Era nell’aria – è proprio il caso di dire – una ‘false flag’, ossia una provocazione per mettere sotto accusa la Russia in questi giorni in cui si discute dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea.
E così è ‘regolarmente’ successo, con la drone dirty story che plana sopra i cieli rumeni e colpisce una palazzina a Galati, provocando due feriti.
Immediati i proclami di guerra dei soliti guerrafondai che non aspettano altro.
Scendono immediatamente in campo i vertici NATO, con il consueto rutto di guerra del loro Segretario generale, uno dei più imbecilli di sempre, l’olandese Mark Rutte: “Siamo pronti a difendere ogni centimetro di suolo europeo”.
Gli fa eco la nazi Ursula von der Leyen, presidente della Commissione UE: “Mosca ha superato ogni limite”.
Il presidente-fantoccio Volodymyr Zelensky: “Pronti a difendere Bucarest in ogni momento e in ogni modo”.
La nostra indomita premier Giorgia Meloni: “Un atto gravissimo che mette a rischio la sicurezza europea”.
Vladimir Putin, con pacatezza: “Dateci i resti e vedremo se il drone è nostro”.
Passiamo al protagonista in campo, il presidente rumeno Nicusor Dan, filo occidentale e filo Nato doc. Il quale, a botta calda, fa fuoco e fiamme, grida all’assalto russo, invoca l’aiuto delle truppe alleate: una verace sceneggiata.
In questo modo per 48 ore tutti i media occidentali titolano a caratteri cubitali agli assalti del Cremlino contro l’Europa e alla prossima guerra che si avvicina a grandi falcate. Ettolitri di benzina sul fuoco per appiccare un incendio sempre pronto a divampare: basta l’occasione giusta. E stavolta è il drone killer.
E 48 ore dopo, forse passata la sbornia, il numero uno rumeno fa marcia indietro, e fornisce una versione ben diversa. Non molto comprensibile, comunque differenze rispetto a quella inizialmente urlata.
Ecco le sue precise parole: “C’era un gruppo di 43 droni che proveniva da est. Attraversavano la Romania per diciamo 20-30 chilometri da nord del Danubio, da est a ovest. Mentre attraversavano il territorio ucraino, alcuni di loro sono stati abbattuti e uno di loro, probabilmente colpito sopra la città di Reni, ha cambiato la sua traiettoria ed è arrivato a Galati”.
Insomma, un cambio di traiettoria improvviso, forse causato dal tentato abbattimento da parte delle forze di difesa ucraine. Un giallo tutto da chiarire e da capire, tramite tracciati, rotte, filmati e via documentando. Senza sparare fake news e bufale che non stanno né in cielo né in terra, a botta calda, al solo scopo di sbattere il mostro/il nemico in prima pagina al fine preciso di provocare reazioni a catena poi incontrollabili.
Del resto, di bufale volanti & false flag sono zeppi questi anni di conflitto russo-ucraino.
Valga un esempio per tutti.
Il sabotaggio del gasdotto Nord Stream, immediatamente attribuito al Cremlino per mesi e mesi. Fino a quando una contro inchiesta del premio Pulitzer (per il primo reportage sulla strage in My Lai in Vietnam) Seymour Hersh ha permesso di squarciare il velo di connection & complicità per portare a galla la verità dei fatti: un attentato organizzato dalla CIA e dai servizi segreti ucraini e messo in atto da un addestrato team di sub inviati da Kiev.
Un anno fa anche le autorità giudiziarie tedesche hanno accertato i fatti e spiccato mandati d’arresto per i protagonisti (ucraini) del clamoroso sabotaggio.
La Voce ha documentato quella false flag con diversi pezzi. Basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page e digitare SEYMOUR HERSH per ritrovarli. Ecco uno degli ultimo: messo in rete il 21 novembre 24
GASDOTTO NORD STREAM / KIEV & CIA UNITI NEL SABOTAGGIO
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