accesso ai bandi pubblici, la crescita dimensionale delle imprese, i contratti di stage e apprendistato, la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo libero. Il remigratore Salvini: “Respingimenti, porti chiusi, blocco navale, rimpatri rapidi”. Meloni: “Fallimento dei centri-prigione in Albania”. Ovvero, una serie di clamorosi flop per coprire l’incapacità di trasformare in risorsa l’indubbio problema dei flussi migratori e capire che non solo non si arresteranno, ma assumeranno dimensioni sempre maggiori in questo mondo dominato da tycoon straricchi, e popolato di immense popolazioni vittime di guerre, fame, marginalità.
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