SÌ, NO, FORSE…MA

Non costa niente connettersi allo tsunami mediatico che avvolge con empiti di sincera solidarietà la signorina presidentessa del consiglio umiliata dal troglodita che occupa abusivamente la Casa Bianca. Sì, bello e fatto! Andiamo oltre. Sulla centralità del ‘caso’ si è abbattuta la tempesta di risentimenti patriottici multilaterali e ha sviato l’attenzione dell’opinione pubblica, l’ha dirottata sull’indecenza del cavernicolo tycoon. Ma qual è il focus della vicenda che sovrastata dal tormentone Garlasco, dei mondiali di calcio orfani dell’Italia rischia di finire in secondo piano? Eccolo. L’inviato di La7 prende spunto dalla foto di un intimo a tu per tu di Trump e della sorella d’Italia e coglie al volo la rara opportunità di intervistare il presidente, che da arrogante cafone gli confida “La Meloni mi ha supplicato di fare una foto con lei. Non l’avrei fatta ma mi ha fatto pena”. Tradotto: ha provato a disconoscere di avermi voltato le spalle, di essersi dimessa da ‘pontiera’ Usa-Europa. Tradotto: ma non ha rinunciato ai vantaggi di essere ‘amica’ di un potente della Terra. Sta di fatto che il governo italiano del nulla non tronca di netto le relazioni diplomatiche con l’alter ego di Netanyahu che ha umiliato e torturato i volontari della flotilla, che tiene in piedi l’import-export di armi con Israele, ma ora cancella la trasferta negli States di Tajani.

Si leva alto e forte il coro di esecrazioni per la rozza tracotanza di Trump che ha maltrattato la Meloni e si dà credito alla fervente italiana, alla sua perentoria smentita (condivisa da La Russa) che nega l’umiliante replica del tycoon alla richiesta di un selfie da postare per confermarsi alleata-amica del presidente, ma in Italia prende le distanze dalla sfiducia, dal deficit di consensi che lo rendono inviso a mezzo mondo e finisce nel tiro al bersaglio di ‘nemici’ al pari di Macron, Starmer, Merz, Sanchez. Stranezze del complicato media system: prima delle rivelazioni-scoop dell’inviato di La7 il giornalismo melonista ha raccontato un G7 con navigazione a gonfie vele e “ottimi” rapporti della Meloni con Trump. Si oscura la memoria dell’idillio pre G7 di Evian di “Meloni fantastica”. E di dimentica l’invito a cena in Florida, la presenza (nessun altro leader europeo) all’insediamento di Trump, le calorose strette di mano, moine e ammiccamenti, l’affettuoso “Giorgia, sei bellissima, una grande leader che fa grandi cose”, la prefazione in inglese al suo libro affidata al Vance, vice tycoon, la storica frase di Giorgia “Spero che potremo dare il Nobel per la pace a Trump” (mentre era complice di Netanyahu e fornitore di armi a Israele). A guerra in Iran in corso sconcerta il pilatesco commento della signorina Giorgia: “Non condivido, né condanno”. Questa replica del lavarsene le mani, che costò la crocifissione a Cristo, calza a pennello per la narrazione del “sì, no, ma”, filone dominante del premierato Meloni e del tormentato rapporto con Trump. Fuori dal coro l’AVS di Bonelli e Fratoianni: “Risultato della subalternità, lo confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Vergogna, credibilità pari a zero, figuraccia all’Italia intera.”


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