Tragica situazione nell’area progressista, nel centrosinistra, nel centro trattino sinistra, oppure nel campolargo, chiamatelo come volete, a meno di un anno dal voto. E sembra sempre più un camposanto, popolato di fantasmi, ectoplasmi, figuri e figure non poco ‘sinistre’.
‘Napocalisse, avrebbe pennellato un tempo Enrico Montesano. ‘L’è tutto da rifare’, ancor prima Gino Bartali, il toscanaccio.
In questo modo lady Giorgia, la premier che ogni giorno cambia mise perché non val la pena di perder tempo contro competitor inesistenti, può dormire sonni tranquilli, placidi e sereni. Nessun incubo all’orizzonte, neanche una nuvoletta.
E nel Campolargo-Camposanto, a quanto pare, non se ne accorgono neanche. Come se nulla fosse, se tutto filasse via liscio come l’olio, con il vento in poppa e le vele spiegate verso la vittoria. Da 113, da ricovero nel più vicino presidio psichiatrico per tutti quelli del centrosinistra largo, allargato, prolungato, molleggiato, una bolla di sapone. La dimostrazione che il vuoto assoluto esiste, ed è fra noi.
Il povero Enrico Berlinguer si rigirerà come una trottola: lui, l’ultimo dei comunisti, l’ultima figura in grado di incarnare sul serio l’utopia di un cambiamento possibile, di una giustizia sociale qui e subito. Parole e speranze ormai da tempo tramontate: oggi più che mai, con nani e ballerini, guitti e pupazzi a farla da padrone sul desolato e desolante palcoscenico.
A meno di un anno dalle urne. Primarie sì o primarie no? Boh. Federatore sì o federatore? Programma sì o programma no? Nessuna idea, e quei pochi brandelli svolazzano la vento.
Di brandello in brandello, cogliamone alcuni al volo.
TRA ROSY & MARGHERITE
Per rompere il ghiaccio ecco l’ex cattolica tutta DC e da tempo inossidabile PD, Rosy Bindi. Che auspica un ‘Papa straniero’ dal volto oggi ancora coperto. Confida agli intimi: “Il nome ce l’ho in testa. Se c’è una possibilità che questa cosa riesca è che il nome non lo faccia io”. A suo illuminato parere, né Schlein né Conte sarebbero in grado, da soli, di costruire quella sintesi politica necessaria a rendere competitivo il Campolargo. “Serve un facilitatore – vaticina Bindi – un reale mediatore; un arbitro ma anche regista. Uno che apparecchia la tavola e costringe i leader a sedersi davvero”.
Capita la strategia vincente?
Mumble mumble. Chi potrà mai apparecchiar la tavola in modo ‘competitivo’ e, soprattutto, vincente? Sfogliamo la Margherita, visto che uno dei king maker è proprio quel Dario Franceschini ottimo per tutte le stagioni.
Sentiamo subito un altro ex big dell’eterno biancofiore che oggi parla per il futuro del Campolargo, l’immarcescibile Clemente Mastella. Il quale subito spezza una lancia per un drastico NO alle primarie. E semplifica le cose: “Se Schlein e Conte si accordassero, basterebbe seguire il nome prescelto”. Elementare, Watson. Ma non potrebbe essere proprio lui, l’eterno sannita? Si schermisce, fa il ritroso, ma butta in campo (largo?) un conterraneo, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: “una figura molto adatta”, l’uomo che può calzare a pennello secondo il Vate di Ceppaloni.
MA ‘O SINDACO MANFREDI SI SFILA
Il suo ‘candidato’, però, si è appena sfilato da gioco. Lo ha fatto un paio di giorni fa in occasione del Forum romano ‘Costruire le Città’, organizzato dal deputato dem Paolo Cioni. “Non sarò io il federatore del centrosinistra”, ha voluto precisare. Cinguettando: “La vera sfida oggi è prendersi cura delle persone su temi concreti come casa, lavoro e salute. Per questo continuerà a fare il sindaco a Napoli”.
Senza gran successo, peraltro, nonostante l’impegno profuso. Tenuto presente lo stato comatoso in cui versa la città, uno stato acuitosi di non poco sotto la sua sindacatura. Come la Voce documenta da anni. Ecco un pezzo sul tema, messo in rete il 13 luglio 2025,
GAETANO MANFREDI / IL REGISTA DELLO “SCASSO” DI NAPOLI
Del resto, il primo cittadino di Napoli è oberato di impegni. Ricoprendo anche la carica da non poco di presidente dell’ANCI, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani. E avendo non poche gatte da pelare non solo per i giganteschi problemi cittadini (come la mai risolta e annosa questione-Bagnoli e una America’s Cup che bussa alle porte) ma anche sul fronte giudiziario. Visto che c’è sempre quella brutta rogna della condanna della Corte dei Conti da 260 mila euro per una story ai tempi del Rettorato alla Federico II, il prestigioso ateneo partenopeo. Non proprio il massimo per un pubblico amministratore…
SUPER STAR & ESATTORI
Dal cilindro magico delle possibili candidature per dar vita al Campolargo balza il nome, non poi tanto a sorpresa, della rampantissima sindaca di Genova, al secolo Silvia Salis. Nel giro di pochi mesi diventata una star planetaria, come dipinge Vanity Fair che le dedica la sua mitica copertina. Ecco come si sciolgono in un brodo di giuggiole i reporter delle rivista tutta lustrini & cotillon: “Da Genova al mondo. Di Silvia Salis oggi parlano tutti. Il quotidiano inglese ‘The Guardian’ le dedica un ritratto da icona progressista italiana. L’agenzia internazionale di stampa Bloomberg News l’ha soprannominata ‘l’Anti Meloni’. E mentre in Italia si dibatte di quanto sia progressista, di cento, di centrosinistra oppure di sinistra (per tacere della crescente valutazione sul suo aspetto come un metro di paragone), un concerto di musica techno in piazza Matteotti a Genova l’ha trasformata in un meme, ovvero nella vera consacrazione planetaria di una personalità politica”.
