Comincia a trapelare – tra fitti misteri – il famoso memorandum che dovrebbe essere firmato tra un paio di giorni a Ginevra da Usa e Iran. In cui viene previsto un tempo di 60 giorni per raggiungere intese più definite sul delicato fronte dell’uranio arricchito.
Si tratta di 14, ben precisi punti. Succinti e compendiosi, come si diceva un tempo. Ma molto chiari, inequivocabili.
Se verranno approvati, più o meno così come sono delineati, si tratterà di una vittoria storica e a tutto campo del governo di Teheran. E, al tempo stesso, di una colossale figuraccia mondiale degli Stati Uniti. I quali avrebbero quindi scatenato un criminale e sanguinario conflitto (ammazzando anche il presidente dell’Iran Ali Khamenei) per non ottenere praticamente quasi nulla: anzi, se così secondo il memorandum andranno le cose, l’Iran otterrebbe molto più di quanto sarebbe stato mai lontanamente immaginabile.
Non un pareggio, quindi, come hanno fatto rilevare ore fa non pochi analisti geopolitici: ma una clamorosa vittoria per Teheran, un 6 a 1 tennistico che nessun bookmaker sarebbe mai stato in grado di profetizzare.
E, soprattutto, la vittoria di Davide contro Golia, tenuto conto della nettissima sproporzione tra le forze in campo: con il colosso internazionale a stelle e strisce, la più consumata e attrezzata potenza globale, ridicolizzata dal piccolo Iran.
Incredibile ma vero.
Partiamo dal primo punto, il più controverso e aleatorio: perché tira in ballo il governo criminale di Tel Aviv e la sua guerra di aggressione contro il Libano, che anche poche ore fa il premier nazi Bibi Netanyahu ha dichiarato di voler proseguire. La cessazione di tutti i conflitti nell’area compreso quello in Libano – come previsto al punto 1 del memorandum – dipende infatti dalla capacità (e volontà vera) della Casa Bianca di convincere Tel Aviv a cessare quel conflitto. Circostanza tutta da verificare.
Gli altri punti, invece, si giocano tutti tra Usa e Iran.
Vediamo cosa può soddisfare la Casa Bianca.
In realtà, solo il punto numero 9, che riguarda l’impegno di Teheran a “non produrre armi nucleari”
Per il resto tutto sembra palesemente volgere a favore dell’Iran: che quindi, a voler essere precisi, vincerebbe, nel memorandum, per 13 a 1.
Di seguito potete leggere i 14 punti, nero su bianco, e quindi sarete in grado di valutare da soli e effettuare tutte le considerazioni del caso.
Scorrendo rapidamente, comunque, da un punto all’altro, non è di poco peso l’impegno preso dagli Usa (punto 2) a “non interferire negli affari interni dell’Iran, rispettandone la sovranità”.
Così come (punto 5) la sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio iraniano e il pieno accesso di Teheran alle sue risorse primarie.
Ugualmente di gran peso l’impegno (punto 7) che coinvolge Usa & alleati a stanziare la non disprezzabile cifra di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione delle zone distrutte dell’Iran durante il conflitto.
E così come (punto 11), lo sblocco di 24 miliardi di dollari stoppati dall’inizio del conflitto.
E’ importante, come rilevato al punto 12, che venga istituito un organismo indipendente di supervisione per l’attuazione dell’accordo finale.
Così come che lo stesso accordo finale (punto 13) venga ratificato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Lo stesso va detto per il punto 14, secondo cui i negoziati finali non cominceranno se prima non verrà sbloccata le metà dei fondi iraniani stoppati e revocato il blocco navale Usa (già comunque previsto nel basilare punto 3).
Ciliegina sulla torta. Sul fronte dello strategico ‘Stretto di Hormuz’ – balzato per un paio di mesi agli onori delle cronache di tutto il mondo – secondo il punto 3 del memorandum d’intesa verrà riaperto entro 30 giorni dalla firma del memorandum stesso. Ma – viene precisato – secondo “gli accordi iraniani”. Il contenuto è avvolto nel mistero: ma non è difficile presumere che ad Iran ed Oman dovrà essere versato un importo ben preciso da parte di ogni nave che vi transiterà.
Un vero ‘dream’ per Teheran che forse adesso si realizza!
Ecco gli ormai famosi ‘Punti’ dell’altrettanto celebre ‘Memorandum’.
- Cessazione permanente e immediata delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso.
- L’impegno degli Stati Uniti a non interferire negli affari interni dell’Iran e a rispettare la sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran.
- La revoca completa del blocco navale entro 30 giorni.
- L’impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dalle aree circostanti l’Iran.
- La riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni secondo gli “accordi” iraniani.
- La sospensione delle sanzioni sul petrolio, sui prodotti petrolchimici e derivati, e il pieno accesso dell’Iran ai relativi proventi finanziari.
- L’obbligo per gli Stati Uniti e i loro alleati di presentare piani di ricostruzione per l’Iran del valore di almeno 300 miliardi di dollari.
- Sessanta giorni di negoziati per raggiungere un accordo definitivo sulle questioni nucleari e la revoca completa delle sanzioni primarie e secondarie statunitensi, nonché delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei Governatori dell’AIEA.
- La riaffermazione da parte dell’Iran del suo impegno, ai sensi del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), a non produrre armi nucleari.
- Durante il periodo di negoziazione, gli Stati Uniti si sono impegnati a non aumentare le proprie forze nella regione e a non imporre nuove sanzioni.
- Lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati durante i 60 giorni di negoziati finali. Metà di tale importo dovrà essere messa a disposizione dell’Iran prima dell’inizio dei negoziati.
- La creazione di un meccanismo di supervisione per l’attuazione dell’accordo.
- L’accordo finale sarà approvato tramite una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
- I negoziati finali non inizieranno prima che venga sbloccata metà dei fondi iraniani congelati, che le sanzioni petrolifere contro l’Iran vengano sospese e che il blocco navale venga revocato. L’accordo finale si limiterà al destino dei materiali arricchiti e dell’arricchimento dell’uranio, all’allentamento delle sanzioni e al programma per la ricostruzione dell’economia iraniana. Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi della Resistenza sono state definitivamente escluse dall’agenda.
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