QUASI PACE

Sembra un festival anarcoide, schizofrenia di una mente a cui mancano molte rotelle, scelleratezze in libera uscita, minacce di ciarlatano, promesse inevase di marinai di lungo corso, ma sono la mistura maleodorante di nefandezze del presidente degli Stati Uniti. Nel suo testone di pelame ossigenato, nel giorno di ottuagenario il tycoon avrebbe voluto firmare e celebrare la fine dell’aggressione all’Iran, lo stop all’invasione estensiva, cruenta, di Netanyahu del Libano e con fiumi di champagne il via libera del petrolio nel canale di Hormuz.

È un ring il proscenio allestito per l’osanna dei followers all’indecente inquilino della Casa Bianca di fans in delirio di sovranismo, il sontuoso tavolo presidenziale pronto a ospitare la firma a distanza del ‘trattato’, giudicato da analisti super partes vittoria ai punti di Teheran. Non c’era, non poteva esserci la pergamena da siglare in contemporanea con l’Iran per dare concretezza completa e definitiva alla mediazione del Pakistan per la pace. Quello approvato è solo un ‘memorandum d’intesa’ il prologo di negoziati per nulla scontati se a rispettarli è chiamato da una parte Trump, primatista mondiale di decisioni prese al mattino e cancellate a sera e dall’altra incombe il sospetto di aver accettato solo per opportunismo un paio di clausole a cui l’Iran potrebbe contravvenire dopo la firma del trattato annunciata ma non ancora avvenuta. Che c’è di imprescindibile nell’aver accettato di liberarsi dell’uranio arricchito, di fermare la produzione di ordigni nucleare? Chi dovrebbe controllare che Teheran non bluffi e aggiri gli impegni assunti, ad esempio liberalizzare senza imporre pedaggi il transito nel canale di Hormuz? Come impedire che focolai di guerra impediscano il rispetto della trattativa se il tycoon non può e forse non vuole impedire a Israele di rendere infinita la guerra per evitare la galera al premier genocida? La certezza: se a suo tempo l’America subì l’umiliante sconfitta in Vietnam, l’esito della pace se sarà codificata e duratura,  i cento giorni del conflitto in Medio Oriente hanno reso più forte l’Iran, più deboli gli aggressori, hanno e favorito l’economia della Russia (maggiore costo delle sue energie e stop alle sanzioni Usa sul petrolio) e della Cina. Resta inalterata l’ansia del popolo iraniano di liberarsi del regime.  Buon compleanno mister Trump!


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