DONALD, KING OF THE GOLF

Scene da western a firma di Sergio Leone: nella bolgia di un saloon dove sgambettano donnine allegre tipo ‘can can’ e il whisky va via come acqua si affollano curiosi attorno al tavolo del poker. Johnny ‘pistola rapida’ estrae dalla fondina la ‘sei colpi’ e fredda il torvo Michael ‘o Connolly, sorpreso a barare. Ora, campi da golf anni venti del terzo millennio: il tycoon accantona i doveri istituzionali di peggior presidente degli States in favore dello sport dominato dal mitico Tiger Woods. E quanto costa agli americani un suo weekend sul green delle 18 buche? Autorevoli osservatori lo hanno calcolato in 18,2 milioni di dollari (e non è una fake news).

C’è di peggio: l’inquilino della Casa Bianca è stato accusato da giornalisti, celebrità e avversari, di imbrogliare durante le partite. Le scorrettezze: spostamento non autorizzato della pallina, l’aiuto dei caddy, palmares di vittorie in tornei fantasma con lui unico giocatore. In un suo libro Rick Reilly, ex Sports Illustrated, ha analizzato per anni il comportamento di Donald Trump sui campi da verde e documentato i suoi trucchi. Racconta che il presidente sposta le palline con le mani, racconta bugie, corrompe i “corrompe” i caddy e cerca di avvantaggiarsi quando gli altri sono distratti o di spalle: “Dire che Trump bara è come dire che Phelps nuota”. Reilly sostiene che Trump non rispetta nemmeno l’etichetta sportiva: non si toglie il cappello quando stringe la mano agli avversari a fine partita e attraversa il campo con la golf cart, che secondo il giornalista nel golf equivale a “stendere il bucato nella Cappella Sistina”.

Trump è soprannominato ‘Pelè’ per l’abilità nel calciare la pallina fuori dal rough o da posizioni scomode. È accusato di mentire sui punteggi e di assegnarsi vittorie quando nessuno lo guarda.  L’attore Samuel L. Jackson e il musicista Alice Cooper hanno affermato di aver assistito a spostamenti di palline o alterazioni di punteggio da parte di Trump. Mister Donald ha grande stima di sé e delle sue capacità, è convinto che pochissime persone sono in grado di batterlo. Alcuni giocatori hanno accusato Donald Trump di essere un imbroglione e Reilly cita due episodi. Il primo sarebbe avvenuto alla presenza di Samuel L.Jackson, l’attore avrebbe visto coi suoi occhi la pallina lanciata da Trump finire in acqua e il  caddy del presidente avrebbe giurato, di averla trovata nell’erba. Del secondo sarebbe vittima Mike Tirico. Durante una partita a golf col presidente, il giornalista sportivo ha tirato una pallina sull’erba a 200 metri di distanza e l’ha ritrovata a 15 metri dalla buca, su una zona sabbiosa. Per tutta la partita non è riuscito a spiegarsi come fosse stato possibile. Il caddy gli ha confidato che Trump l’aveva spostata.


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