Querele temerarie. Citazioni civili per risarcimento danni da palate di milioni di euro.
La libertà di stampa si ammazza così, lo sanno ormai anche i bambini delle elementari, visto che la cosa è arcinota da decenni e nessuno ha mai mosso un dito (a livello politico destra e tantomeno sinistra) per cambiare di una virgola.
Ma il direttore de ‘Il Riformista’, Claudio Velardi, l’uomo che un tempo sussurrava all’orecchio di Massimo D’Alema, cade dal pero. Prima pubblica una paginata con le foto di giornalisti rimasti vittime di querele e citazioni usate come vere ghigliottine: poi organizza, con il direttore de l’Unità (e prima al timone dello stesso Riformista) Piero Sansonetti, un convegno sul tema, proponendo con urgenza una riforma.
Ciliegina sulla torta: la guest star del super evento è Antonio Di Pietro. Come chiamare Dracula in qualità di relatore maximo ad un convegno dell’Avis.
Sorge spontanea la domanda: ma con quale faccia di bronzo l’ex pm del pool di Mani Pulite e poi fondatore-affondatore dell’Italia dei Valori (immobiliari, come documentò la Voce in tante inchieste) può mai presentarsi in pubblico per parlare di un argomento del genere? E con quale faccia, in modo analogo, gli organizzatori invitano un soggetto simile: non conoscono il pedigree di don Tonino?
Abbiamo più volte raccontato sia la Di Pietro story, sia la story della citazione da 100 milioni di un preside di Sulmona, dipietrista fino al midollo, contro la Voce: totalmente campata per aria, ma ne è scaturita la scontata condanna che ha ucciso la Voce cartacea nel 2014.
Riassumiamo molto brevemente i fatti, visto che per saperne di più basta andare alla casella CERCA che si trova in alto a destra della nostra home page, digitare ANTONIO DI PIETRO per ritrovare articoli e inchieste a iosa. Eccone un paio, giusto per un ‘assaggio’. E’ del 19 aprile 2026
ANTONIO DI PIETRO / PARLA DI ‘MAFIA APPALTI’ E DIMENTICA IL MAXI INSABBIAMENTO ‘TAV’
Poi, è del 13 febbraio 2022
30 ANNI DA TANGENTOPOLI / ANTONIO DI PIETRO E GLI AMICI AMERIKANI
Abbiamo più volte documentato il ‘taroccamento’ della famosa (meglio, famigerata) operazione MANI PULITE, la Tangentopoli eterodiretta dalla CIA per smantellare il nostro sistema politico e metterne in piedi uno ancora peggiore.
E i frequenti incontri – nei mesi precedenti lo scoppio di Mani Pulite – tra l’intemerato pm e il console statunitense a Milano, Peter Semler. Solo per un aperitivo?
Nonché la famosa ‘cena’ prenatalizia del 15 dicembre 1992, documentata da foto che parlano da sole (una all’epoca venne pubblicata nelle pagine interne del Corriere della Sera senza troppi commenti), alla quale presero parte, oltre a don Tonino, l’ex uomo dei Servizi Bruno Contrada (arrestato una decina di giorni dopo), un agente della CIA e un vertice della Kroll Investigation.
Più volte abbiamo documentato la scientifica operazione di INSABBIAMENTO della maxi inchiesta sull’ALTA VELOCITA’, il vero cuore del super dossier ‘MAFIA-APPALTI’ che soprattutto Sansonetti dovrebbe conoscere molto bene, visto che ha ricevuto una citazione (tanto per cambiare) dall’ex pm Roberto Scarpinato. Sa, il direttore dell’Unità, che la maxi inchiesta è stata totalmente insabbiata proprio da Di Pietro in una delle sue ultime performance prima di gettare la toga sul banco?
Una dirty story che più lurida non si può: come hanno delineato per filo e per segno Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel loro mitico ‘CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA’, uscito nel 1999, un j’accuse contro don Tonino che più forte non si può.
Conoscono, Sansonetti e Velardi, i veri motivi di quell’insabbiamento che grida vendetta? La Chicchi Pacini Battaglia story? I rapporti dell’avvocato Giuseppe Lucibello (legale del super-faccendiere) con l’ex poliziotto?
Passiamo alla chiusura della Voce in edizione cartacea, dopo 30 anni esatti vita.
In due parole. La Voce non viene querelata da Di Pietro per le tante inchieste su di lui, firmate soprattutto dal giornalista Rai Alberico Giostra (che poi pubblica un libro sul tema, ‘Il Tribuno’). Ma dalla preside di una scuola di Sulmona, tale Annita Zinni – responsabile provinciale di Italia dei Valori e amica intima di don Tonino – per un pezzo dedicato al figlio Cristiano Di Pietro e alla sua travagliata maturità. Nell’articolo firmato da Giostra (il quale non viene querelato né citato) c’è una piccola imprecisione, che provvediamo a rettificare nel numero successivo della Voce.
Ebbene, cosa fa – su evidente input del ‘Capo’ – la sdegnata preside? Ci cita civilmente chiedendo un risarcimento da 69 mila euro. Sostenendo di aver subito enormi danni morali, psicologici, relazionali e d’ogni sorta per quell’infame articolo. Inventandosi tutto di sana pianta, perizie comprese. Perché, in quei ‘terribili’ mesi, ha addirittura fatto carriera in Italia dei Valori, come abbiamo dimostrato nei diversi gradi di giudizio con foto e documenti. Ma niente, i magistrati tutti solidali con il collega Di Pietro.
Per farla breve, siamo stati condannati in primo e in secondo grado a quella cifra richiesta, lievitata poi a 100 mila euro per interessi, spese legali annessi e connessi. Giornale cartaceo chiuso dopo 30 anni di pubblicazioni. Pignoramenti a raffica, che arrivano a colpire perfino la testata: Zinni cerca di metterla all’asta.
Ai confini della realtà. Quando, per dirne solo una, la Mondadori venne condannata in quegli anni a 30 mila euro di multa perché in ‘Gomorra’ Roberto Saviano aveva accusato un tizio, facendo nome e cognome, di essere un camorrista!
Ma Di Pietro è un uomo d’onore.
E oggi diventa per Lorsignori il Vate, la fonte a cui abbeverarsi per saperne di Verità e Giustizia.
Il paladino della Libertà di Stampa.
Della lotta di Liberazione da Querele Temerarie & Citazioni Miliardarie.
Il nuovo Salvatore.
Non siamo su Scherzi a parte. Ma in questa Italia ridotta ormai in macere. Dove la GIUSTIZIA viene calpestata in modo vergognoso. E quotidiano.
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