Ma cosa stiamo aspettando allora di fronte a tal Miracolo Globale?
A questo punto non può che impallidire la già sbiadita sagoma di Ernesto Maria Ruffini, mister Tasse, come lo hanno etichettato tanti italiani per aver a lungo ricoperto il faticoso incarico di numero uno dell’Agenzia delle Entrate nel Belpaese. E’ stato, per la verità, il primo ‘federatore’ in pectore del Campolargo, il nome subito entrato nella poi ridondante lista. Ma i suoi fans ci credono sempre e per lui hanno appena organizzato una convention emiliana tesa ad illustrare le meraviglie della sua creatura prediletta, il movimento politico ‘PIU’ UNO’, che il Vate ha ampiamente documentato nell’imperdibile ‘Più Uno – La Politica dell’Uguaglianza”.
La formazione destinata a cambiare i destini del popolo italiano è stata concepita – garantisce il suo Profeta Ernesto Maria – per “aggregare e ricostruire una comunità politica progressista e moderata”. Così ha appena suonato le trombe l’edizione ferrarese de ‘Il Resto del Carlino’: “Ecco il federatore Ruffini: Ricostruire una comunità intorno all’Uguaglianza”.
Ma sono le Parole del nuovo Salvatore a illuminarci e a destarci dal letargo: “Negli anni è venuto a mancare il senso della comunità”. E poi: “Ci vuole il tempo giusto per le cose”. Scendendo con i piedi un po’ più in Terra: “Se è vero che idealmente mi colloco nel centrosinistra, è altrettanto vero che io vorrei essere quel trattino della vecchia dicitura centro-sinistra. Un Ponte”. Ma chi era mai Mosè con tutte le sue Tavole?
Il suo identikit è poi perfetto per la ‘Mission Impossible’: è infatti il rampollo di uno dei pezzi da novanta della vecchia balena bianca, il mitico ministro della Difesa scudocrociato Attilio Ruffini. Il fratello, Paolo, ha diretto per anni il primo quotidiano del Sud, il Mattino, per poi passare al timone di Rai3 e infine approdare alla guida del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede. Il massimo.
L’OUTSIDER CHE SBUCA DALLA CURVA
Si staglia però all’orizzonte la figura di un competitor da non poco. Considerato l’outsider, l’uomo dell’ultimo minuto, potrebbe invece rappresentare la sorpresona, il finale in volata che non ti aspetti, proprio come al Giro d’Italia.
Si tratta nientemeno che dell’assessore ‘Grandi Eventi’ della giunta capitolina guidata da Roberto Gualtieri. Lui, l’Uomo del Domani per il Campolargo, il forse baciato dal destino o dalla dea non troppo bendata, è Onorato Alessandro, in sella da mesi al suo travolgente ‘Progetto Civico’, il movimento che sta muovendo, quatto quatto, i destini italici, senza farci accorgere di nulla. Infatti, la sua intemerata sigla sta arruolando e affiliando, sotto i suoi vessilli, tutti gli amministratori pubblici disseminati lungo lo Stivale ‘indipendenti’, ossia senza una tessera di partito in tasca. Sembra l’uovo (o l’Uomo) di Colombo ma forse è la ricetta degna d’un Leonardo, o un Galilei. Lui ne è certo e gongola: “Progetto Civico cresce con entusiasmo contagioso”, proprio come l’ultima pandemia. E dà i numeri: “Abbiamo già con noi migliaia di amministratori che animano il centrosinistra (non si sa se con il trattino oppure no, ndr), ma non fanno parte di alcun partito. Sono la linfa vitale che aggiunge freschezza al campo progressista. Parteciperemo alle primarie con un nostro candidato vincente”. Intanto, è sicuro delle primarie: ottimo e abbondante.
Usciamo dal circo Barnum o, se preferite quello Orfei.
Per concludere con le parole di Antonio Padellaro – un tempo direttore de ‘L’Unità’, poi co-fondatore de ‘Il Fatto’ – che ne ha viste di tutti i colori.
“Campolargo? Non hanno un candidato premier, né un programma, non sanno neppure chi sono”.
“Il Campolargo non sarebbe pronto nemmeno se il governo Meloni implodesse domani. Siamo ancora all’anno zero. La parola federatore? Non vuol dire una mazza”.
“Con loro Giorgia Meloni può dormire sonni tranquilli”.
E’ stato fin troppo generoso, Padellaro. Forse non ha voluto infierire…
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