BIBI NETANYAHU / IL LIKUD LO RICANDIDA PREMIER AL VOTO DEL 27 OTTOBRE

Bibi for ever.

Sì, avete letto bene: il criminale di guerra (e di pace) Benjamin Netanyahu è stato appena ri-candidato come premier alle elezioni di novembre prossimo dal suo partito di estrema destra sionista, il Likud.

Questo il trionfale annuncio: “Sì, si candiderà e, con l’aiuto di Dio, vincerà”.

Poche ore prima – come nella sceneggiata napoletana e i suoi giochi delle parti – aveva recitato il suo sodale di sempre, Donald Trump, nel corso di un’intervista rilasciata a Bbc News: “Non lo so se si candiderà, ha già avuto una carriera incredibile. Vuole continuare? Perché sai, è un primo ministro in tempo di guerra…”.

Pare il copione di qualche giorno fa. La burrascosa telefonata tra i due, con il Tycoon che fa il duro e insulta Bibi, fa il giro del mondo. Mentre nelle stesse ore va in porto un accordo ‘storico’ tra Washington e Tel Aviv, grazie al quale gli appartati militari dei due paesi in futuro saranno una sola entità, sotto il profilo tecnologico: uniti per sempre, for ever

Manifesti del Likud

Aveva avuto la vista lunga, il premier nazi di Tel Aviv, lo scorso autunno, quando interrogato sul tema, per la precisone se si sarebbe o meno ricandidato, rispose lapidario: “SI”. E, poi, se si aspetta di vincere, un’altra replica che non lascia scampo: “SI”.

Per Netanyahu si tratterebbe del quarto mandato, in caso di elezione: dopo il primo piuttosto breve del 1996, quello record quasi ininterrotto dal 2009 al 2021 (un paio di brevi parentesi), quindi quello attuale, in epoca di guerra.

Passiamo a vedere gli scenari per il voto.

La situazione è di estrema incertezza e i sondaggi non poco volatili. La maggioranza, più che sulla sua forza, può contare sulla non forza e non compattezza dell’opposizione. Quest’ultima è attualmente in vantaggio di pochi punti, facilmente recuperabili.

Tutti i partiti, più o meno, sono compatti sulla linea della sicurezza assoluta per Israele, costi quel che costi.

Alla destra della destra sono schierate le formazioni che fanno capo agli ultrasionisti Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Interna, e Bezalel Smotrich, ministro della Finanze. Si tratta, rispettivamente, di ‘Potere ebraico’ guidato dal verme che ha catturato, aggredito e insultato l’equipaggio della Flotilla (mesi prima si era presentato nelle galere di Tel Aviv mostrando ai prigionieri palestinesi le immagini dei parenti squartati); e di ‘Sionismo religioso’, capeggiato da quello Smotrich che guida il forsennato e illegale assalto dei coloni israeliani per conquistare fette sempre più ampie della Cisgiordania.

Itamar Ben Gvir

Netanyahu ha assoluto bisogno dei loro voti per formare il prossimo governo. Ma, così facendo, corre il rischio di perdere consensi al centro, dove spicca la formazione ‘Yesh Atid’ fondata dall’ex premier Yair Lapid, non poco critico nei confronti del premier per la gestione di tutto il conflitto, comunque fermo nel bollare come terroristi Hamas e Hezbollah, e a favore di un rafforzamento dell’alleanza con Stati Uniti ed Europa.

Un ultimo sondaggio effettuato da ‘Israel Democracy Institutes’ parla di un 61 per cento di israeliani che non sarebbero favorevoli ad un ennesimo governo a guida Netanyahu. Quello stesso 61 per cento che si esprime a favore di una nuova legge che limiti ad un massimo di due i mandati come premier.

Da tener presente, sullo sfondo ma non poi tanto, i 3 processi per maxi corruzione sospesi per l’emergenza nazionale continua ma che pesano come macigni su capo di Bibi; e uno per quanto riguarda i fondi arrivati ad Hamas via Qatar. Per questo lo stesso Bibi chiede di continuo la grazia al presidente Isaac Herzog e ha fatto perorare la sua causa dall’amico Trump (che glielo ha pure rinfacciato nel corso della burrascosa telefonata). Un candidato ri-premier e al tempo stesso possibile galeotto?

Mancano poco più di 4 mesi al voto. E con l’aria e i venti di guerra che tirano, può succedere davvero di tutto…


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