LA FESTA DEL LAVORO CHE NON C’E’

Uno dei beni primari come il LAVORO, oggi, viene totalmente negato e calpestato nel nostro tanto ‘democratico’ Stato. Così come, per fare solo altri due clamorosi esempi, il diritto alla SALUTE e ad una PENSIONE MINIMA non da fame, come invece incredibilmente succede da un quarto di secolo esatto.

Eppure, festeggiamo ancora la Festa del Lavoro. Quando sarebbe invece il caso di scendere in piazza non 1 ma i restanti 364 giorni per reclamare il rispetto di tali elementari diritti: oltraggiati, vilipesi così come le è, in modo quotidiano, la nostra Costituzione. Che lorsignori vogliono mangiare a pezzi e bocconi: e che, al contrario, non è mai stata attuata e dovrebbe cominciare ad esserlo in ogni suo punto, per iniziare a vivere in un paese minimamente civile.

Qui e in apertura, manifestazioni per il lavoro

I responsabili sono perfettamente trasversali, bipartisan. Sgoverno sfascista da quando è in carica, opposizione dormiente e incapace non solo di proporre qualcosa di concreto, ma soprattutto di mobilitare le piazze. Bisogna tornare a un ‘millennio’ fa e al mitico Enrico Berlinguer per ritrovare quella passione civile, quella voglia di giustizia sociale e di quelle utopie poi svanite, volatilizzate.

Partiamo dalle ultime, vergognose news. Tutto merito del governo NERO che ne sta combinando una al giorno, ormai alla frutta: ma a tutto scapito dei cittadini italiani, trattati come carne da macello, o se preferite, da cannone, vista l’aria che tira.

Il fresco ‘pacchetto lavoro’ in onore (sic) del 1 maggio, è un vero pacco alla napoletana, nel senso più letterale del termine. Contiene infatti solo puzzolente aria fritta e mance che più vergognose non si può. Alle quali, in questi anni di sgoverno, ci ha abituati l’esecutivo NERO griffato Meloni e simboleggiato – come abbiamo sottolineato ieri – dalla figura del Kapò al Senato, Ignazio Benito La Russa.

Qualche piccolo dettaglio sul ‘pacco’.

Piccole proroghe e micro esoneri contributivi. E un ‘salario giusto’ per i lavoratori, che verrà individuato – precisa il Decreto alla lettera – attraverso la contrattazione collettiva in via sindacale.

Postilla. Il ‘pacco’ (articolato in 19 articoli) prevede che il ‘salario giusto’ sia legato agli incentivi alle imprese. Poi, regala bonus e mance a giovani e donne del Sud, come un tempo (ma molto meglio) faceva Mamma DC.

Finito qui. Ridicolo. Anzi, fa proprio piangere.

Ma come è possibile spacciare – proprio come hanno fatto per una vita i giocatori di tre carte alla stazione di Napoli – il neo ‘salario giusto’ come una epica novità, quando si tratta della contrattazione sindacale collettiva che esiste da sempre? E chi lo definisce ‘giusto’, poi?

Poteva fare una sola e semplice cosa, l’esecutivo NERO, invece di blaterare sciocchezze. Concretizzare la legge sul SALARIO MINIMO che – unico merito che può vantare su questo terreno – da un paio d’anni invano propone il ‘campo largo’. Le normativa sta lì, ci vuole un minuto per approvarla: e invece i lavoratori, gli sfruttati, la massa a nero e sottopagata deve ingurgitare – vero olio di ricino –  pure l’insulto di un ‘salario giusto’taroccato e farlocco!

Davvero ai confini della realtà…

Ma come ormai ossessivamente ripetiamo da anni, ben dentro le logiche sempre più perverse di questo esecutivo NERO, NERISSIMO incapace di prendere una decisione a favore degli italiani, che sono ormai stretti in una morsa mortale, ancora più acuita dall’ultima crisi energetica. Non ci sono più i soldi per mangiare, per curarsi, per non essere costretti a vivere una vita ormai invivibile:  ma ci sono per le armi all’Ucraina!

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Il ‘campo largo’, la fu sinistra, recita la sua parte in modo del tutto ‘sgarrupato’. E’ un’opposizione senza programmi e senza leader, incapace di mobilitare le piazze (e anche la Cigl, slogan di fine settimana a parte, è in eterno letargo), di rianimare un Paese che non riesce a trovare un punto identitario di riferimento. Ma cosa aspettano lorsignori ormai para radical chic per s-mummificarsi, tornare in carne ed ossa e scendere in piazza?

Tra un anno si vota e anche il più idiota sa che bisogna prepararsi per tempo. Ma quali sono i ‘preparativi’ che il campo largo sta mettendo… in campo? Le belle cosce della sindaco di Genova Salis che fa capolino perfino sulle copertine alla Vanity Fair?

Riuscirà mai una sinistra in macerie a risorgere come un’araba fenice in così breve tempo? Difficile, quasi impossibile.

Non resta che affidarsi ad un miracolo…


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