Sempre più evidente la mano del MOSSAD – il potentissimo servizio segreto israeliano – nell’assassinio di CHARLIE KIRK, a capo di un grosso impero mediatico negli Stati Uniti ed eliminato da un cecchino a Los Angeles il 10 settembre 2025.
Trumpiano convinto e al timone dell’organizzazione politica di destra ‘Tourning Point Usa’ (TPUSA), negli ultimi mesi Kirk aveva deciso di accusare pubblicamente il governo di Tel Aviv per i suoi crimini a Gaza ed anche per gli attacchi contro l’Iran. Una bomba ad orologeria che doveva essere assolutamente fermata dall’esecutivo guidato dal nazi Bibi Netanyahu: sia perché cominciava a dare fastidio sul serio, soprattutto negli ambienti conservatori Usa; sia perché quell’impero doveva rimanere assolutamente nell’orbita sionista.
E così è stato. Tanto è vero che neanche una settimana dopo l’assassinio, durante la prima assoluta del suo ‘America Comeback Tour’ alla Utah Valley State University, un agente del ministero degli Affari esteri di Tel Aviv, certo Brad Parscale, che fu anche capo staff della campagna elettorale di Donald Trump nel 2020, diviene d’incanto il dominus di quell’impero dell’etere e della trasmissione di punta, ‘The Charlie Kirk Show’. Ufficialmente, infatti, lo stesso esecutivo israeliano stipulò un maxi contratto da 48 milioni di dollari (uno dei più pingui nella storia della tivvù a stelle e strisce) con una sigla intestata a Parscale, la ‘Clark Tower X’ . Nello stesso contratto, viene previsto che la rete e la trasmissione clou sono “incaricati di diffondere la propaganda sionista tra i cittadini statunitensi”; e che la società dovrà “integrare i suoi messaggi filo-israeliani nella Salem Media Network”, eterodiretta da Tel Aviv.
Chiaro?
Nonostante il rocambolesco intreccio di sigle, più chiari e ‘trasparenti’ di così – per capire chi regge le trame della criminale connection – davvero si muore.
E Kirk è morto proprio per difendere le sue idee. Anche a costo di rompere con la moglie e socia, Erika, la quale ha negato che il marito avesse nettamente cambiato linea sul fronte della politica israeliana, mentre ha glissato circa il conflitto con l’Iran.
Invece, a palese dimostrazione del suo cambio di rotta, parlano in modo chiaro le sue trasmissioni, i suoi interventi pubblici e anche i litigi con svariati esponenti conservatori pro Israele.
Ecco alcuni esempi che parlano da soli.
Un mese prima di essere eliminato, Kirk aveva bollato il senatore Lindsay Graham e gli altri sostenitori della politica bellicista di Tel Aviv come ‘pateticamente folli’.
Il 6 agosto 2025, sempre poco più di un mese prima, si era pubblicamente scagliato contro i ‘leader’ e gli ‘stakeholder’ ebrei che lo perseguitavano per le sue feroci critiche alla politica israeliana.
Sempre a metà agosto, nel corso di un ritiro negli Hampton organizzato dal miliardario sionista Bill Ackman, una attivista della potente e influente lobby israeliana negli Usa, Natasha Hausdorff, si era scagliata contro Kirk.
Ancora. Stava organizzando un evento al quale intendeva invitare alcuni personaggi ‘scomodi’: come l’anchorman conservatore (ma anti Tel Aviv) Tucker Carlson, Megyn Kelly fino al comico ebreo antisionista Dave Smith.
Nel giro di pochi giorni, lo stesso Kirk respinge al mittente una ricca donazione in arrivo da Tel Aviv (evidente il tentativo di corruzione) a favore della sua Tourning Point Usa; e, addirittura, decide di declinare un invito rivoltogli direttamente da Bibi Netanyahu per visitare Gerusalemme. Due ceffoni che, di tutte evidenza, non potevano essere perdonati né passar lisci. E così la ‘vendetta’ è stata servita calda calda, meno di un mese dopo.
La ciliegina sulla torta, poi, 4 giorni prima dell’omicidio. Kirk, infatti, viene frontalmente attaccato il 6 settembre, nel corso di un galà privato a Los Angeles, da un altro multimilionario, sempre super sionista, Robert Shillman.
Dopo la sua uscita forzata di scena succede di tutto e di più. Non solo il ‘tradimento’ morale della moglie (evidentemente ‘minacciata’ dal Mossad) ma anche quello dei suoi ex amici e collaboratori sia sul fronte politico (con TPUSA) che giornalistico.
Al suo posto, e soprattutto come conduttore del ‘suo’ programma ‘The Charlie Kirk Show’, viene nominato lo storico responsabile della comunicazione di TPUSA, ossia Andrew Kolvet. Il quale, alla prima occasione, trova il modo di attaccare a tesa bassa uno dei rari deputati repubblicani pacifisti, Thomas Massie, appena sconfitto da un candidato appoggiato da Trump e sostenuto con una ‘donazione’ da 15 milioni di dollari in arrivo da alcune organizzazioni lobbiste e sioniste.
Ma c’è di più. Dopo l’omicidio di Kirk, Kolvet ha la spudoratezza e la faccia di bronzo da ringraziare nel modo più caloroso possibile la società ‘Salem Media Network’, che di tutta evidenza fa capo a Tel Aviv. La quale – in combutta con gli ex fedelissimi del povero Kirk – provvede ad insabbiare & depistare a più non posso.
Un’altra chicca. Cinque giorni dopo, per il precisione il 15 settembre, uno dei più accesi paladini del boia Netanyahu negli Usa, e altro miliardario della serie, BEN SHAPIRO, si presenta negli uffici di TPUSA per annunciare il Verbo. Seduto accanto agli ex collaboratori di Kirk, dichiara che il suo giornale, ‘Daily Wire’, avrebbe donato 1 milione di dollari a TPUSA per “riportare le persone a Cristo, in chiesa e ai valori biblici”. Le facce di bronzo, come si vede, non finiscono mai.
Resta da vedere se la giustizia Usa riuscirà a fare il suo corso, o se – come probabile – prevarrà la forza ‘persuasiva’ dei signori griffati MOSSAD.
Sul giallo ha appena pubblicato un significativo reportage uno dei migliori siti di contro-informazione americani, ‘The Greyzone’. E’ infatti del 18 giugno, firmato da Max Blumenthal, Israeli foreign agent took over Charlie Kirk Show days after his killing
La Voce, a pochi giorni dall’assassinio, ha pubblicato due pezzi. E’ del 13 settembre 2025
OMICIDIO KIRK / L’OMBRA DI NETANYAHU
E del 26 settembre
OMICIDIO DI CHARLIE KIRK / E’ GIA’ DEPISTAGGIO USA PRO TEL AVIV
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