Quanto non è riuscito a Pd e associati nei quattro disastrosi anni di malgoverno della destra sembra sia possibile grazie al manipolo di incapaci imbarcati dalla signorina presidentessa del consiglio per deficit di soggetti idonei a comporre l’esecutivo e per sovrastarli con netta supremazia per scansare all’origine velleità di competizione su consensi e popolarità. E loro, uno dopo l’altro, costringono la ‘capa’ a sfoltire la squadra di governo con amari ‘benservito’. Giorgia contribuisce al grande pasticcio: referendum, centri di detenzione in Albania, il the end del feeling con il tycoon e il defenestrato Orban. In un breve lasso di tempo l’impianto instabile di un’alleanza conflittuale, spacciata per solida coesione, si sfalda. Dietro il paravento di bluff, menzogne, fallimenti, appare in tutta evidenza la verità del governo del nulla.
NON AVREMMO MAI CREDUTO ai profeti di sventure della destra, perché smentiti dal temporeggiare politicamente improduttivo del ‘campo largo’ e tanto meno avremmo supposto che un’altra e forse decisiva spallata al melonismo l’avrebbe sferrata un ‘fratello d’Italia’ suo ministro. E invece, il “go” al casus belli si deve allo ‘strano’ successore di Sangiuliano. Giuli ha dato una mano allo sconcerto per le dispute che snaturano l’evento istituzionale della ‘Biennale’ con la scandalosa contrapposizione tra ‘no’ e ‘sì’ alla presenza di Russia e Israele, ma di più, ha in serbo il detonatore di una decisione esplosiva: incultura e faziosità costituiscono l’indegno mix del veto al finanziamento del docufilm-denuncia degli ostacoli che impediscono di concludere le indagini sulle responsabilità dell’omicidio di Regeni, sull’intreccio perverso di reticenze egiziane e italiane. Ministero della Cultura sommerso da polemiche e accuse di faziosità, di scandalosa censura della destra in aggiunta a scabrosi precedenti (dimissioni di Sgarbi e Sangiuliano, licenziamento della Venezi, la Biennale nella bufera). Un fulmine e il conseguente tuono squarciano la fitta nebbia che avvolge il dicastero affidato a Giuli. Il ministro rifiuta il ruolo succube di parafulmine, e spera che finisca in un angolo buio della memoria la lista di espulsi da ruoli di vertice del ministero (Gilioli, capo di gabinetto, il sostituto Spano, il portavoce Tatafiore, la Sbarigia, presidentessa di Cinecittà, Fabio Longo consulente di Bergonzoni, Borrelli, direttore generale del dipartimento). Di di suo per il caso Regeni, si libera di Merlino capo della segreteria tecnica (Fratelli d’Italia) e della segretaria particolare Proietti, per motivi diversi. Esclusi dalla commissione che stanzia i contributi ai film il critico Mereghetti e l’editor Galimberti. Alla lunga lista del caos e delle defezioni manca solo lui, il funambolico Giuli, ma lo sconquasso del suo ministero è già un altro uppercut al mento della Meloni, ed è probabile che preceda oramai di poco il conteggio che sancisce il ko. Schiaffi alla faziosità di Fratelli d’Italia: il documentario “Regeni, tutto il male del mondo”, si proietta nelle Università e in Tv sarà Sky Documentaries (canali 117 e 402) a trasmetterlo il 20 maggio, alle 21.15. Il film sarà disponibile anche in streaming su NOW e on demand. La Fondazione Musica per Roma ha organizzato una proiezione gratuita il 18 maggio all’Auditorium.
Scopri di più da La voce Delle Voci
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.























