LUNA DI MIELE CALANTE

Finisce nel buio pesto dell’oblio la sciagurata tolleranza democratica per mille e più trasgressioni della destra pseudo moderata, estrema ed eversiva  che sfidano la legge e la Costituzione e s’intrufolano impunite ovunque, inclusa l’irruzione a Palazzo Chigi, ma  diffusa in tuti i gangli della società: partiti, istituzioni nazionali e locali, centri del potere economico, sindacati, informazione, cultura. Paradosso: il consiglio dei ministri è un’accozzaglia di inetti raccattati nel nulla dell’inconsistenza tenuti al guinzaglio da una ‘sparaballe’ recordwoman del bluff,  a tratti isterica e solo La 7, Marco Travaglio li sputtanano ripresentando video pre ’22, confrontandoli con spot di questo  tempo successivo alla frana alla debacle del referendum, in vista del voto politico di fine legislatura. Perciò sconcerta l’inerzia buonista del Paese istituzionalmente rappresentativo della democrazia costituzionale, dell’antifascismo, della cultura dominata dalla sinsitra che non ha voluto o saputo stroncare sul nascere e poi nella sua pericolosa evoluzione il revancismo della destra (“atteggiamento politico e nazionalista guidato dal desiderio di rivalsa e vendetta”). Stupisce il credito che la Meloni sgraffigna qua e là: non il tifo di followers in sintonia con i disvalori della destra (ricchi, banchieri, nostalgici dell’uomo o donna forti, dell’oligarchia mussoliniana, del razzismo, della repressione di diritti e libertà democratica, ma la sommessa critica, solo raramente aspra del melonismo con incomprensibili parentesi di apprezzamento per l’abilità dialettica e la furbizia della sorella d’Italia. Perfino il ghigliottinatore del malgoverno Massimo Giannini e non di rado l’imprevedibile Padellaro, intervallano sentenze tranchant a elogi.

L’incoerenza agevola l’abile strategia di funambola della borgatara che la geniale vignettista Elle Kappa sfotte affibbiandole sortite in romanesco da sobborghi della capitale. Ogni giorno, da anni, la signorina presidentessa del consiglio non paga per le ignobili cavolate di ministri o comunque esponenti dell’amichettismo piazzati ovunque, scansa il ludibrio per la subordinazione all’America del tycoon e al criminale genocida Netanjahu, al razzismo della Lega, all’emergente Vannacci, e la collateralità eversiva di Casa Pound, Forza Nuova. Oltre i confini del Bel Paese c’è chi smonta le sue menzogne sullo stato ‘florido come mai” della nostra economia, applaudite dagli industriali, appena gratificati con un finanziamento di un miliardo sottratto al mondo del lavoro vittima della crisi, del caro vita, dei salari più bassi d’Europa. Il Financial Times (e non solo) boccia l’Italia della Meloni La sentenza è senza attenuanti: “Un fallimento”. Così il giudizio tranchant sul piano del governo per rilanciare l’economia italiana nel quadro della Recovery and Resilience Facility comunitaria. Italia ancora al palo in termini di sviluppo. Il sistema finanziario internazionale inizia a essere scettico sule capacità della Meloni di continuare a traghettare il Paese. Molte autorevoli testate invertono il trend dopo anni di elogi. Luna di miele bella e finita: l’editoriale del Financial Time vale più di un referendum perso in termini di capitale politico ed è anche l’invito all’Italia per l’opposizione a opporre concretezza, in fretta, al nulla della Meloni.


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