C’è un’ultima idiozia del disarticolato megalomane tycoon che le eccellenze della psichiatria universale di scuola freudiana e/o orientale sbavano all’idea di indagare gratuitamente sul lettino del proprio studio: il fuori di testa inquilino abusivo della Casa Bianca, di buon mattino, ancora frastornato, cioè perfino meno lucido rispetto al disequilibrio mentale del post pranzo ‘caffè, ammazza caffè e digestivo’ ha esternatore e diffuso il suo alato pensiero. Si è proclamato “padre della fertilità” attributo che molto somiglia al delirante “ce ‘ho duro” di Bossi e Salvini. Superato l’adeguato sforzo per cancellare dalla coscienza ‘sporca’ le sessual prestazioni del ‘caso Epstein’, distanti anni luce dalla procreazione, Trump ha narrato la bufala della proposta ispirata in “tre o quattro minuti!” (sic, parola di tycoon) dalla senatrice Katie Britt, che mira ad ampliare il sostegno per la fertilità, udite, udite, “nei luoghi di lavoro” e per la procreazione assistita.
I dettagli degli stimoli all’accoppiamento per far figli non sono ancora noti, ma ci permettiamo di immaginarne uno prioritario, fondamentale: reparti di produzione industriale investirebbero cifre adeguate per dotare capannoni e fabbriche di locali-alcova dove i lavoratori grazie a remunerati stop and go sfoggerebbero doti di sesso procreativo. Importante postilla: reso iperdotato con l’assunzione massiva di ‘viagra’, il fanatico presidente “padre della fertilità” godrebbe del privilegio di inaugurare il bunga-bunga procreativo. Qualche preoccupazione offusca ulteriormente questa strabiliante iniziativa e la procura la stroncatura della maggioranza degli americani (lo approva solo il solo il 28%) del folle insulto che massacra la sacralità della Casa Bianca con lo sbancamento di un’ala del sontuoso complesso per fare spazio a una mega sala da ballo (costo 400 milioni di dollari a spese dei contribuenti). Di follia in follia, per il sommo gaudio solo virtuale degli psichiatri: la sua gigantesca statua ricoperta di oro 24 carati e l’arco di trionfo alto 72 metri in competizione con il monumento di Parigi, altra megalomania bocciata dagli americani, come il piano di apporre la sua firma sulle banconote al posto di quella del Tesoriere degli Stati Uniti. Contrari anche i repubblicani. Altro gioiello: il cellulare “Trump Phone T1”, (prodotto in Cina e spacciato per made in Usa), collegato al servizio di telefonia mobile (47,45 dollari al mese), operazione affidata ai figli Donald Jr. ed Eric Trump finiti sotto accusa. I clienti rischiano di non ricevere il Trump Mobile T1 e di perdere i soldi della ‘caparra’ (cento dollari) versati nella speranza di prenotarne uno smartphone presidenziale. Il contratto non garantisce la consegna. Il governatore della California Gavin Newsom ha parlato di frode.
Ecco chi abita la Casa Bianca in rappresentanza della ‘democratica’ America.
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