Assurdo, certo, frutto di logica spregiudicata, forse ineluttabile: chi aspetta con impazienza democratica l’agonia politica del disumano tycoon quasi si augura che l’aggressione all’Iran non si esaurisca in fretta come sostiene, clamorosamente smentito il contestato presidente degli Stati Uniti. Settimana dopo settimana si evidenzia la sincronia del fallimento militare di Trump con il progressivo segno meno del suo consenso certificato perfino da una quota crescente di repubblicani. La guerra è guerra e chiunque ne accenda nel mondo ne sottostima le conseguenze. La meno aggressiva è il contraccolpo dei costi sul trend economico dei cittadini. Analisti, media e soprattutto economisti degli State, ma non solo loro, nella pagella del peggiore presidente americano valutano con lo zero la salute finanziaria del Paese che si riverbera con sempre maggiore evidenza nella vita delle famiglie. Il minimo storico dei like a Trump (36%) è speculare alla contestazione delle politiche tariffarie, della guerra all’Iran e appunto al costo della vita. Il valore intrinseco dei numeri esula dal racconto statistico, diventa vento del dissenso, prefigura scenari che ridisegnano nuovi equilibri, inesorabili mutamenti. La fase di turbolenza, la bocciatura delle scelte strategiche sottoposte a severe sentenze, prefigurano la percezione della realtà quotidiana che erode certezze apparse granitiche fino a pochi mesi fa. Le dinamiche che regolano il rapporto tra istituzioni e cittadini sono entrate in una fase di turbolenza, le scelte strategiche e le risposte alle crisi internazionali sono sotto esame senza sconti. La disapprovazione del tycoon è la più consistente dei due mandati, riflette intensità e impatto emotivo della sfiducia. Una conseguenza diretta della crisi trumpiana è la risicata maggioranza repubblicana alla Camera (cinque punti in più sono dei democratici) e da ultimo anche quella al Senato. Più ritarda lo scostamento di Trump dalla trappola in cui si è ficcato con la guerra all’Iran, più cresce la condanna degli americani e di gran parte del mondo per l’insipienza senile del presidente, beffato dal regime iraniano che minacciava da sbruffone di annientare in una, due, tre settimane, in un mese, suggestionato dai maligni suggerimenti di Netanyahu, che si sottrae a processi sospesi in tempo di guerra.
FUTURO IN CHIAROSCURO
Per inconsapevolezza da disinformati, all’oscuro dell’incessante progredire della ricerca scientifica applicata alla tecnologia, abbiamo divertito i bambini del secolo scorso con gli elicotteri giocattolo che si libravano in volo spinti da pale rotanti azionate dall’energia di mini batterie. Mai avremmo supposto di assistere alla prematura anticipazione dell’arma che ha rivoluzionato il far guerra della sciagurata umanità. L’era dei droni ha mandato in archivio trincee, scontri ravvicinati di opposte fanterie, ha provocato massacri, repliche del genocidio nazista con le incursioni telecomandate dei droni eterodiretti, senza piloti. La perversione dei potenti delle Terra ne fa abuso criminale e lo conferma tragicamente la disumanità di Trump, Putin, Netanyahu che per esasperare l’obiettivo di annientare i ‘nemici’ bombardano con ondate di droni e radono al suolo case, scuole, ospedali, luoghi di aggregazione, supermercati, chiese, fonti energetiche, centrali nucleari, che minacciano il ricorso a ordigni nucleari, a micidiali armi segrete (Trump). A certificare il pericolo potenziale dei droni forniscono inequivocabile riscontro le esternazioni di Masiello, Capo di Stato maggiore del nostro esercito. “Puntiamo a: capacità di reggere a un conflitto prolungato (orrenda prospettiva, ndr) a prepararci per guerre tecnologiche, cibernetiche, gestite dall’intelligenza artificiale, a difenderci dalla disinformazione come arma strategica (incredibile prospettiva, ndr), mettiamo grande impegno sui droni, su aerei teleguidati da costruire in quantità con le stampanti tridimensionali, e militari specializzati per la guerra sotterranea (riferimento all’aggressione israeliana di Gaza, alla difesa violata dei tunnel, dei cunicoli ‘urbani’”. Al terrificante menu bellico di Masiello fa difetto l’assenza di analisi sul futuro molto prossimo di robot programmati per azioni militari e l’estesa capacità delle stampanti 3D e dell’Intelligenza Artificiale sottoposte a un duplice, antitetico giudizio: si propongono come tecnologie di infinita utilità per il futuro della dell’ingegneria della scienza medica (basti l’esempio di organi umani progettati dall’IA e realizzati dalle 3D, all’accelerazione della ricerca per la sconfitta di malattie come il cancro, di soluzioni rivoluzionarie come l’intero villaggio edificato in pochi giorni dai cinesi con la stampante 3D, a costi irrisori), ma provocano effetti collaterali devastanti, uno per tutti la perdita di molti milioni di posti di lavoro. Che l’umanità sia alle prese con la sua più radicale mutazione ha risposte adeguate? Non sulla preoccupante incognita del controllo di chi è responsabile della ricaduta di tecnologie rivoluzionarie sul futuro del pianeta, non sul discrimine in crescendo tra chi detiene il loro dominio, ovvero i soliti potenti della Terra e chi ne è e ne sarà sempre di più fruitore passivo.
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