MODERATI “SMODERATI”

Quasi una congiura. Autorevoli testimoni sono giornalisti, politologi, anchormen, testimonial, persuasori per nulla occulti della strategia a favore della repressa libido che agita il vasto territorio dei moderati soci del club politico “centrismo e aggregati”. Il multiforme sommovimento trae linfa e sostegno dall’esito di un evento incoraggiante per il popolo dell’anti-melonismo, dai ‘no’ esorbitanti al referendum sulla separazione delle carriere, chance poi sprecata dalle opposizioni in stand by per il nodo irrisolto della leadership e l’ipnosi permanente del Pd incapace di elaborare il progetto richiesto per proporsi come protagonista della ‘rivoluzione’ richiesta per ripristinare tutti i capitoli trascurati della giustizia sociale, le omissioni responsabili della frattura Pd- -bisogni delle persone.

Si delinea la contraddizione. Gli ex Dc, in associazione con il molteplice manipolo di moderati, contesta ai vertici dei dem il distacco dalla società reale, ma proponendosi come seconda ‘gamba’ dell’opposizione tende a frenare i segnali, in verità labili della sinistra di recupero di rappresentatività degli ‘ultimi’. Caso limite è Pina Picierno. Convinta dal fermento che si aggira con sempre maggiore invadenza tra moderati come Prodi, Delrio, Fassino, Franceschini…la ex Pd contribuisce al boicottaggio di quanto residua nel ‘campo largo e rompe la compattezza, per suo conto problematica, della sinistra.   Un paio di concomitanze lo sottolineano: Renzi riemerge dalla solitudine degli  esclusi, si accredita nel ruolo di giudice del melonismo, ma nasconde la spinta potenziale al protagonismo di moderato e boccia con adeguato clamore la ‘patrimoniale’, anche per ragioni di casta.

La Repubblica di ieri, a pagina 13, l’editoriale “Il punto” di Stefano Folli, che forse pensa di dover anticipare la possibile sterzata centrista del giornale venduto al tycoon greco che fa incetta di testate europee (e, si dice che operi in combutta con l’amico Trump. Scrive Folli, citando  Bettini, politico di cultura derivata dal Pci,  che colpo su colpo (Pd-destra, ndr) non è la scarsa fiducia nei confronti”  di Elly Schlein, quanto la spinta a favore di Conte, leader in grado di guidar tutto il centrosinistra al duello finale cona Meloni… Aggiunge: “Quella che oggi continua  a mancare (nel Pd, ndr) è la famosa gamba centrista…liberal-democratica della coalizione…Più si consolida l’asse a sinistra, espellendo i moderati ( ma che espulsione, si auto espellono! ndr) più si scivola verso posizioni che sembrano incongruenti per una coalizione che aspira a governare un Paese della Nato (come ??? Ndr). Folli sfiducia Casini e Franceschini e, voilà, propone di eleggere a faro dell’operazione ‘meno sinistra’ tale Alessandro Onorato, assessore della giunta romana di Gualtieri, imprenditore nel rampo della ristorazione (!!!) impegnato a tessere una rete italiana di liste civiche a sua immagine e somiglianza, politico noto per impersonare la moderazione. “L’idea di un centrosinistra senza correttivi (senza moderati, ndr) nega l’ottimismo per l’esito della sfida alla destra.” Sic dixit Folli e la Repubblica, che lo ospita, sembra condividere l’analisi, le sue previsioni per il futuro politico dell’Italia.


Scopri di più da La voce Delle Voci

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento