NETANYAHU & MAXI PROCESSI / LA PROPOSTA DEL PRESIDENTE HERZOG SULLA ‘GRAZIA’

Tornano a turbare i sonni del boia di Tel Aviv, Bibi Netanyahu, i maxi processi per corruzione avviati sei anni fa e ancora in fase di stallo per le ‘emergenze’ provocate dai conflitti: prima per mettere in campo il Genocidio del popolo palestinese, poi per massacrare, in rapida sequenza, Iran e Libano: con il chiaro obiettivo di creare quel ‘Great Israel’ sempre vagheggiato dagli esecutivi a guida Likud, il partito sionista di estrema destra da anni capeggiato dal premier nazi.

Più volte lo stesso premier ha chiesto la grazia, e altrettante volte ha perorato la sua causa il grande amico per tutte le guerre e tutti i genocidi, Donald Trump. Ma fino ad oggi il presidente israeliano Isaac Herzog ha resistito e rispedito le richieste ai mittenti.

L’Alta Corte di Giustizia israeliana. Sopra, Isaac Herzog

Visto che è ormai prossima un’udienza per il contro-interrogatorio di Netanyahu, il quale ha già preannunciato la sua non-presenza motivata dalla solita ‘emergenza nazionale’, Herzog ha deciso di uscire allo scoperto e di mettere una buona volta le carte in tavola, evidentemente anche lui saturo della precisa volontà del premier di sottrarsi al giudizio.

Ecco la sua precisa proposta. “Senza una totale ammissione di colpa, non è possibile procedere con l’istituto della grazie presidenziale”: un fatto del resto ovvio, in tutti gli Stati, evidentemente ignoto alle logiche criminali del premier.

E fa un passo in più Herzog, aprendo ad un possibile patteggiamento: “Se Netanyahu si riconosce reo dei capi d’accusa di corruzione, falso e abuso di potere, e si ritira dalla vita politica, allora e solo allora potrebbe non scontare la pena”.

Il massimo possibile: e resta beninteso – a prescindere dalle volontà del presidente Herzog – che poi il boia dovrà rispondere davanti alla Corte Penale Internazionale per tutti i crimini di guerra e genocidi commessi: un altro paio di maniche, che grondano sangue.

Stretta di mani fra Donald Trump e Netanyahu

Secondo voci attendibili, il premier-imputato potrebbe anche accettare la proposta, dichiarandosi colpevole. Ma non gli va giù la rinuncia alla politica: vuole infatti assolutamente partecipare – da ‘vincitore’ in campo bellico, si augura – alla prossima tornata elettorale che si svolgerà ad autunno, con ogni probabilità nel mese di ottobre.

Prima di passare a questo scenario, sul fronte dei processi vi invitiamo a rileggere un pezzo pubblicato dalla Voce il 21 luglio 2025,

NETANYAHU / RIPRENDONO I MAXI PROCESSI PER CORRUZIONE. E NON SOLO

 

Eccoci quindi allo scenario delle prossime politiche.

Acceso dall’annuncio della riedizione di un’alleanza: quella fra due ex premier, Naftali Bennett e Yair Lapid, i quali hanno appena tenuto a battesimo una nuova formazione unitaria, ‘YACHAD’ (‘Insieme’), decisa a scendere in campo per “ottenere una vittoria netta in grado di dare stabilità al Paese che altrimenti rischia la catastrofe”, hanno sottolineato i due già a capo delle rispettive formazioni, ‘Bennet 2026’ e ‘ Yesh Atid’.

Il loro bacino elettorale è trasversale, comunque moderato-centrista: niente di rivoluzionario o trascendentale, appena meno peggio di tutto il marcio che il governo super sionista esprime non solo con le parole, ma con gli atti, di puro stampo criminale.

Naftali Bennet

Già nel 2021 avevano dato vita, con le loro due formazioni, ad un’alleanza di governo che durò lo spazio d’un mattino, meno di un anno, per poi naufragare per dissidi interni. I due hanno ricoperto varie volte incarichi ministeriali: per Bennet Difesa, Istruzione, Economia e Diaspora; per Lapid Affari Esteri e Finanze.

Tra i nodi caldi della prossima competizione elettorale, oltre agli ovvi scenari bellici e strategici, la situazione socio-economica e, soprattutto, la riforma giudiziaria, con la folle lacerazione di ogni forma di diritto e legalità appena introdotta dall’esecutivo Netanyahu: per lo stesso reato commesso, è ammessa la pena di morte di un palestinese e non quella di un israeliano. Neanche una legge etnica del taglione…

A quanto pare Bennet  ha già annunciato che, in caso di futura vittoria, è intenzione del nuovo esecutivo di istituire una commissione indipendente d’inchiesta sulle responsabilità politiche e d’intelligence di questi ultimi, terribili anni.

Un’ultima news. Secondo i sondaggi il Likud resta il primo partito in Israele, ma  risulta in fase calante. Solo un’opposizione compatta e convincente potrà quindi scalzarlo dalla sua posizione di potere.

Se ricordate, un paio di settimane fa abbiamo ricordato che precidenti sondaggi davano oltre il 70 per cento dei favori alla politica criminale di Netanyahu: e che le ultime, recentissime flessioni, erano dovute al ‘freno’ voluto dagli Usa nella guerra contro l’Iran e allo temporanea tregua dell’invasione in Libano. Viste queste premesse, non c’è molto da sperare nella lungimiranza e ragionevolezza dell’elettorale israeliano…

E da noi esplode il caso Nordio per la ‘grazia’ a Nicole Minetti…


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