REPORT / SULLE STRAGI E’ SOLO PISTA NERA. ‘MAFIA-APPALTI’ MAI

Errare è umano, perseverare è diabolico. 

Non si dà pace Sigfrido Ranucci, il conducator di Report, nel tentativo continuo di delegittimare la pista ‘MAFIA-APPALTI’ per le stragi di Capaci e, soprattutto, di via D’Amelio: l’unica, autentica pista che, purtroppo, non riesce ancora a trovare il suo esito giudiziario per le tante, troppe connection che pesano come macigni sulla NON-GIUSTIZIA del fu Belpaese.

Ed invece Ranucci batte in modo ossessivo sulla PISTA NERA. Anzi due piste, entrambe nere, cui ha dedicato ben tre puntate della sua trasmissione su Rai3 da inizio anno. Snobbando del tutto la ‘Mafia-Appalti’ ritenuta priva di fondamento e di riscontri… Incredibile ma vero.

Vediamole in rapida carrellata, le puntate.

4 gennaio 2026. Ecco la nota Rai che illustra la puntata. “Subito dopo la strage di via D’Amelio emergono verbali e informative che chiamano in causa ambienti eversivi e neofascisti. Le dichiarazioni di Maria Romeo, sorella di Domenico Romano, autista di Stefano Delle Chiaie (uno dei vertici di Avanguardia Nazionale, ndr), confluiscono nella ‘nota Cavallo’ del 5 ottobre 1992: ma finiscono nel nulla e la pista su Stefano Delle Chiaie viene ignorata”.

Giovanni Tinebra. Sopra, Sigfrido Ranucci

La pista nera porta – secondo le ricostruzioni griffate Report – al boss mafioso Troia e all’esplosivo che sarebbe poi servito per le stragi. L’informativa e la verbalizzazione di Maria Romeo, raccolta dai Carabinieri, venne inviata a mezzo mondo giudiziario, in pole position l’allora procuratore capo di Caltanissetta, il molto chiacchierato e discusso Giovanni Tinebra, il quale affidò delicate indagini a Bruno Contrada.

C’è di più. In quella puntata viene intervistato Roberto Scarpinato, ex pm di punta in quegli anni, oggi parlamentare 5 Stelle e componente della Commissione Antimafia. Rivela un dettaglio da non poco: l’ex questore di Palermo Arnaldo La Barbera che fu tra i primi ad indagare sulle stragi, affermò che Delle Chiaie non era mai stato in Sicilia. Tesi seccamente smentita da Scarpinato.: “Delle Chiaie venne in Sicilia, eccome”, sbotta.

17 maggio 2026. Il puntatone è un autentico mix di storie nere. A partire dagli omicidi della Uno Bianca, messi in correlazione con le stragi nere siciliane e non solo. Viene intervistato un ex collaboratore del Sismi, infiltrato negli ambienti mafiosi, esperto in traffici di armi. E nella stessa puntata fa capolino l’ex generale dei carabinieri e comandante del ROS Mario Mori, finito sotto processo. Non pochi ingredienti nel pentolone.

24 maggio 26. Ecco spuntare la pista nera numero 2

Insomma, un vero fuoco di fila, una pista nera che diventa magicamente quella regina (e addirittura si duplica) per capire le stragi, secondo il Ranucci Pensiero. Tramontata ormai quella della ‘Trattativa’, tanto caldeggiata da non poche toghe, in prima fila l’ex procuratore di Palermo Giancarlo Caselli, ecco che d’incanto quello neofascista decolla.

Peccato che la realtà dei fatti sia diametralmente opposta. E di tutt’altra natura: una volta tanto i NERI non ci azzeccano, come soleva dire don Tonino Di Pietro (che guarda caso nella ‘story’, sì, ci azzecca).

Fiammetta Borsellino

La ‘MAFIA-APPALTI’ è stata più e più volte indicata come l’unica dalla famiglia di Salvatore Borsellino al completo (tranne il fratello Paolo): a far fuoco e fiamme nel corso degli anni soprattutto Fiammetta Borsellino; e l’avvocato Fabio Trizzino, che ha sposato l’altra figlia del magistrato trucidato, Lucia.

Nel memorabile volume Corruzione ad alta Velocità’, uscito nel 1999, Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato documentato per filo e per segno come il principale filone investigativo di ‘Mafia-Appalti’ era rappresentato dal maxi business dell’Alta velocità (TAV), sul quale stavano appunto indagando con gran vigore Falcone e Borsellino prima d’essere ammazzati. E dettagliano come la maxi inchiesta TAV venne avocata a sé da Di Pietro e subito insabbiata.

Tre anni prima, nel 1996, lo stesso Imposimato, come senatore della sinistra indipendente, firmò la relazione di minoranza, all’Antimafia, dedicata proprio a Mafia-Appalti e maxi appalto TAV.

La Voce fin da inizio anni ’90 ha scritto e pubblicato decine e decine di articoli e inchieste che documentano la pista scaturita da dossier di 890 pagine elaborato – su input di Falcone e Borsellino – dal ROS dei carabinieri. Un rapporto esplosivo che metteva nero su bianco i rapporti ormai organici tra POLITICA, MAFIA e IMPRESE. Da far saltare l’Italia, altro che Tangentopoli (un’operazione griffata Di Pietro & C., eterodiretta da Usa e CIA). Nonché clamorosi insabbiamenti e soprattutto DEPISTAGGI di STATO come è successo per i processi Borsellino, arrivati a quattro e senza ancora un conclusione. Ai confini della realtà.

Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare MAFIA-APPALTI, oppure GIOVANNI FALCONE e PAOLO BORSELLINO, e anche ANTONIO DI PIETRO per ritrovarne a bizzeffe.

Eccone uno, messo in rete il 1 gennaio 2025,

PAOLO BORSELLINO / A 33 ANNI DALLA STRAGE, RIECCO LA PISTA “MAFIA-APPALTI”


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