“SI FA-RÀ…SI FA-RÀ”

Il Matteo sponsor suicida di Vannacci, se ne sta aggrappato al mantra del ponte, non  recede dalla sciagurata idea di una struttura delegittimata da ogni punto di vista. Si capisce l’ostinazione a difenderla contro le solide motivazioni negazioniste di chi si oppone allo sperpero di risorse da investire altrimenti, per il ‘bene comune’. Stupisce leggere quanto scrive a Merlo di ‘Posta e risposta’ (la Repubblica) un lettore a commento del caso di corruzione generato dal progetto Ponte sullo stretto. Ricorda (noi lo avevamo dimenticato) che Merlo si disse favorevole alla realizzazione del ponte e chiede se riusciremo a togliere il ponte dalle mani di Salvini.  Nella risposta Merlo: “Se Salvini avesse avuto veramente a cuore il ponte, che rimane un’opera bellissima (!!!) avrebbe fatto un passo indietro” (???). Considerata la magnificenza spettacolare e funzionale di decine di ponti del mondo, narrata da abili documentaristi, si fa strada il sospetto sull’ingerenza di interessi illegittimi di chi pubblicizza come prossima  la realizzazione della saldatura Calabria-Sicilia con un ponte,  utile solo alla visibilità del Salvini sul viale del tramonto,  a politici spregiudicati, alle imprese delegate a gestire  i 15 miliardi (e oltre) per l’opera di ingegneria universalmente contestata, specialmente dai siciliani esasperati per lo stato delle  comunicazioni interne dell’isola da Medio Evo, la crisi irrisolta dell’acqua potabile che manca, il rischio di corruzione e infiltrazioni mafiose nella gestione delle risorse assegnate all’opera. E contesta il caso “ponte” l’Italia vittima della sanità in ginocchio, delle povertà, della mancata tutela dei diritti primari, primo fra tutti il lavoro che non c’è (o quello ce c’è ma sottopagato).

Non conosce soste l’opposizione al progetto (sinistra, ambientalisti, progettisti) ma non riesce a smontare la determinazione di Salvini che imita la Meloni e la sua strenua, urlata, difesa dei centri-prigione albanesi per migranti. Gridò a vene gonfie: “Fun -zio-ne-ranno, funzio-ne-ran-no”. E Salvini: “il Ponte si fa-rà, si fa-rà “. Annuncia a più riprese il via ai lavori (mai iniziati). Arriva un primo caso di corruzione nella gestione della fase pre operativa della struttura, riparte la contestazione tecnico amministrativa dell’affare “ponte sullo stretto” ma si può scommettere, Salvini tirerà dritto (il “me ne frego” è di casa nel ministero di cui è inefficiente titolare) fino al prossimo scandalo. “Il governo fermi i lavori” chiedono le opposizioni in Parlamento, “avremmo evitato il nuovo debito con la Ue, concesso per investire in energia rinnovabile e non per calmierare costi di bollette e carburante come pensa di fare il governo Meloni”.


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