Sinistra o destra ‘pari sono’ per il mondo del lavoro esposto alla tragedia dei licenziamenti immotivati. Ultimo caso di una sconcertante vacanza di norme per la protezione dei lavoratori è l’esodo in Polonia dell’Electrolux che emigra dove i salari sono più bassi dei nostri e manda a casa 1.700 dipendenti. Purtroppo non è il solo caso di fughe in Paesi europei o del sud America di aziende italiane o straniere che scelgono l’Italia per conquistarne il mercato e conclusa l’operazione chiudono la produzione e licenziano. Aggravante di cui sono responsabili tutti i governi del nostro Paese è la beffa di chiusure di aziende che hanno ricevuto incentivi rilevanti, lauti finanziamenti pubblici senza contropartite. In Francia la lotta contro le delocalizzazioni selvagge da parte di aziende che beneficiano di aiuti pubblici o che chiudono siti produttivi economicamente validi è tema centrale della politica economica. Il governo ha introdotto misure rigorose per imporre la restituzione del denaro pubblico e sanzionare questi comportamenti: obbligo di rimborsare gli aiuti di Stato ricevuti se decidono di emigrare altrove, multe alle aziende con più di 1.000 dipendenti che chiudono impianti giudicati economicamente validi senza aver esplorato adeguatamente le opzioni di vendita, sanzioni fino a 20 volte il salario minimo per ogni dipendente licenziato, tassazione minima del 15% sui profitti dei grandi gruppi multinazionali (con fatturato annuo di oltre 750 milioni di euro), per contrastare il trasferimento di profitti verso paradisi fiscali o paesi a bassa tassazione. Il quadro normativo francese mira a legare il sostegno pubblico al mantenimento dell’occupazione e della produzione sul territorio nazionale, imponendo pesanti sanzioni finanziarie in caso di delocalizzazione finalizzata esclusivamente all’aumento dei profitti.
NIENTE DEL GENERE IN ITALIA. Negli ultimi due anni l’Electrolux ha ottenuto fondi e finanziamenti pubblici per progetti di ricerca e sviluppo in Italia e benefici indiretti ottenuti con il bonus elettrodomestici. Tre milioni dal Ministero delle Imprese e del made in Italy per ll’accordo sull’innovazione, 200 milioni della Banca Europea).
ELECTROLUX PRENDE I SOLDI e licenzia in Italia. I dipendenti espulsi dal colosso svedese sanno con chi prendersela.
LA RESA DI LEO
In disaccorto contrasto con il detto “tale padre, tale figlio” Leo Gassmann cede alla legittima ambizione di affermarsi in arte come cantante e accetta l’invito dei neo fascisti di Azione Universitaria della Sapienza di partecipare all’evento organizzato dal movimento studentesco di Fratelli d’Italia nel piazzale di fronte al rettorato. La cronaca non racconta momenti di aspro dissenso di Leo con il padre Alessandro, che, come è noto, non fa mistero del suo antifascismo militante. Grandinata di contestazioni dei social e la critica più severa è di chi sospetta la possibile vicinanza del cantante alla destra. Costretto alla difesa, Leo dichiara: “Portiamo la musica anche nelle piazze e nelle università perché è un modo per conoscersi e volersi bene. (!) Non ci sarà, come non ci è mai stato in questo tour, nessuno stand politico, né di destra né di sinistra”. E comunque, concerto annullato dal cantante. Sospiro di sollievo delle sorelle d’Italia Meloni, impegnate a recuperare il calo di consensi provocato dalle batoste non solo del referendum con il restyling di destra moderata. Causa più probabile è il ravvedimento del cantante, suggellato dalla dichiarazione “Non mettetemi al centro delle vostre guerre politiche perché non mi appartengono. Starò sempre dalla parte della libertà, dell’amore e di chi ha più bisogno”. Terza ipotesi, evento cancellato nel timore di contestazioni alla destra già avvenute in passato.
CENA DI RILASSATI
Il motore di ricerca del Pc rimanda a un articolo che sembra scritto con chiara empatia per Vannacci. Oggetto è la cena di aderenti a Futuro nazionale, partito dell’ex generale che ha il solo merito di creare scompiglio nella coalizione della destra. Dunque: “Appuntamento informale, rilassato (come lo sa, ha partecipato anche l’autore del resoconto?) che però ha attirato le attenzioni dei soliti antagonisti (detto con evidente insofferenza), incapaci di accettare che in una democrazia possano esistere movimenti divergenti dal loro” (e dal dettato costituzionale, ndr). Non ci sbagliamo, è un articolo di convinti followers del Vannacci!) e sceglie con cura unidirezionale commenti irricevibili, in verità a ragione, che confermano la la prosimità elettiva dell’articolo con il probabile affossatore da destra della Lega, ingiurie violente da condannare a prescindere dal giudizio tranchant sull’ex generale. Per esempio: “L’unico tricolore che ci piace guardare è quello disteso sulle vostre bare” o lo sbrigativo e insolente “Vannacci vaffan…”. A contestare la serata è il Centro sociale Askatasuna, sgombrato a dicembre, definito dall’articolo “Noto per intemperanze anche violente”. E dDistribuiti volantini: “Vannacci non è il benvenuto. Diciamogli forte e chiaro che chi non è in grado di definirsi antifascista non ha niente a che fare con questa città. Torino è una città che affonda le sue radici ideologiche nella Resistenza antifascista.”
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