[Cosa prescrive il Codice di condotta: nell’esercizio delle loro funzioni, i deputati agiscano con disciplina e onore, rappresentando la Nazione e osservando i principi di integrità, trasparenza, diligenza, onestà…non ottengono né cercano di ottenere alcun vantaggio finanziario diretto o indiretto o altre gratifiche].
BELLO, VERO, QUESTO ‘COMANDAMENTO’ che gli ‘eletti del popolo’ dovrebbero rispettare, ma che sembra sia morto e sepolto da molti lustri. Da élite della politica la professione parlamentare è diventata mestiere e in troppi casi privato della sua originale dignità. Esclusi per generosità i casi di politici corrotti e corruttori, l’affarismo personale o di gruppo, i reati d’ogni genere, incombe il fenomeno diffuso di eletti che ripudiano il partito di provenienza e ‘cambiano casacca’ per trarne vantaggi personali. Dall’ottobre 2022 ad oggi, sono ‘emigrati’ 63 deputati e senatori su 600, poco più del 10 percento. Il primato degli ‘acquisti’ è di Forza Italia: 12 parlamentari in più. Ne hanno persi 5e Lega e Movimento 5Stelle.
DI ANALOGO SIGNIFICATO è il proliferare delle cosiddette correnti, di presenze interne a tutti i partiti, di componenti che rivendicano visibilità, potere e ruoli di rilievo. Inventato dalla DC, il contrasto tra componenti conflittuali di uno stesso partito segnala la controproducente concomitanza di contrasti ideologici, diversità di obiettivi e di come ottenerli, o peggio l’ambizione di gestire i partiti per affarismo di parte.
CON SGOMENTO E SCONCERTO il popolo del centrosinistra e i politologi che lo analizzano e lo rappresentano, si chiedono cosa impedisca al Pd di trasformare le pressanti sollecitazioni a formulare proposte di governo condivise dal ‘campo largo’ in un credibile progetto, concreto, antagonista del ‘nulla della destra’ che risponda alle emergenze del Paese, alle aspettative dei giovani, ai tanti che dicono di non credere nella politica “tanto sono tutti uguali!”.
A QUANDO LA FINE del blocco d’iniziative pre elettorali convincenti ostacolata dalla diatriba sulla leadership Schlein-Conte, viziata da posizioni non univoche, per esempio in politica estera? Rinviare la soluzione di questo caso dirimente, alimenta perfino il maligno sospetto della destra sul timore del centro sinistra di assumere la guida di un Paese debilitato da anni di malgoverno. Ma non solo: evidenzia le difficoltà di recuperare l’identità di un Pd che dialoga, affronta e risolve il rapporto con i lavoratori, il mondo dei poveri, le urgenze della sanità, della scuola, dell’ambiente, le incognite annunciate dal progressivo dominio dell’intelligenza artificiale, della robotica, delle stampanti e di chissà quale altro futuro sconvolgimento tecnologico. Secondo l’HuffPost Italia, di area moderata, “distante da narrazioni della sinistra più radicale” (fonte Wikipedia) “la sinistra vince solo se c’è una Margherita”, se dà spazio ai moderati, ai centristi” (agli anti Schlein Sala, sindaco di Milano, Del Rio, Bonaccini, Franceschini, Gori, Guerini, la moderatissima Picierno), a soggetti che per lo più non sarebbero ricandidati per le troppe legislature accumulate e provano a rifugiarsi in un plotone di centristi che finirebbe per snaturare la vocazione del Pd partito di sinistra.
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