Questo tipo di gaffe si può fare solo se si è ossessionati dal tentativo di riscrivere la storia, o meglio di falsificarla a propria convenienza, ossessione che può arrivare ad influenzare persino la più spontanea delle opinioni. Ora è toccato al ministro leghista della Pubblica Istruzione Giuseppe Valditara che, pensate un po’, ha attribuito uno dei più efferati omicidi della mafia, quello ai danni del presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella, a “terroristi” delle Brigate Rosse. Ha voluto inconsciamente rispolverare un vecchio pregiudizio che associava Brigate Rosse a Comunismo e il termine Comunismo anche all’attuale Sinistra, associazione terminologica inventata da Berlusconi. Ma immediatamente dopo la sua infelice battuta, si è accorto del madornale errore che aveva commesso ed ha precisato che si era trattato di “un innocente lapsus”. Sì, ha detto proprio così, in una dichiarazione ufficiale successivamente resa per giustificare la sua clamorosa gaffe.
Consigliamo al ministro della Pubblica Istruzione di studiare di più e di leggere almeno Freud, magari sul tema dei lapsus e, forse, scoprirebbe anche lui che, in genere, un lapsus esprime un “desiderio inconscio”. Desiderio forse concepito a trovare un ennesimo spunto di aggressione verso un ipotetico nemico, da ricercare sempre soprattutto in momenti di grande difficoltà. Come ha sempre fatto, e continua a fare, la sua creativa premier. L’occasione gli è stata data dalla inaugurazione di una scuola a Palermo intitolata al fratello del capo dello stato. Ma la cosa ancor più grave è stato quel goffo tentativo di giustificare la sua clamorosa gaffe, quando ha dichiarato che ora certamente sarebbe partito un tentativo di “sciacallaggio ignobile” della sinistra a suo danno. È difficile da credere, eppure ha detto proprio così.
Un ministro della repubblica, che forse non voleva parlare di un “delitto di mafia”, ha tentato una “ignobile” speculazione di bassa politica, pur di parlare a sproposito di sinistra o di “terrorismo rosso”. E allora vale la pena leggere tutta intera la dichiarazione del nostro ministro “… all’epoca dei fatti avevo 18 anni – ha detto dal palco – e ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio il fratello assassinato dalle Brigate Rosse e lo tirava fuori dalla macchina. Piersanti è stato un esempio di lotta alla mafia, di legalità, aveva avviato un percorso di riforme sul tema degli appalti pubblici e ricordarlo con questa intitolazione è un atto di grande importanza”. Piersanti Mattarella era stato assassinato una mattina di gennaio del 1980 mentre era alla guida della sua Fiat 132. Insieme alla moglie Irma Chiazzese seduta al suo fianco, alla suocera e alla figlia Maria, si trovavano tutti assieme a Palermo in via della Libertà quando un killer della mafia si avvicinò all’automobile e lo uccise sparando attraverso il finestrino. Non si è mai trovato il suo assassino. Sono nel tempo stati accusati due importanti boss di Cosa Nostra, Madonia e Lucchese, che all’epoca operavano da sicari di fiducia della Cupola.
Poi sono seguiti, come spesso accadeva in quei tempi, numerosi tentativi di depistaggio fino ad arrivare ad un’inchiesta che ha coinvolto Filippo Piritore, un ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo ed ex prefetto, un uomo che secondo gli inquirenti “… ha mentito sul guanto trovato a bordo dell’auto dei killer e mai più rintracciato”.
Seguì un’indagine, forse inquinata dai servizi segreti deviati e da pezzi delle istituzioni dell’epoca, inclusi alcuni partiti collusi. Ma per capire perché accadeva ciò dobbiamo ricordare che Mattarella, allora, era un esponente di spicco della Democrazia Cristiana, un uomo molto vicino ad Aldo Moro, che un anno e undici mesi prima era stato eletto alla presidenza della Regione Sicilia appoggiato da una maggioranza di centrosinistra che poteva contare sull’appoggio esterno del Partito Comunista Italiano. Uno scenario che era lo stesso che Aldo Moro avrebbe poi tentato di riprodurre a livello di governo nazionale. Inutilmente. Quello scenario produrrà altri omicidi eccellenti e sancirà l’alleanza criminale tra mafia, delinquenza ordinaria e terrorismo politico, alleanza a cui partecipò, e forse orchestrò, anche la parte più reazionaria dei servizi segreti deviati.
Cominciò allora un periodo oscuro della nostra storia nazionale e forse iniziò anche la disgregazione della prima repubblica, avviando la stagione del terrorismo e delle stragi di Stato.
Ecco caro ministro Valditara cosa hai evocato con la tua “innocente gaffe”.
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