Sempre in bilico il negoziato tra Iran e Stati Uniti per mettere fine al conflitto. A causa, soprattutto, nella ferrea determinazione di Tel Aviv nel proseguire la sanguinaria guerra d’occupazione del Libano Meridionale fino a Beirut.
Conferma infatti in queste ore uno dei falchi, il sionista e ministro delle Finanze Bezalel Smotrich: “Non ci muoviamo di un millimetro. Anche se gli Usa ce lo chiedono”.
Del resto al premier boia, Bibi Netanyahu, sta cuore, in via prioritaria, l’appuntamento elettorale del 27 ottobre, dopo la fresca ricandidatura ottenuta dal suo partito, il Likud. Gli ultimi sondaggi, infatti, non gli sono favorevoli: secondo il 92 per cento della popolazione Teheran ha vinto il conflitto; e una percentuale solo leggermente inferiore, pari all’86,4 per cento, giudica in modo estremamente negativo il memorandum d’intesa raggiunto fino a questo momento tra Stati Uniti e Iran. Il premier nazi di Tel Aviv vuole quindi a tutti i costi uscire da tunnel in cui si è cacciato e non sono da escludere colpi di coda a suon di bombe, missili & eccidi.
Veniamo ora alle questioni di carattere finanziario. Perché le gigantesche spese belliche si fanno sentire, pesano sul bilancio e quindi vanno trovati nuovi fondi.
Fino a questo momento una grossa mano l’hanno data, in particolare, il colosso tedesco ALLIANZ, le 7 sorelle del mondo bancario e i fondi speculativi d’investimento Usa che ormai – come abbiamo tante volte documentato – dominano e condizionano, come un cancro, le finanze e le economie di mezzo mondo. Una perfetta sinergia tra Germania e Stati Uniti, dunque, per sostenere le criminali guerre d’Israele in mezzo Medio Oriente, dalla Striscia di Gaza all’Iran e al Libano, senza farsi mancare la Siria, tanto per puntate sempre più al folle progetto imperialista ‘The Greater Israel’.
Partiamo dalle 7 sorelle che hanno investito circa 20 miliardi di dollari in obbligazioni israeliane pro war dal 7 ottobre 2022 a gennaio 2025. Eccole (tra parentesi l’importo): Goldman Sachs (7,2 miliardi); Bank of America (3,6 miliardi); Citigroup (2,9 miliardi); Deutsche Bank (2,5 miliardi); Bnp Paribas (2 miliardi); JP Morgan Chase (0,7 miliardi); Barclays (0,5 miliardi).
Eccoci alla protagonista indiscusso sulla scena, la regina delle assicurazioni ALLIANZ. Che, sullo scacchiere finanziario internazionale, può agevolmente operare con un attacco a tre punte di diamante: la californiana PIMCO, sbocciata 7 anni fa, nel 2020; PIMCO EUROPE e ALLIANZ GLOBAL INVESTORS.
Il flusso di miliardi investito in obbligazioni israeliane è praticamente incalcolabile, e comunque, rigorosamente top secret.
Per ‘capire’ la forza persuasiva del gruppo, basti pensare solo ad alcuni membri del Global Advisory Board griffato PIMCO.
Partiamo da Joshua Bolten, di evidenti origini ebraiche. E’ stato componente di due tra i più influenti board a livello internazionale: quello di Trilateral Group e del Council on Foreign Relations. Non è certo finita qui: è stato infatti consigliere dell’Office of US Trade e direttore esecutivo per gli Affari legislativi e governativi della star Goldman Sachs a Londra. Ciliegina sulla torta, il ruolo di capo di gabinetto presidenziale nell’era di George W. Bush.
Passiamo a Michèle Flournoy, il cui pedigree non è certo da meno anzi. Spiccano infatti le presenze nel rituale (per i supervip) Council on Foreign Relations e nello strategico Aspen Strategy Group. Ha gravitato sempre ai vertici democratici, occupando poltronissime sia nell’amministrazione Clinton che in quella Obama. E’ stata membro del CIA Directed External Advisory Board, nell’epoca in cui convinse Obama ad intervenire militarmente in Libia. Ed è consulente senior del Boston Consulting Gruoup. Ancora: è autrice di un significativo saggio pubblicato dalla Quadriennial Defence Review in cui sosteneva: “Le forze statunitensi devono essere in grado di combattere e vincere su larga scala due guerre simultaneamente”. Un ‘credo’ che oggi l’Imperatore Donald Trump sta mettendo in pratica con gran determinazione.
Più scarno il curriculum di un altro fantasma nel panorama dei laburisti britannici, che oggi tocca il suo apice con le scontate (da mesi) dimissioni del premier Keir Starmer, protagonista di una serie di autogol ormai epici. Nella fattispecie stiamo parlando di Gordon Brown, una sorta di maggiordomo del numero 1 del Labour Party, Tony Blair, che se l’è cavata alla grande pur conducendo già vent’anni e passa fa il partito allo storico sfascio, e oggi consulente super pagato alle kermesse dei ricchi sauditi nonché ispiratore del fallimentare ‘Board of Peace’, la sceneggiata in combutta con Trump e Netanyahu. L’ectoplasma Gordon Brown – premier britannico per l’espace d’un matin – ha vissuto sempre all’ombra del suo ‘capo’, scodinzolando per un decennio, dal 1997 al 2007. E sempre favorevole, of course, alle politiche interventiste degli Usa in Medio Oriente.
Come detto all’inizio, fra i finanziatori più incalliti delle guerre portata avanti dal governo criminale di Tel Aviv, non possono certo mancare i fondi speculativi d’investimento, quei cancerogeni hedge fund che stanno scientificamente divorando & distruggendo economie e finanze di mezzo mondo: primi fra tutti BlackRock eVanguard, su cui la Voce ha scritto decine di reportage. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare le loro sigle per ritrovarli. Seguno a ruota, negli aiuti finanziari alle wars di Tel Aviv, altri grossi fondi, come State Street, Wellington Management, Franklin Resources e Capital Group.
Cin cin.
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