“Nessun genocidio mai, si tratta solo di vergognose fake news. E il Mossad dovrebbe dar la caccia e perseguire chi le diffonde”.
Ha le idee chiare e non ha peli sulla lingua il presidente del Congresso Ebraico Mondiale, RONALD LAUDER, intervenuto ad un convegno organizzato a New York dal quotidiano di Tel Aviv ‘Jerusalem Post’
Ecco alcune deliranti frasi pronunciate dal super sionista doc.
“Il genocidio a Gaza è una pura menzogna, quelle sui social sono solo false fake news. Il Mossad dovrebbe dar la caccia e perseguire chi le diffonde. Sono pronto a donare al Mossad miliardi di dollari per farlo e per difendere l’onore di Israele”.
Si tratta del rampollo dei fondatori delle celebre casa di cosmetici, la ‘Estée Lauder Companies’, al vertice del Congresso Ebraico da quasi un ventennio, per la precisone dal 2007. Farebbe meglio ad occuparsi dei suoi trucchi & belletti, e a sparare meno cazzate a livello planetario, nonché minacce per le quali dovrebbe subito finire sotto processo. E andrebbe passato ai raggi x quel Congresso ebraico, per capire su quali altri pingui finanziamenti può contare e quali luride operazioni sponsorizza.
Così come andrebbero accesi e puntati molto meglio i riflettori sulla incredibile notizia arrivata qualche giorno fa dal Congresso Usa – e ripresa dalla Voce nella cover story griffata Donald Trump – circa l’accordo che Washington ha appena raggiunto con Tel Aviv per una fusione perfetta dei due colossi militari (ossia gli eserciti) sotto tutti i profili, soprattutto quello cyber. Una news dirompente, eppure totalmente oscurata dai media occidentali, per non parlare quelli di casa nostra regolarmente genuflessi davanti a Usa & Israele.
E ancora: nessuna sanzione mai nei confronti di Tel Aviv dal nostro esecutivo sfascista: anzi, nel corso dell’ultimo anno sono sensibilmente aumentati sia gli scambi commerciali con Israele che, soprattutto, le nostre forniture di armi al governo guidato dal nazi Bibi Netanyahu impegnato nel portare a termine il GENOCIDIO nella Striscia di Gaza. Incredibile ma vero.
Torniamo per un momento alle parole di mister Lauder.
Il quale auspica una risposta molto più “aggressiva e organizzata contro la campagna di disinformazione e le narrazioni ostili ad Israele”.
E propone la creazione di una struttura dedicata alla comunicazione strategica, dotata di un budget arcimilionario, con il coinvolgimento delle principali istituzioni a stelle e strisce. Dovrà contare su una agguerrita direzione e redazione, una sede centrale e risorse significative, anche grazie al forte sostegno da parte della comunità ebraica internazionale, la potente lobby sionista radicata soprattutto negli Usa ma non solo.
Insomma un vero e proprio Ministero della Propaganda ai tempi del Reich, guidato da un novello Joseph Goebbels. Caso meglio scelto proprio dal re dei cosmetici e del look…
Un altro che dà i numeri è l’ex premier israeliano NAFTALI BENNETT. Il quale, nel corso di una conferenza a Gerusalemme sui rapporti tra Israele e la comunità ebraica internazionale (guarda caso), ha indicato il prossimo obiettivo che Israele dovrà avere nel suo mirino: la Turchia, tanto per non farsi mancar niente nel già squassato scenario mediorientale.
Ecco il suo grido di guerra: “La Turchia è il nuovo Iran”. Badate bene: è, e non sarà: ad indicare che la nuova ‘pratica’ va aperta al più presto, appena chiusa quella iraniana.
Secondo il Bennett Pensiero, la Turchia guidata dall’inossidabile Recep Erdogan sta cercando di costruire un asse sunnita alternativo agli equilibri regionali fatti registrare negli ultimi decenni. Sono molto pericolosi – a suo parere – i legami che Ankara sta rafforzando con il Pakistan, una potenza nucleare: in questo modo i turchi stanno pericolosamente ampliando la propria presenza politica e militare in diversi teatri regionali.
Sulla stessa lunghezza d’onda YONI BEN-MENACHEM, ricercatore al ‘Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs’. Secondo Menachem, la Turchia si appresta ad occupare il ruolo geopolitico che potrebbe scaturire dall’indebolimento dell’Iran. In tale prospettiva, Ankara può concretamente ritagliarsi un ruolo di leadership insieme ad altre grandi potenze sunnite come Arabia Saudita ed Egitto.
Dal canto suo, la Turchia risponde in modo secco: “Se Tel Aviv attacca, Ankara risponderà”. E negli ambienti governativi si ironizza: “al massimo Israele può entrare nel ‘Greater Turkey Project’”, con riferimento a quel ‘The Great Israel’ sempre vagheggiato da Bibi Netanyahu e dalla sua gang al potere.
Abbiamo prima citato il ‘Jerusalem Post’, nettamente schierato sulle posizioni governative. L’unica testata-contro che riesce con grande coraggio a resistere è ‘Haaretz’, con la grande firma di Gideon Levy.
Vi invitiamo a leggere con grande attenzione e passione civile l’ultimo, memorabile pezzo pubblicato. Si intitola “La soluzione al problema di Gaza è ben avviata” da Facebook – Forum Palestina
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