La questione è molto più complessa e coinvolge specialmente chi sostiene la tesi dell’arte intoccabile, della cultura da tener fuori dalle sacrosante sanzioni imposte a Paesi come la Russia di Putin e Israele di Netanyahu, responsabili di crimini contro l’umanità. Per loro ha torto chi non separa le giuste ritorsioni contro criminali delle guerre dal valore universale dell’arte e il caso ‘Biennale’ ha indotto autorevoli personalità della cultura ha condannare il boicottaggio delle presenze ‘problematiche’, di Russia e Israele. Eventi di altro segno danno ragione anche a chi contesta la possibile speculazione del diritto senza frontiere dell’arte di prescindere da veti e censure. Motiva la contestazione i l’inchiesta del New York Times, gigante dell’informazione, su ‘Eurovision Song del 2026: “Israele ha usato il contest come strumento di propaganda influenzando il televoto”. Dell’evento musicale il quotidiano americano racconta le tensioni geopolitiche, l’intreccio di strategie diplomatiche e interessi nazionali. Israele da tempo avrebbe trasformato la kermesse canora in strumento promozionale per esaltare la sua immagine internazionale e mettere la sordina al massacro di palestinesi, alle critiche in crescendo di Netanyahu, con campagne, di promozione finanziate dal governo. Dal 2018 avrebbe investito un milione di dollari con l’obiettivo di sostenere i propri artisti orientando i voti della classifica finale: grandi campagne di mobilitazione per voti on line più volte ripetuti. Clamoroso nel 2024 il successo del cantante Golan contestato, oggetto di proteste, ma vincitore grazie a un investimento di 800mila dollari. Secondo documenti e testimonianze raccolte dal NYT, sarebbe stato investito da Israele oltre un milione di dollari in attività legate all’Eurovision. Obiettivo: promuovere gli artisti, orientare il televoto. Nel 2025 la cantante Yuval Raphael è stata sostenuta da una campagna di voti aggressiva, con video promozionali multilingue che invitavano gli spettatori europei a votare fino a 20 volte per lei. Netanyahu avrebbe pubblicato personalmente messaggi sui social incoraggiando il sostegno. Israele ottenne il secondo posto generale e il primo nel televoto.
Ora Paesi come Irlanda, Spagna, Slovenia (che non trasmetteranno l’evento musicale), Paesi Bassi, Islanda, in opposizione alla partecipazione di Israele hanno scelto di non partecipare all’edizione 2026. In gara per Israele Noam Bettan (estromessa invece la Russia).
EUROVISION PROFONDAMENTE RIDIMENSIONATO e segnato da fratture interne dell’Europa radiotelevisiva in fase critica: da evento pensato per unire l’Europa attraverso la musica, si è trasformato in un’arena in cui si scontrano posizioni politiche, strategie di comunicazione globale e interessi nazionali. Campagne per il cantante israeliano Noam Bettan, in gara quest’anno, hanno già riacceso le polemiche e sollecitato richieste di rimozione di contenuti promozionali considerati eccessivi. In questo clima per l’Italia concorre Sal Da Vinci con “Per sempre sì.
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